Ferrero: «Pacchetto indigesto ma non si può fare di più»

«La realtà è un disastro». Parte da qui, anzi termina qui, la chiacchierata con il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero che ieri, dovendolo digerire, si è astenuto sul cosiddetto «pacchetto sicurezza» del governo.
Intende dire che su un tema delicato come la sicurezza bisogna necessariamente graduare il conflitto, «perché devo sapere fino a dove posso portare la mia gente». Spiccato senso della realtà, nodo impossibile da sciogliere per chi da un anno e mezzo sbatte la testa sulla stessa domanda: «E l’alternativa qual è?».

Ministro, perché si è astenuto?
Il «pacchetto» è nato male perché è il risultato di una campagna messa in piedi da alcuni partiti del centrosinistra per sdoganare la questione della sicurezza declinandola come ha sempre fatto la destra. Abbiamo litigato a lungo e abbiamo corretto alcuni errori macroscopici (e non dimentichiamo la reintroduzione del falso in bilancio), ma l’impianto è rimasto tale e quale; si continua a confondere la marginalità con l’ordine pubblico e non si distingue tra repressione e politiche di inclusione. Il punto non è aumentare le pene, lo sanno tutti che l’80% dei reati in Italia resta impunito.

Nel merito, cosa non le piace?
Le misure per la sicurezza urbana, tra cui è prevista la procedibilità di ufficio per i writers, e più in generale la costruzione di nuovi poteri per i sindaci che mescolano amministrazione locale e ordine pubblico, una
strada pericolosa perché l’insicurezza verrà agitata da chi avrà il problema di farsi eleggere. Semmai c’è un problema di democratizzazione della polizia. E poi i venditori di griffe false: era previsto addirittura l’arresto immediato e siamo arrivati ad un inasprimento delle pene, è comunque una cosa che non sta né in cielo né in terra. Inoltre, sono convinto che sia un errore escludere le pene alternative per certi reati: sono i classici reati commessi dai più poveri e credo che queste persone si potrebbero più facilmente recuperare tenendole fuori dal carcere.

Mastella le ha definite «astensioni benevole», insultante se significa che non cambiano il provvedimento.
Altrimenti sarebbe stato un voto contrario, intendeva dire che sulla sicurezza abbiamo portato a casa risultati importanti ma ancora non basta. Così possiamo continuare a incidere, la discussione continuerà.

Di questo governo rimarrà nella memoria la propaganda securitaria che colpisce i marginali, e poco altro. Di fronte a questa deriva, il Prc cosa è riuscito a ottenere?
Fino ad oggi noi abbiamo prodotto la politica della riduzione del danno, e per me questa azione non è sganciata dal fatto di poter approvare in tempi brevi la nuova legge sull’immigrazione, spero entro la fine dell’anno. Non dimentichiamo il punto di partenza, la furibonda campagna sicuritaria dei sindaci del centrosinistra, e posso assicurare che il governo ha saputo mediare e di molto rispetto alle loro richieste. E non dimentichiamo che questo è il governo che con l’indulto ha svuotato le carceri. Il Partito democratico è nato sotto l’egemonia culturale di certi sindaci e a noi è toccato il compito di limitare i danni. Inoltre, tenuta del governo permettendo, sto portando avanti una guerra di trincea anche per cercare di modificare la legge sulle droghe Fini-Giovanardi, se entro marzo non ci riesco non sarò più ministro. Si tratta di due passaggi fondamentali per riuscire a gestire il disagio nelle città.

Gli elettori si aspettavano di più.
Dati i rapporti di forza, il punto è come riusciamo a portare a casa il massimo possibile. Sul tema della sicurezza, attorno cui la destra ha svolto e svolge un lavoro sulla sua massa, la sinistra non c’è mai stata: e certi errori si pagano. A volte siamo un po’ troppo idealisti, pensiamo che basti avere ragione per ottenere le cose, e invece non è così.

Dato per perso il Pd, la cosiddetta «cosa rossa» sarà capace di presentarsi come alternativa sul tema della sicurezza?
Non do per perso il Pd. E noto che sul «pacchetto» sicurezza in parte si sono astenuti anche Pecoraro Scanio e Mussi, ed è la prima volta che succede. Si tratta di un fatto che fa ben sperare, anche se in termini politici sappiamo che paga poco essere alternativi a chi ha una visione prettamente sicuritaria della società.

Forse non è un caso che proprio oggi, mentre il governo approva il «pacchetto», a Bologna vengano sgomberate le case occupate.
Sono errori gravi. Affrontare i conflitti urbani generati dalla mancanza di case con una politica repressiva non fa che aumentare il livello di insicurezza, i cittadini si sentiranno sempre più insicuri e non basterà sistemare un poliziotto ogni tre portoni. Ieri a Roma, per banali questioni di traffico, un automobilista quasi è stato ammazzato a colpi di mazza, e un altro è stato accoltellato. L’aumento della paura crea solo tensioni e porta all’imbarbarimento della società.

A proposito di case, l’Unione Inquilini sostiene che il provvedimento recentemente approvato dal Cdm, trattandosi di un disegno di legge, non blocca gli sfratti esecutivi nella capitale. E’ emergenza?
Ci vogliono due mesi per riconvertire un decreto legge, ma abbiamo ottenuto garanzie sul fatto che le forze dell’ordine non procederanno agli sgomberi, esattamente come è accaduto lo scorso anno. Anzi, invito le organizzazioni di categoria a segnalarci eventuali problemi.

La Commissione d’inchiesta per il G8, fortemente voluta dal Prc, è stata affossata da Di Pietro e Mastella. Un altro schiaffo. Può il Prc limitarsi a dire che così non va perché quella Commissione era prevista nel programma?
E l’alternativa qual è? Qui ci vorrebbe una riflessione più ampia. Gli altri, il centrodestra di Berlusconi, li abbiamo già visti all’opera.. .Noi dobbiamo affrettarci a fare una legge elettorale che ci permetta di non essere più in questa situazione… molto brutta. E’ un fatto gravissimo la bocciatura della Commissione sui fatti di Genova, tanto più se pensiamo che un agente torturatore di Bolzaneto rischia 30 mesi di galera e un venditore di borsette false 24. Ci vuole una mobilitazione forte nel paese, dobbiamo riprendere il lavoro di insediamento sociale, sul piano politico non ci sono i rapporti di forza.