Ferrero: “Ma quale deriva settaria, la vera stranezza era stare al governo”

ROMA — Segretario Ferrero, si sente un estremista, come l’accusa Veltroni?
«È una critica sbagliata. Rifiuto l’immagine di una Rifondazione settaria e che si arrocca. Il punto è un nodo drammatico da sciogliere, che del resto anche il Pd ha di fronte: la grande crescita del disagio sociale. Secondo noi, o la sinistra rilancia un conflitto di classe oppure si scatena la guerra fra i poveri. È estremismo questo?».

Vendola e i bertinottiani ci credono poco: Ferrerò, dicono, fa opposizione non al governo ma al governo-ombra del Pd.
«Sciocchezze. I nostri avversari sono le destre, Berlusconi, la Confindustria».

Al Pd però porte chiuse.
«Rivendichiamo l’autonomia. Che vuol dire anche smetterla di lamentarsi per quel che fa o non fa Veltroni. Non è che per cinque anni si può fare opposizione con questa litania. In poche parole, Rifondazione deve prendere l’iniziativa. E l’unità della sinistra va costruita nel fare, a partire dall’opposizione sociale. Rovesciando il processo della Sinistra arcobaleno, che era solo aggregazione di ceto politico».

Però lanciate la verifica degli accordi di centrosinistra nelle giunte locali.
«Verifica è una parola che non mi piace, politologia. Parliamo di una maggiore attenzione a quel che succede negli enti locali».

Insomma, volete rompere e no?
«Altra balla messa in giro. Nel nostro documento politico non si dice questo ma che è finita la stagione per cui, meccanicamente, si traducono le intese nazionali a livello locale».

Questo per il futuro. E per le giunte in carica?
«Mettiamola così: si deve vedere che una giunta di centrodestra è diversa da una di centrosinistra con noi dentro».

E si vede?
«In qualche caso sì, in qualche caso no. Che so, sull’immigrazione si vede a Torino con Chiamparino ma non a Firenze con Dominici, dove infatti non ci siamo. A Milano c’è un’approfondita discussione in corso. In Calabria, con tutti gli inquisiti che siedono in consiglio comunale, sono contrario al rientro. E se potessi tornare indietro, oggi non direi più di sì a scatola chiusa per Roma a Rutelli».

Lo sa che, anche per questo, l’accusano di trasformismo? L’ex ministro di Prodi che predica il fuggi fuggi dal governo.
«Rispedisco al mittente. Ho fatto mea culpa, ho riconosciuto pubblicamente l’errore. Abbiamo sbagliato a stare nel governo Prodi, non lo rifarei. Trasformista è chi invece non ammette mai le responsabilità. In questo caso, aggiungo, non solo del governo ma di tutta la maggioranza. I Dico li abbiamo presentati, mafini-rono insabbiati in Parlamento. E la tassazione delle rendite finanziarie, fatta da Visco, marcì alle Camere».

Mai più perciò una sinistra di governo?
«La scelta vale nel contesto attuale, dati i rapporti di forza e la linea del Pd. E mi sorprende lo scandalo per questa presunta strada estremista imboccata dal congresso. Guardate che per Rifondazione la stranezza è l’altra, entrare al governo, non certo tenersene fuori: è stato così per 17 anni».

Bertinotti è sconcertato: il virus del dipietrismo si fa largo nel Prc.
«Accuse sopra le righe. A Piazza Navona c’erano anche Fava, i Verdi, Diliberto, e tanta gente. Mancavano solo i bertinottiani».

Adesso, segretario, cadranno teste nel partito?
«Il mio primo atto è statala riconferma del tesoriere, bertinot-tiano. Proporrò una gestione unitaria, un congresso serve a definire la linea ma il partito è di tutti».

Anche «Liberazione» sarà di tutti, il direttore Piero Sansonetti resta?
«Una «Liberazione» di tutti io proprio me la auguro, perché finora il giornale è stato molto sbilanciato. Rimuovere il direttore? Altra leggenda metropolitana. Non è all’ordine del giorno, non mi pongo il problema. Sono, invece, per discutere del ruolo del giornale e della sua linea politica».

Ma come si fa a guidare un partito con otto voti di scarto, con una maggioranza che Vendola bolla come un cartello informe?
«Nichi proprio sbaglia. Le quattro mozioni hanno trovato l’intesa su una linea politica precisa. E di questa sarò il garante, non sono più il candidato della prima mozione ma del progetto uscito da Chianciano. Dico di più. Se fosse stata un’accozzaglia, non mi sarei presentato. E Vendola avrebbe avuto il buon diritto di guidare il partito».

Alle elezioni insieme a Diliberto?
«Ha deciso il congresso, ci presentiamo con il nostro simbolo e gli eletti andranno esclusivamente al gruppo della Gue. Niente adesioni dei nostri parlamentari a partiti del socialismo europeo. Chianciano ha deciso così, ma le aperture ad altre forze e diversi soggetti comunisti saranno le più ampie possibili».