Fiat, calvario cassa integrazione

C’è chi ha chiuso casa e da single, a cinquant’anni suonati, è tornata a vivere con la mamma per risparmiare sulle spese generali; c’è chi risparmia invece sulla luce elettrica e stressa marito e figli per le lampadine accese e lo scaldabagno, usato con troppa frequenza; c’è chi addirittura non va più nemmeno alle partite di calcio del figlio perché la società sportiva fa pagare comunque cinque-sette euro. Pizze e gite fuori porta sono state abolite d’ufficio.
E’ dura la vita del cassintegrato Fiat, soprattutto se la sua tuta blu porta la scritta “Powertrain”, ovvero ex-Meccaniche Fiat di Mirafiori. L’incubo per loro dura da tre anni. Un gruppo di 150 lavoratori e lavoratrici giunti ormai al 50-60% del salario, ovvero 650-700 euro al mese. Hanno scritto a mezzo mondo, fatto manifestazioni insieme agli altri cassintegrati andando a urlare sotto decine di finestre. In molti casi sono stati ricevuti e poi congedati con la stessa simbolica risposta, «un penoso movimento delle braccia». Franco, quarantacinque anni, alla richiesta della cosiddetta “tregua olimpica” non ci sta. «Siamo in democrazia – dice – e quindi abbiamo il diritto di manifestare. Se necessario lo faremo anche durante le olimpiadi invernali». A bruciare non è la presa in giro del circo mediatico o gli ottocento volontari “ingaggiati” per vigilare sul regolare svolgimento dei giochi, («perché non hanno impiegato noi?»), ma il fatto che la Fiat riceverà 70 milioni di euro per le aree dismesse di Mirafiori senza dare adeguate garanzie sul rientro di quelli che in questi anni ha tenuto a debita distanza dalla fabbrica. «Ci mancava la tregua olimpica – continua Franco – ma noi mica siamo guerriglieri».

Anche se non sono “guerriglieri” qualche rogna all’azienda l’hanno data, soprattutto di natura sindacale. E’ per questo che mamma-Fiat li tiene accuratamente lontano dagli altri “pulcini”, dando così la possibilità a certe sigle sindacali che firmano accordi separati un giorno sì e l’altro pure di “gestire” per bene il flusso dei rientri.

Se veramente 80mila Grande Punto prenderanno la strada di Mirafiori qualche speranza di rientro c’è per tutti. «Ma certo, non saranno quelle a risolvere i veri problemi occupazionali», commenta Tonino, del Coordinamento dei cassaintegrati Fiat.

Le ferite di questi uomini e donne non sono solo quelle che “si vedono” ma anche quelle che non si vedono. Problemi di relazione con chi continua a lavorare in azienda, problemi di emarginazione e anche di autoemarginazione. «Quando sono andata a ritirare quel mozzico di busta paga – racconta Patrizia – mi hanno fatto firmare un modulo e dato un cartellino come visitatore. Mi sono sentita morire». Tonino ha passato ventisette anni a sincronizzare i turni di lavoro con quelli della moglie. Oggi si sono accorti improvvisamente di abitare sotto lo stesso tetto. Una di quelle scoperte non certo facili da gestire.

Gli impiegati, quelli degli Enti Centrali, avranno sicuramente qualche problema in più a rientrare in azienda. Per loro la relazione con le quote di produzione della “Grande Punto” non è direttamente proporzionale. Non a caso l’azienda ha reiterato la Cig per tutto il mese di novembre. «La maggior parte di noi, oltre a sentirsi ingiustamente colpita – si legge nella lettera che hanno mandato ai presidenti di Regione e Provincia e al sindaco di Torino – si trova in serie difficoltà economiche: 700-800 euro al mese non ci permettono di mantenere una famiglia dignitosa ente, di pagare le bollette, le tasse, un affitto, un mutuo, le spese condominiali». L’altro giorno proprio per sottolineare la loro condizione di “nuovi poveri” i metalmeccanici della Fiat hanno inscenato per le strade di Torino alcune performance da “lavavetri”. Il segretario della Fiom Giorgio Airaudo parla di «emergenza salari, falcidiati da una crisi che vede la zona di Torino capitale della cassa integrazione in Italia».

Il miraggio delle olimpiadi, intanto, invece di produrre effetti benefici per la città sta facendo qualche danno di troppo. Oltre alla afflizione dei cantieri aperti che stravolgono quotidianamente i traffico, la Federconsumantori denuncia una forte impennata dei prezzi, anche del 30% per alberghi e ristoranti. E’ lo stesso fenomeno che ha interessato Barcellona nel ’92 e Atene lo scorso anno. «E’ indispensabile effettuare il monitoraggio – sottolinea la Federconsumatori – anche durante le gare olimpiche».