Fiaccolata. Giusto manifestare, ma distinguendoci

Caro direttore,
le motivazioni che hanno portato tre nostri colleghi ad aderire alla manifestazione indetta da Giuliano Ferrara a favore di Israele, motivazioni rese pubbliche sul nostro giornale, sono sostanzialmente le stesse addotte dai Ds e da tutti coloro che, nello schieramento di centro-sinistra, hanno partecipato alla fiaccolata: necessità di difendere Israele dalle minacce, certamente gravi, proferite dal presidente iraniano Ahmadinejead, affiancate però dalla preoccupazione di garantire una patria al popolo palestinese. Su questo punto hai già esaurientemente risposto. I promotori, anzi il promotore, della manifestazione non si è neanche sognato di ampliare la propria piattaforma, come, provocatoriamente, gli aveva chiesto Fausto Bertinotti. Per la ragione molto semplice che al direttore del “Foglio” non interessa proprio il destino dei palestinesi, come non interessa il destino di quell’umanità che considera estranea ai valori occidentali. Lui è un vero e proprio neo-con trasferito a Roma, un pasdaran della “guerra preventiva” in Iraq e, se possibile in Iran, in Siria e anche in altre parti del mondo. Senza dimenticare il suo inquietante consenso alle parole del cardinale Ruini su tematiche che un laico come Ferrara non dovrebbe condividere. Detto questo, quello che preoccupa è la mancanza assoluta di imbarazzo a partecipare ad un’iniziativa indetta da un fautore assoluto dello scontro di civiltà. Se proprio si voleva manifestare contro le parole del presidente iraniano, e certamente era doveroso farlo, lo si poteva fare autonomamente, distinguendosi con parole d’ordine proprie. Appare dunque evidente, in questo contesto, l’assoluta subalternità della sinistra alla cultura della destra, e della destra peggiore. E’ apprezzabile che Fausto Bertinotti abbia deciso di non unirsi al coro. Ma il fatto che tre giornalisti della testata legata al partito abbiano invece deciso di aderire apre un problema. Qual è, a questo punto, l’approccio di Rifondazione nei confronti di certe questioni cruciali? Perché, tanto per fare un esempio, le iniziative di solidarietà con i palestinesi sono organizzate solo da alcune componenti del partito e non dalla maggioranza che governa il partito stesso? E’ legittimo chiedersi che cosa farà Rifondazione all’interno di una futura maggioranza di governo già molto oscillante su tematiche come la guerra, la pace e la stessa questione israelo-palestinese? Senza per questo voler lanciare allarmi esagerati, è forse utile aprire un dibattito all’interno del partito e anche sulle pagine del nostro giornale.

Non è certamente in questione il diritto al dissenso di singoli redattori di “Liberazione” rispetto alle posizioni assunte dal partito. Ciascuno e ciascuna dei colleghi del nostro giornale ha il sacrosanto diritto a stabilire in quale rapporto debbano stare tra loro le opinioni personali e le posizioni collegiali del partito – ammesso che tale rapporto sia avvertito come un problema. Sebbene riteniamo che aver partecipato alla fiaccolata sia stato un errore, chi lo ha fatto era nel suo diritto. Altra cosa però è rendere pubblica la propria posizione personale su “Liberazione” approfittando del ruolo di giornalisti. La pubblicazione di una lettera trasforma inevitabilmente le opinioni personali in un documento politico, proprio nel momento in cui Rifondazione ha subito pressioni per aver scelto di non partecipare.

Vittorio Bonanni e Tonino Bucci