«Fate i conti con l’economia»

E adesso, mettetevi al lavoro. Dopo tre ore di riunione, il Comitato di presidenza della Confindustria ha sfornato il suo verdetto sull’esito delle elezioni del 9 e 10 aprile. Chiedendo al «futuro governo » di «mettere l’economia e l’impresa al centro dell’agenda del Paese ». L’ottovolante dei risultati è appena terminato, si attende da un momento all’altro la conferenza stampa nella quale Silvio Berlusconi e alleati chiederanno la verifica dei voti, da qualche ora già aleggia lo spettro di una Grosse Koalition di salute pubblica per combattere l’emergenza economica e finanziaria, quando il parlamentino degli industriali guidati da Luca Cordero di Montenzemolo diffonde il suo scarno comunicato: che dà per scontato ed acquisito il risultato proclamato dal Viminale. E, «consapevole della difficoltà della situazione», ribadisce i desiderata già espressi da Confindustria prima del voto: taglio al cuneo fiscale, sgravi Irap, liberalizzazioni, tenuta della legge Biagi, risanamento delle finanze pubbliche. Tempo pochi minuti, e al futuro governo arrivano anche le coincidenti priorità della Commissione europea: avviare subito il «rilancio della competitività e risanamento delle finanze pubbliche », manda a dire a Romano Prodi il Commissario agli Affari monetari Joaquin Almunia. Borsa giù,Mediaset su Le reazioni dell’establishment economico e finanziario al quasi-pareggio decretato dal conteggio dei voti trasformato dalla legge elettorale in una maggioranza sicura alla camera, risicatissima al senato – erano molto attese. L’apertura dei mercati ieri mattina ha mostrato un certo disorientamento degli operatori finanziari di fronte a quanto accaduto nella notte: se lunedì la borsa aveva prima festeggiato (moderatamente) all’arrivo degli exit poll che davano una stabile maggioranza all’Unione, di fronte a una prospettiva di instabilità ci si poteva aspettare il peggio. E infatti una scivolata c’è stata, ma non si è trasformata in ruzzolone: meno 1,85% la chiusura dell’indice Mibtel, un po’ più delle perdite che hanno caratterizzato ieri tutte le borse europee (che hanno chiuso con ribassi nell’ordine dello 0,8-1,6%), ma non un crollo da panico. Interessante l’andamento dei titoli del presidente del consiglio uscente: Mediaset è stata al centro di un forte volume di scambi e ha chiuso con un più 0,65%, peggio è andata a Mondadori e Mediolanum. Segno evidente del fatto che, tra tutte le incertezze provenienti da Roma,in borsa c’è una certezza: il futuro governo Prodi non metterà mano alla legge Gasparri e dunque alla rendita da questa garantita alla cassaforte del Biscione. Con la sua limitata altalena la Borsa per ora sembra l’ultimo dei problemi del futuro governo. Che però sul terreno dell’economia ne subito ben altri. A cominciare dall’occhiuta vigilanza delle agenzie di rating – che per ora stanno a guardare ma chiedono un piano di rientro del deficit tendenziale di quest’anno pena un declassamento del debito, che potrebbe a sua volta avere un piccolo impatto sulla spesa per interessi -, e proseguendo con gli esaminatori della Commissione europea. Ieri il Financial Times nella sua edizione on line ha commentato le novità della notte precedente con preoccupazione: «il paese ne esce sconfitto », scrive il quotidiano economico della City, paventando la paralisi politica e l’impossibilità di metter mano a riforme strutturali dell’economia. Le stesse che adesso appaiono stare molto a cuore alla Casa delle Libertà, dato che alcuni suoi esponenti chiedono una collaborazione con il centrosinistra proprio in nome della difficile situazione economica. I nodi economici Un invito che viene rivolto ai due poli anche da alcuni ambienti economici: chiede «una capacità di dialogo » per il rilancio dell’economia il presidente degli Industriali di Padova, dal cuore della contestazione «azzurra » a Montezemolo. Ma per ora non si tratta di voci molto diffuse. E la presa di posizione di Confindustria chiude per ora la porta alla Grosse Koalition, mettendo però sul tappeto tutti i nodi che «il futuro governo » avrà da sciogliere. La Confindustria cita «la grande preoccupazione per gli equilibri di finanza pubblica » e ribadisce «l’esigenza di riforme strutturali e di interventi strutturali mirati per poter cogliere e consolidare i primi modesti segnali di ripresa dell’economia europea». Un’apertura di credito che è già una prima lista di richieste: quelle già elencate dalla Confindustria prima del voto, ossia «drastica riduzione del cuneo fiscale e contributivo e dell’Irap, ricerca e innovazione, concorrenza e liberalizzazioni, costo dell’energia, conferma ecompletamento della legge Biagi».