Fiat, arriva il piano: “Prendere o lasciare”

Ecco il piano industriale, conviene accettarlo. Perché “è già pronto un piano B che non è molto bello”. È il monito lanciato dall’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, che oggi (21 aprile) ha presentato al Lingotto il progetto del gruppo per i prossimi quattro anni. Due i punti principali della strategia disegnata da Marchionne: scorporo del settore auto e raddoppio della produzione in Italia entro il 2014. Ma per farlo, avverte, c’è bisogno di maggiore flessibilità del lavoro e anche di rivedere alcuni accordi sindacali “ormai inadeguati”. Di esuberi, al momento, il top manager non ha parlato. “Nessun taglio”, ha detto. Anzi, prevediamo “un aumento di organici”. Ma il destino di Termini Imerese è ormai segnato, nelle migliore delle ipotesi, alla cessione. Confermati, invece, gli investimenti di 700 milioni su Pomigliano.

Tra le notizie più attese c’era quella dello spin-off delle attività auto che, ormai è ufficiale, avverrà “nel giro sei mesi” Lo ha detto lo stesso Marchionne, sottolineando che “inizierà una nuova storia della Fiat, con due aziende dotate di massima autonomia per svilupparsi”. Fiat Group scorporerà le attività di Iveco, Cnh e parte di Powertrain in una società che chiamerà Fiat Industrial. In totale sono previsti dieci nuovi modelli di auto e sei restyling entro il 2014. Una nuova city car sarà presentata nel 2013 e un modello ingresso B arriverà nel 2012. L’anno successivo toccherà ai restyling di Croma, Multipla e Ulisse. Per l’Alfa Romeo sono invece previsti 7 nuovi modelli e 2 restyling.

Parlando agli analisti durante l’Investor day, Marchionne ha voluto sottolineare più volte l’impegno della casa torinese sul mercato interno. Le radici “sono e resteranno in Italia”, dove il gruppo prevede di produrre, nel 2014, 1,4 milioni di vetture l’anno. Poi altre cifre: “Il gruppo – ha detto – investirà in Italia 26 miliardi di euro entro il 2014, più altri quattro in ricerca e sviluppo, per un totale quindi di 30 miliardi di euro. Il livello degli investimenti che si vuole destinare all’Italia è enorme, pari a due terzi di quelli di tutti i business del gruppo Fiat a livello mondiale”.

‘Il piano industriale presentato che prevede la produzione in Italia di 1,4 milioni di vetture l’anno a partire dal 2014, risponde all’esigenza più volte avanzata dal sindacato di non limitarsi alla produzione in Italia di sole 900 mila vetture l’anno, un numero che ci riporterebbe solamente alla situazione precedente alla crisi economica”. E’ quanto afferma Susanna Camusso, segretaria confederale della Cgil, che esprime invece “contrarietà per il taglio di Termini Imerese, dove Fiat deve essere partner per una soluzione positiva per il futuro dello stabilimento”. Quanto allo spin-off del settore auto, “mi auguro non si traduca in una perdita della ricerca, dell’innovazione e della direzione in Italia del gruppo. Mentre ritengo positivo l’investimento di 700 milioni di euro nello stabilimento di Pomigliano”. “Infine, non mi sono piaciuti – conclude la segretaria della Cgil – i toni da ultimatum di Marchionne nei confronti del sindacato e il fatto di presentare un piano B come una minaccia. Non mi sembra una buona premessa per un confronto con i sindacati che mi auguro si possa avviare fin dalle prossime ore, a partire da Pomigliano dove si deve trovare una giusta soluzione affinché la flessibilità non si traduca in un peggioramento delle condizioni di lavoro”.

La prima cosa che si vede a occhio nudo, osservano in casa Fiom, è che si propone una crescita di produzione significativa, ben oltre i livelli pre crisi quando si sfornavano 900 mila vetture l’anno, ma lo si vuole fare con uno stabilimento di meno, cioè quello di Termini Imerese. Durante un sit-in nel pomeriggio davanti al Lingotto, Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, aveva affermato che “ci troviamo di fronte a un’evidente processo di marginalizzazione del nostro paese rispetto al nuovo assetto che la Fiat si sta dando nel mondo. Il baricentro del gruppo si sposta infatti verso gli Stati Uniti e, comunque, fuori dall’Europa. Tant’è vero che i programmi di sviluppo e innovazione saranno realizzati fuori dai confini del nostro paese”.

Dopo il cambio al vertice concretizzatosi con la nomina odierna di John Elkann a presidente della società, il cda conferma gli obiettivi del 2010 di un utile della gestione ordinaria superiore a 1,1 miliardi di euro e di un indebitamento netto industriale di oltre 5 miliardi di euro. Per l’anno in corso l’obiettivo è di ottenere ricavi superiori a 50 miliardi di euro. Il primo trimestre 2010, ha aggiunto Marchionne, “e stato anomalo perché abbiamo continuato a beneficiare degli incentivi. Nell’anno prevediamo un calo del 15% del mercato in Europa, mentre in Italia senza incentivi le vendite scenderanno del 30% nel secondo semestre dell’anno”. Per quanto riguarda la partnership con Chrysler, “è un passo fondamentale per il futuro della Fiat, perché ci permette di raggiungere un’adeguata massa critica per ottenere grandi economie di scala, di aumentare i volumi associati alle singole piattaforme, di sfruttare ogni possibile sinergia e di estendere la nostra presenza geografica”.