Ferrero: una “Sinistra” senza falce e martello

Ministro Ferrero, la Cosa rossa accelera?
«La manifestazione di Roma con un milione di persone chiede un processo unitario. Perciò, direi proprio di sì: c’è una accelerazione».

Non è stata una prova di forza “identitaria”, con il resto della sinistra assente?
«No, chi lo dice sbaglia completamente. Anche se unità non vuol dire scioglimento dei partiti. La contrapposizione tra identità e processo unitario per me è una sciocchezza».

Che vuol dire?
«Penso ad una federazione che consenta alle singole forze di continuare ad esistere, e allo stesso tempo permetta di partecipare a chi non è iscritto a nessun partito».

Niente scioglimento allora per il Prc, come per Pdci, Verdi e Sd?
«Se qualcuno ci tiene e lo vuol fare, liberissimo ovviamente. Ma io sono comunista, Mussi socialista, Pecoraro ambientalista: dovremmo per caso abiurare? Per forza di cose, dovrà essere un soggetto plurale. Non vedo un nuovo partito, cion i suoi riti, iscritti, strutture, decisioni a maggioranza. Dobbiamo aggregare dal basso. Magari sulla base della proposta lanciata da Mussi, sul modello del social forum: gli stati generali della sinistra politica, culturale, sociale».

Si scontrano due modelli, quello “movimentista” di Vendola e l’altro più “partitista” di Ferrero?
«Leggo che viene dipinta così. Ma è un’invenzione giornalistica, non buona, perché sposta il riflettore dal confronto ad una
sorta di polemica di pollaio. Le mie posizioni sull’unità a sinistra sono sempre state queste qui, mi piace — per capirci — il modello Flm che negli anni Settanta ha messo insieme sindacati e grande partecipazione. E non ho mai avuto con Vendola alcun contrasto specifico sul punto».

All’interno di Rifondazione però c’è chi vuole bruciare i tempi, sciogliere il partito nella Cosa rossa, via falce e martello, subito liste unitarie.
«Negli organismi di partito non l’ho mai sentito. Anch’io sono per procedere rapidissimamente, ma non chiedo a nessuno di abiurare. Siamo 150 mila iscritti. In piazza c’era un milione di persone. Coinvolgiamo loro, tutti i giorni, non basta soltanto una volta. E con i compagni degli altri partiti evitiamo di celebrare matrimoni, dove dopo qualche anno le coppie scoppiano. Fidanziamoci, è meglio. Resta sempre vivo il desiderio».
Insieme le diversità, l’opposto di quel che ha sempre fatto la sinistra: le scissioni dell’atomo».

Nel nuovo simbolo, la falce e martello andrà ira soffitta?
«Questo lo vedremo. La federazione dovrebbe avere un minimo comune denominatore. La chiamerei “La Sinistra”. Punto. Senza bisogno di simbolismi particolari. Poi ogni organizzazione rimane quello che è, ha il suo marchio».

Come nuovo leader si parla di Nichi Vendola. Ma gira anche il nome di Paolo Ferrero. Lei è in pista?
«Non abbiamo mica il problema di trovare il capo di una cosa che non c’è, come ha fatto il Pd con le sue primarie plebiscitarie. Abbiamo il problema opposto.