Festa 2005: dibattito sulla sinistra

Ieri sera allo spazio dibattiti della Festa dell’Ernesto si è discusso di quella “questione programmatica” sulla quale oggi la sinistra critica in Italia è in forte difficoltà.
Lo ha affermato in premessa Valentino Parlato, individuando l’urgenza principale di questa fase proprio nella definizione di linee politiche e programmatiche che fungano da guida per la sinistra d’alternativa, a maggior ragione nel contesto che si potrebbe delineare con le elezioni politiche del 2006.
Per Paolo Beni il Paese «esige una svolta, per superare la crisi economica, politica, sociale e morale cui ci hanno portato le politiche del governo Berlusconi». Il problema è, come Beni stesso riconosce, che non è sufficiente vincere le prossime elezioni politiche per superare la crisi e riassestare il Paese. Bisogna capire come vincerle e soprattutto, una volta al governo, quali risposte dare al livello dei programmi e dei contenuti.
Per Paolo Cento e Pino Sgobio la lista Arcobaleno è un passo nella direzione giusta: unire la sinistra anti-liberista e pacifista dentro l’Unione per incidere di più nella stesura del programma di governo.
Come dice Alberto Asor Rosa «bisogna dare voce, con un processo politico, culturale ma anche elettorale, alla sinistra diffusa».
Il punto, ancora una volta, mi pare però essere un altro e cioè l’assenza ingiustificabile, anche oggi, di qualsiasi elemento di programma concepito come irrinunciabile all’interno della discussione con quella parte moderata del centrosinistra che tutti riconoscono aver subito, per dirla con Pino Sgobio, «l’ubriacatura del pensiero unico liberista». Ed è un’ubriacatura che continua e che informa tante delle prese di posizione, anche recenti, di autorevoli dirigenti del centro-sinistra italiano.
Claudio Grassi lo dice chiaramente: «Serve una cesura netta con le scelte politiche assunte dal centro-sinistra negli anni ’90 e serve una sinistra d’alternativa in grado di dire, da subito, che non si sarà disponibili ad alcuna guerra, nemmeno con la copertura dell’Onu», elemento di legittimazione invece ritenuto sufficiente dalla recente “Carta dei valori” sottoscritta da tutta l’Unione.
Bisogna spezzare la logica della concorrenza con la destra e tentare di produrre, come affermano in sintonia Grassi e Parlato, un programma in grado di rappresentare realmente i soggetti deboli o, meglio, le classi subalterne di questo Paese.
In conclusione: è stato sicuramente un dibattito interessante ed un confronto franco sullo stato della sinistra e sulle proposte da mettere in campo per superare in avanti i limiti che è inevitabile riconoscere.
L’obiettivo della definizione delle «convergenze possibili tra le forze della sinistra d’alternativa» va fatto vivere però da un lato rendendolo attraente ed incisivo sul piano programmatico, superando da un lato lo iato tra la discussione, spesso politicista, sui contenitori e la necessità materiale delle risposte e non rinunciando, dall’altro lato, a porre la questione comunista dentro il confronto sulla sinistra d’alternativa. Perché, come dice ancora Grassi in conclusione, «siamo orgogliosi e gelosi di una falce e di un martello che significano ancora molto, in termini di progetto e di strategia».