Festa nazionale de l’Ernesto – Un primo bilancio

La Festa nazionale de l’Ernesto è finita. Anche se sono passati pochi giorni, si può già tentare un primo bilancio, politico ed economico.

INCASSI, UTILE E PARTECIPAZIONE

Sono stato abituato a gestire i bilanci economici delle feste con lo stile del Pci, di quello sano, quaderno e penna, entrate ed uscite, sera per sera. Con questo metodo a fine festa – dopo qualche giorno e qualche telefonata ai fornitori – si sa subito se la Festa ha guadagnato o ci ha rimesso.

Questo è il primo bilancio, economico e politico insieme.

Una Festa così corposa, che presuppone notevoli investimenti economici (nell’allestimento, negli spettacoli, nella qualità della cucina, nella pubblicizzazione della Festa…) e che dura solo 4 giorni, di norma finisce con una perdita economica.

Nella nostra festa invece l’incasso complessivo ha superato i 22mila euro, con un utile finale che si avvicinerà alla mitica percentuale del 30% delle Feste del Pci.

I soldi non sono tutto, a volte però sono numeri che quantificano la riuscita ‘politica’ di una Festa, innanzitutto nella partecipazione popolare.

La Festa ha prodotto un utile soprattutto perché ogni sera era frequentata da migliaia di persone. Alla Festa hanno partecipato, di giorno e di sera, centinaia di compagne e compagni da fuori Bologna, anche chi lavorava pagava tutto, per scelta sua, il che evidenzia sia l’attrattività della Festa che la maturità di chi vi ha lavorato: quando gli sprechi sono zero lo si deve ad ogni singolo compagno e al suo senso di responsabilità.

Solo al ristorante tradizionale, nei 4 giorni hanno transitato più di 2000 persone, tra pranzi e cene, soddisfatte per i prezzi popolari e la qualità della cucina, dall’anatra all’arancia a 6 euro alle lasagne fatte a mano, passando per fiorentine da 500 gr a 13 euro e Morellino di Scansano. Non a caso il nome del ristorante era ‘pane e tulipani’. E tutti gli spettacoli – due ogni sera e gratuiti – sono stati seguiti e apprezzati.

L’utile è stato possibile anche e sopratutto per il generoso contributo delle compagne e dei compagni de l’Ernesto di Bologna. C’è chi ha portato fiori da casa sua per addobbare la Festa, chi ha messo a disposizione il proprio furgone da lavoro per i trasporti, chi ha anticipato migliaia di euro per le spese, chi ha prodotto graficamente volantini, manifesti o dipinto pannelli nelle settimane precedenti. Per non parlare del lavoro delle compagne/i di fuori Bologna che hanno costruito una partecipazione nazionale significativa come la nostra prima festa nazionale.

A loro va il principale ringraziamento: è grazie al loro lavoro, alla loro militanza, alla loro passione che la Festa è stata possibile, utile finale compreso. Una Festa popolare e partecipata, basata solo sul lavoro militante. Ogni sera a lavorare c’erano più di 50 compagne/i, in gran parte giovani, e anche questo è politicamente rilevante.

LE RAGIONI POLITICHE DELLA FESTA e DELLA SUA RIUSCITA

Come e perché è nata questa Festa nazionale?

Dopo il disastro dell’arcobaleno vi sono state le elezioni europee e regionali: segni di crisi anche elettorale dei comunisti, a rischio di estinzione. Ora è il tempo di sciogliere gli indugi sulla questione comunista e la Festa nazionale de l’Ernesto ha voluto anticipare la stagione politica autunnale.

Non c’è stato – volutamente – un dibattito sull’unità dei comunisti, perché questo era il tema che ha attraversato tutta la festa. Si è scelto di declinarlo concretamente, nel lavoro della Festa. Di giorno e di sera compagne e compagni dell’Ernesto, militanti del PRC, del PdCI e senza tessera hanno lavorato fianco a fianco, senza distinzioni di sorta, e questa è forse la fotografia politica principale della Festa: compagne e compagni senza altri aggettivi, comunisti e comuniste, indistinguibili gli uni dagli altri. Quasi una piccola anticipazione pratica e politica dell’unità di cui c’è bisogno oggi.

Ho visto lavorare e chiedere di lavorare compagne e compagni mai conosciuti. E questo lavoro comune è stato anche un cemento di rapporti politici e umani, più di tanti slogan.

Non la voglio fare troppo lunga e quindi chiudo con le parole scritte da una compagna che ha lavorato alla festa.

“E’ stata la Festa in cui, dopo molto tempo, finalmente ti senti per davvero a casa… se per casa intendi il luogo dove si condivide il pensiero, la discussione vera, la necessità non più rinviabile di tornare (dopo tanta diaspora) a mettersi in relazione per elaborare un confronto sano e paritario, per affinare un progetto che non può essere definito -ambizioso- bensì fondamentale: l’unità dei comunisti. E’ stata la Festa della riscoperta delle giovani comuniste e dei giovani comunisti: bello vedere il loro entusiasmo, per certi versi la loro preparazione politica è “già oltre”… Oltre le divisioni che ci sono state a sinistra. Sono giovani che nel contesto di quello che è il momento più bello nella tradizione della vita politica del partito (la Festa), fanno capire che il rilancio delle loro speranze per una vita migliore e giusta avviene attraverso la costruzione di un progetto di unità dei comunisti. E’ stata la Festa dell’incontro con i compagni “maturi” che alle spalle hanno un numero ragguardevole di feste svolte: è importante poter condividere con loro i ricordi di momenti della loro militanza… Al di là dei paragoni che indubbiamente sorgono nella discussione, dai loro racconti di vita vissuta con fatica e speranza emerge chiaro il concetto che “uniti si vince”. Detto con molta semplicità, come sanno dirlo solo le persone che hanno sofferto e vissuto in modo pieno, la loro esperienza ci sollecita ad andare oltre steccati e barriere: con l’urgenza dettata dal bisogno di riappropriarci della nostra cultura, del nostro patrimonio politico e culturale che sempre ci hanno contraddistinto. Grazie compagni. Renata Moro, Treviso”.

Sono parole che ci incoraggiano a fare quello che molti compagni ci hanno proposto di fare il prossimo anno, a Bologna: la prima Festa nazionale di un rinnovato e unitario Partito comunista.
Da Bologna c’è disponibilità piena, l’entusiasmo prodotto da questa Festa è una garanzia di partecipazione per l’anno venturo. Per quella unità dei comunisti che non è uno slogan, ma una scelta politica per l’oggi.

Stefano Franchi, resp. Festa nazionale de l’Ernesto

PS) Durante i 4 giorni di Festa abbiamo registrato il boicottaggio dell’intero gruppo dirigente del PRC di Bologna, regionale e nazionale: nessuna presenza, salvo una sola breve apparizione: poco significativa e poco notata. Non c’è bisogno di commento.