«Fase due», avanti a strappi

La «fase due» del governo Prodi, pare, è già dietro l’angolo. Ma prenderà forma veramente solo dopo il vertice di maggioranza di ministri, segretari e capigruppo convocato da Prodi per sabato prossimo. Passaggio obbligato dopo le richieste di «collegialità» reclamate dall’Ulivo e i malumori crescenti nelle sinistre. Da qui dovrà venire l’accordo complessivo, una «sforbiciata» agli emendamenti e quindi anche la decisione sul voto di fiducia per la finanziaria. La partita sugli equilibri della manovra e sulla rotta da tracciare subiti dopo però è ancora molto aperta, soprattutto sul «ddl Lanzillotta» che liberalizza i servizi pubblici locali e un ipotetico pacchetto «Bersani bis» dedicato a energia, professioni e authority.
Gli strali confindustriali, il crollo nei sondaggi e l’appannamento del Professore inducono i vertici di Ds e Margherita a strappare la barra di governo e a cambiare rotta verso lidi decisamente più compatibili con l’equilibrio politico e di potere uscito dai cinque anni di «berlusconismo». «Dopo il rigore nei conti pubblici dobbiamo lavorare per la crescita», spiega Fassino al Professore, dando quasi per acquisita la parola «equità» su cui Prodi aveva tanto insistito dal varo della finanziaria in consiglio dei ministri.
Nel week end cene, incontri, colazioni e telefonate con una serie di interviste e dichiarazioni prima durante e dopo da parte di Fassino, Rutelli e D’Alema che pretendono una «correzione di rotta». Per il futuro partito democratico il menù che attende gli italiani dopo il caos della manovra è articolato e concorde. L’agenda di Piero Fassino, su Repubblica, non è molto distante dai desiderata riformisti-liberisti: seria riforma delle pensioni (per i sindacati, scandisce il segretario Ds, «deve essere un impegno improrogabile»), sanità «più efficiente», riforma degli ammortizzatori sociali «compatibile con i cambiamenti del mercato del lavoro», «più mobilità e flessibilità» nella pubblica amministrazione, liberalizzazioni radicali su servizi pubblici, energia e professioni. Non si tratta certo solo di manovre identitarie, come fa capire mellifluo Rutelli, quando dice «siamo una coalizione il cui impianto è democratico, riformista ed equilibrato». Oltre al Tfr con compensazioni e il «regalo» del cuneo fiscale solo alle imprese ci sono tante partite a rischio, solo apparentemente minori, dentro o collegate alla finanziaria.
Una di queste, per ora quasi nascosta, è il ddl Lanzillotta che liberalizza quasi obbligatoriamente i servizi pubblici locali (trasporti, rifiuti, etc. tranne la rete idrica). Il ddl è stato collegato alla finanziaria in commissione bilancio al senato grazie al voto dell’Udc nonostante il no di Rifondazione. La commissione affari costituzionali di palazzo Madama inizia ora ad esaminarlo da vicino ma le contrarietà su un’ipotesi così drastica sono molte. Per Prc, Verdi, Pdci, e sinistra Ds quel ddl così com’è è indigeribile se non invotabile. Solo il collegamento alla finanziaria, voluto dalla ministra della Margherita, potrebbe portarlo dunque a una rapida approvazione.
La ministra finora non ha risposto alla richiesta (del Prc) di un vertice di maggioranza con tutti i capigruppo. E Rifondazione vede rosso: «Quel ddl va stralciato, va in direzione opposta al programma dell’Unione e quindi va cambiato in modo sostanziale», dicono dai vertici del partito. La questione rischia di pesare non poco nel vertice di sabato con Prodi.
I numeri in commissione sono da terno al lotto (12 a 12 più i senatori a vita Colombo e Cossiga). Ma i malumori di Prc e Verdi sono condivisi in parte anche da Massimo Villone, senatore della sinistra Ds di Salvi: «Quel ddl non l’avrei collegato alla finanziaria – dice subito – bisogna rifletterci molto bene, da un lato l’esperienza dell’acqua dimostra che le privatizzazioni dei servizi pubblici non portano di per sé benefici per i consumatori, dall’altra però le municipalizzate sono spesso esplose in realtà clientelari».
Claudio Grassi, senatore della minoranza Ernesto del Prc, confida nella camera: «Se resta com’è è difficile votarla, spero però che la situazione più ‘tranquilla’ a Montecitorio produca buoni risultati». E proprio dalla camera Gloria Buffo, del correntone Ds, critica la «fase due» delineata da Fassino: «Di pensioni e ammortizzatori sociali bisognerà discutere molto, non ci sono scelte condivise nemmeno nei Ds».