«Farò causa a Blair, manda i soldati a morire in Iraq»

«Gordon era un coscritto economico mandato a combattere per delle menzogne e morto per la negligenza dei suoi capi». Rose Gentle non usa mezzi termini quando parla di suo figlio, un giovane soldato britannico morto in Iraq lo scorso anno. «Gordon non è semplicemente un caduto di guerra – sottolinea la madre -. È stato ucciso per colpa del governo di Tony Blair». Di questo Rose è convinta al punto da voler intentare una causa contro l’esecutivo laburista. E per fare fronte al costo di un’impresa simile ha iniziato una campagna di sensibilizzazione piantando una tenda davanti a Downing Street. Di primo acchito le sue potrebbero sembrare le accuse vaghe di una madre accecata dal dolore. Alcuni dettagli della storia, però, rendono il quadro ben diverso. Nel novembre del 2003, Gordon Gentle aveva 19 anni, pochi soldi in tasca e una passione per i motori. Gli sarebbe piaciuto prendere la patente e diventare un meccanico, ma l’unica possibilità offerta dal paesino della Scozia occidentale dove viveva era un lavoro part-time come bidello. Un giorno, aspettando il suo turno all’ufficio di collocamento, fu avvicinato da un ufficiale dell’esercito di Sua Maestà. «Il soldato gli disse che arruolandosi avrebbe potuto imparare il mestiere di meccanico e che gli avrebbero fatto prendere la patente gratis», ricorda la madre. «Gordon tornò a casa convinto che quella fosse la cosa migliore da fare per il suo futuro. Ma dopo solo 24 settimane di addestramento lo spedirono in guerra. E dopo altri sei mesi giaceva in una bara».

Alcuni sostengono che questo è quello che ci si deve aspettare quando si decide di indossare l’uniforme. Ma Rose sa che le cose non sono così semplici. Suo figlio Gordon morì su una mina che fece saltare il blindato su cui viaggiava. Da un’indagine sull’incidente è emerso che il veicolo era inspiegabilmente sprovveduto del Bolterman, un dispositivo in dotazione ai mezzi dell’esercito britannico in grado di bloccare il segnale radio con cui la mina fu attivata. «È venuto fuori che l’aggeggio destinato al blindato di mio figlio era rimasto in un deposito dell’esercito». L’accusa di negligenza è il motivo principale per cui Rose vuole trascinare in giudizio l’esecutivo di Tony Blair, ma l’illegalità della guerra rappresenta un altro fattore importante. «Certo che i soldati possono morire, ma fa una certa differenza pensare che ciò accada mentre combattono una guerra illegale, iniziata sulla base di un mucchio di menzogne». Il fondo nazionale britannico per le vittime le ha negato i contributi per aiutarla a coprire le spese legali, ma Rose non si è persa d’animo.

Lo shock della perdita del figlio le ha dato la forza di cominciare la sua battaglia: prima ha sommerso di lettere l’ufficio di Blair, poi ha cercato di insidiare il candidato laburista della sua circoscrizione presentandosi alle ultime elezioni, e ora si propone di installare periodicamente un campo di pace davanti a Downing Street, dove ha sede la residenza del premier. La prima protesta – che ha avuto luogo la settimana scorsa – è durata 24 ore, ed è servita a racimolare la metà dei 15.000 euro necessari a cominciare la causa. Con lei, c’erano altre donne che hanno perso figli o mariti in guerra, unite dalla convinzione che questa guerra è sbagliata e ispirate dall’esempio del loro alter ego americano Cindy Sheehan. «Sono molto vicina a Cindy», dice Rose, che in settembre è stata per una settimana in Texas in segno di solidarietà con la sua omologa d’oltreoceano, accampata davanti al ranch texano di George W. Bush. «Stare con lei mi ha aiutato a capire che cosa si possa ottenere restando unite».

L’obiettivo di Rose può sembrare irraggiungibile e sentirsi sostenuta da altra gente è fondamentale per lei. Durante il suo primo presidio, i poliziotti inglesi a guardia di Downing Street le hanno mostrato un inaspettato appoggio offrendole perfino del tè caldo, ma il bersaglio principale della sua protesta non si è neanche fatto vedere. «Peccato. Gli avrei voluto chiedere quando ha intenzione di ritirare le truppe. La scusa è che non possono andarsene prima di aver finito di addestrare l’esercito iracheno, ma si sa che questo è impossibile. I soldati britannici come mio figlio ricevono solo 24 settimane di addestramento prima di essere mandati in guerra. Come possono poi queste stesse truppe inesperte pretendere di addestrarne altre?».