Fiaccolate ambigue e venti di guerra

Che fare con l’Iran? Adesso si organizzano fiaccolate per i diritti umani, con largo schieramento filo americano, dal Foglio di Ferrara-Berlusconi, a Piero Fassino (senza la tata , si presume).

Nel frattempo cose assai serie si sviluppano da quelle parti. Il nuovo presidente Ahmadinejad mobilità gli studenti sulla parola d’ordine della distruzione di Israele. Male, malissimo. Invece Condoleeza Rice (contro cui non si organizzano fiaccolate sebbene emerga che ha partecipato alla concreta distruzione di un paese, e ha dato il suo fraterno contributo all’assassinio di almeno 100 mila civili iracheni) ha incontrato il ministro degli esteri di Blair, Jack Straw, e ha ottenuto una buona e una cattiva notizia. La prima è stata che “le posizioni di Washington e Londra sono identiche”. La seconda è che Londra “esclude categoricamente l’ipotesi di una soluzione di forza”. Cioè l’Europa continua il negoziato con Teheran sul contenzioso nucleare. Certo sperando in tempi migliori, ma prendendo atto che l’interlocutore non chiude la porta, anche se tiene ferme le sue carte sul tavolo.
Che le posizioni non siano del tutto identiche lo si vede dal fatto che Washington continua a non benedire i negoziati europei, e a non parteciparvi. Ma la diplomazia ha le sue regole. Il fatto è che molti amici dell’America in seno all’Europa, segnatamente dentro il Parlamento Europeo, manifestano verso l’Iran molto nervosismo, perfino a tratti superiore a quello manifestato da Washington. E premono perché o si termini il negoziato con una secca vittoria, con la conseguente chiusura del programma nucleare iraniano, oppure, in mancanza del risultato, che si passi alle maniere forti.
Le fiaccolate servono anche a questo, altrimenti perché le organizzerebbe Giuliano Ferrara?
La tesi, sostenuta con estremo vigore da deputati est europei come l’ex premier lituano Vytautas Landsbergis, o l’ex ministro della difesa polacco Onuskievicz, è che l’Europa, continuando a trattare con gli ayatollah , manifesterebbe la sua estrema debolezza e romperebbe il fronte delle democrazie occidentali.
Il fatto è, tuttavia, che Berlino e Parigi pensano esattamente il contrario. A Berlino la signora Merkel lo pensa esattamente come Schroeder; a Parigi non ci sono segni di ripensamento. Londra, probabilmente, vi si è adattata obtorto collo , essendo in cuor suo più vicina a Washington che a Bruxelles, ma l’errore iracheno pesa sulle spalle di Tony Blair più di quanto egli stesso ammetta, e peserà sul resto della sua carriera politica, per cui il leader inglese non ha nessuna voglia di trovarsi di nuovo in una situazione in cui, si può essere certi che la sua popolarità toccherebbe il fondo.
Il fatto è che la “vecchia Europa”nonostante la sua estrema incertezza del momento, sembra aver compreso che, dovesse rinunciare il negoziato, si troverebbe immediatamente risucchiata su una linea interventista alla quale Washington (e Israele che preme dietro le quinte) non solo non ha rinunciato, ma che continua a perseguire con precisa determinazione.
Il recente viaggio a Baku di Donald Rumsfeld (organizzatore diretto di massacri) dice che le mosse sulla scacchiera stanno sviluppandosi secondo una logica militare. La distanza tra il confine tra azerbajgian-iraniano e Teheran è corta quanto basta per organizzare su quella frontiera le prime misure di acquartieramento, i centri di vigilanza e controllo. Dai quali – e non guasta – si può dare un’occhiata ravvicinata anche ai sistemi di intercettazione elettronica rinnovati da Vladimir Putin.
Ed è anche per questo che Teheran si sta preparando proprio su quel fronte, concentrando le sue contraeree. La crisi monta e, senza il freno europeo, monterebbe più velocemente.
Sarà per questo che i saggi di Oslo, che assegnano il Premio Nobel per la Pace , hanno diviso l’insigne onorificenza tra El-Baradei e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Come ai tempi iracheni l’offensiva di Washington ha puntato sulle agenzie dell’ONU prima di muovere missili e aerei. Hans Blix fu abbattuto prima dell’offensiva. Questa volta El-Baradei è riuscito a restare al suo posto. Non ci fosse stata la “vecchia Europa” oggi avremmo un altro “ispettore supremo”.

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