Ferrovie verso un altro stop

Per una volta avremmo voglia di chiamare in causa la «cosiddetta» Commissione di garanzia che disciplina il diritto di sciopero nei servizi pubblici, ente figurativamente «terzo» tra aziende e sindacati. Al presidente Antonio Martone potremmo in questo caso chiedere: esistono per caso sanzioni applicabili nei confronti di un’azienda che «costringe» i lavoratori a scioperare contro una propria decisione già dichiarata illegittima da un numero considerevole di autorità?
E’ il caso delle Ferrovie dello stato, naturalmente. L’assemblea nazionale dei delegati «rls e rsu» ha infatti appena confermato uno sciopero di 24 ore, dalle 21 di sabato 2 dicembre alla stessa ora del giorno successivo. E’ stata scelta la domenica per non danneggiare i pendolari, e sono stati invitati i sindacati a sostenere l’iniziativa, con disponibilità anche a scegliere una data diversa. Le ragioni dello sciopero sono però il vero oggetto dell’ipotetica domanda alla commissione di Martone. Si chiede infatti a Fs di revocare il licenziamento di tre dei quattro ferrovieri licenziati per aver collaborato con la trasmissione di RaiTre, Report, che documentava come la sicurezza sui treni fosse spesso un optional. E, naturalmente, la rimozione dai locomotori del «pedale a uomo morto».
Nulla di nuovo. direte. Sì e no. I licenziati, qualche tempo fa, erano cinque. «I quattro di Report» più Dante De Angelis, il macchinista e «delegato alla sicurezza» che si era rifiutato di guidare un eurostar dotato appunto dell’«uomo morto». Ma il licenziamento di Dante è stato revocato il 18 ottobre scorso; mentre quello di uno dei «quattro» era già stato imposto dal tribunale di Genova («illegittimo»). Logica avrebbe voluto che fossero stati revocati anche gli altri tre licenziamenti. E invece no. Gli avvocati di Fs hanno aperto con loro una trattativa, ma sembrano tirarla per le lunghe, proponendo aperture più blande (per l’azienda) della pura e semplice revoca.
E dire che sull’argomento si è pronunciata all’unanimità la Commissione trasporti della Camera, se ne è occupato personalmente il ministro Bianchi e ha dato assicurazioni anche l’amministratore delegato, Mauro Moretti. Lo stesso schieramento che aveva garantito la rimozione dell’«uomo morto», pseudosistema di sicurezza inventato negli anni ’30. Basti dire che, a oggi, un solo «pedale» è stato rimosso: quello a bordo della «Tartaruga 044», ovvero il locomotore che aveva provocato un’ingiunzione della procura di Prato e della locale Asl.
Sembra che l’a.d. Moretti abbia anche cercato di «scambiare» l’eliminazione dell’«uomo morto» con l’«agente unico», ovvero con l’imposizione di un solo macchinista alla guida del treno invece degli attuali due. Una riduzione di personale che, nelle attuali condizioni tecnologiche della rete, mette pesantemente a rischio ferrovieri e passeggeri.
L’azienda dice: «In altri paesi va un solo macchinista». Vero. Ma questo è in parte il risultato di una pesante sconfitta operaia (in Francia e Inghilterra) negli anni ’80; in parte dipende dal fatto che le reti di quei paesi sono tecnologicamente più avanzate (e orograficamente meno complesse) di quella italiana. Dove convivono tre «sistemi» di sicurezza diversi: nulla sulle linee a binario singolo (la maggior parte), il Scmt e la «ripetizione continua di segnale in macchina». Delle tre solo l’ultimo funziona davvero (quando qualcosa interrompe la corrente lungo i binari), mentre il Scmt segnala solo la velocità massima ammessa tra un semaforo e l’altro. Che «scambio» si cerca, al dunque?
La conferma dello sciopero serve dunque a richiamare le Fs agli impegni già presi, eliminando ogni tentativo di «ridurne» la portata. La »Commissione» di Martone non vede qualche «irragionevolezza» (diciamo così) nel comportamento dell’azienda?
Più in generale, si sciopera anche per diradare le nebbie sul futuro di Fs. Da un lato infatti vengono enfatizzati 2 miliardi di perdite nel 2005; dall’altra si procede con il passaggio di immobili dalla holding a Fs, che dovrebbe poi rivenderli per poter acquistare del nuovo «materiale rotabile». Infine, si annuncia una nuova modalità di acquisto dei biglietti (attiva però da giugno, sembra) tramite telefono cellulare. Una serie di segnali che preoccupano a questo punto la generalità dei ferrovieri (a partire dagli addetti alle biglietterie, ovvio), e non solo i macchinisti, che di questa categoria sono storicamente il nerbo.
Segnali tutti interni alla logica della «privatizzazione». Come del resto è «naturale» per una s.p.a. Ovvero la forma societaria che «è concettualmente la negazione di un’azienda che svolge un servizio di interesse pubblico». Paradossale, o demenziale, se questa spa è per di più posseduta al 100% dallo Stato; che ci mette perciò capitali senza però esaudire il necessario «pubblico interesse».