Fallujah l’Umanità violata

Quello che è successo a Fallujah nel novembre del 2004 non può essere
archiviato nel capitolo delle atrocità che sono conseguenze inevitabili di
ogni conflitto bellico.

Per quanto la guerra sia un evento che rende leciti fatti che, nel tempo
ordinario, sono universalmente considerati criminosi ed inaccettabili,
tuttavia anche l’uso della violenza bellica è regolato dal diritto (ius in
bello) ed incontra dei limiti, che le leggi dell’umanità considerano
invalicabili.

Le regole fondamentali che riguardano i metodi ed i mezzi di guerra si
poggiano su tre pilastri:

1.. In ogni conflitto armato il diritto delle parti di scegliere metodi e
mezzi di guerra non è illimitato;
2.. E’ vietato l’impiego di armi, proiettili e sostanze nonché metodi di
guerra, capaci di causare mali superflui o sofferenze inutili.
3.. Sono vietati gli attacchi indiscriminati.
Queste regole sono espresse in maniera molto chiara nel I Protocollo
aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 1949, siglato l’8 giugno del
1977, ma non sono state inventate con il Protocollo di Ginevra, perché
esistevano già come principi di diritto consuetudinario. Pertanto vincolano
tutti gli Stati, compresi quelli (come gli Stati Uniti) che non hanno
ratificato il Protocollo di Ginevra. Esse traggono origine dalla notte dei
tempi ed esprimono la riprovazione dell?umanità intera per le pratiche più
crudeli emerse nel corso della storia.

Per quanto la guerra consista in un omicidio di massa (Kelsen), non tutti i
metodi per uccidere sono leciti e non tutti gli appartenenti alla
popolazione nemica possono essere uccisi. Il principio che vieta di
infliggere mali superflui, per esempio, vieta di uccidere i nemici,
infliggendo loro una morte lenta e atrocemente dolorosa, come faceva il
Conte Dracula con la pratica dell’impalazione, o di scorticarli vivi, come
fecero i turchi a Famagosta nel 1571 con il console Veneziano Marcantonio
Bragadin. Per questo già nel 1600 fu proibito l’uso del veleno in guerra o
delle armi avvelenate.

Nel 1868 con il trattato di San Pietroburgo fu proibito l’uso di proiettili
esplosivi di peso inferiore a 400 grammi e nel 1899 alla I Conferenza della
pace dell’Aja furono vietate le pallottole dum-dum e l’interdizione di armi
arrecanti mali superflui fu trasformata in principio generale.

Con il Protocollo di Ginevra del 17 giugno 1925 fu interdetto l’uso in
guerra di gas asfissianti, tossici o simili, nonché di tutti i liquidi,
materiali o procedimenti analoghi.?

La Convenzione di Ginevra del 10 ottobre 1980 (alla quale hanno aderito
anche gli Stati Uniti) ha nuovamente ribadito il principio del diritto
internazionale generale secondo cui il diritto delle parti di un conflitto
armato nella scelta dei mezzi e dei metodi di guerra non è illimitato ed il
principio che vieta di impiegare nei conflitti armati armi, proiettili e
materie nonché metodi di guerra capaci di provocare mali superflui. In
applicazione di tali principi sono stati stipulati tre Protocolli, il I,
relativo alle schegge non localizzabili, il II, relativo al divieto od alla
limitazione dell’impiego di mine trappole ed altri dispositivi, il III,
relativo al divieto o alla limitazione delle armi incendiarie (a cui gli
Stati Uniti non hanno aderito).

L’interdizione delle armi chimiche è divenuta totale con la Convenzione diParigi del 13 gennaio 1993, con la quale, oltre all’uso è stata vietata
anche la produzione e lo stoccaggio delle armi chimiche e ne è stato
disposto lo smantellamento ed è stata creata un’apposita organizzazione
internazionale con poteri di monitoraggio e di verifica.

Le norme e i principi espressi in tali Trattati sono state ribaditi ed
ulteriormente definiti con lo Statuto della Corte Penale Internazionale, a
seguito del Trattato di Roma del 17 luglio 1998. In particolare l’art. 8,
vieta di utilizzare gas asfissianti, tossici, o altri gas simili e tutti i
liquidi, materiali e strumenti analoghi e di utilizzare armi, proiettili,
materiali e metodi di combattimento con caratteristiche tali da cagionare
lesioni superflue o sofferenze non necessarie o che colpiscono, per la loro
natura, in modo indiscriminato in violazione del diritto internazionale dei
conflitti armati.

E? ben vero che il diritto bellico sconta un’imperfezione di fondo in
quanto, a fronte del divieto esplicito di usare le frecce avvelenate, non
contiene un altrettanto esplicito divieto di utilizzare armi molto più
catastrofiche, come le armi nucleari. Tuttavia una storica sentenza della
Corte di Giustizia dell’ONU del luglio 1996 ha dichiarato che l’uso delle
armi nucleari deve considerarsi vietato in quanto viola i principi
fondamentali del diritto bellico: il divieto di cagionare sofferenze
superlue ed il divieto di attacchi indiscriminati. Le considerazioni che
sono alla base dell’interdizione dell’uso delle armi nucleari valgono anche
per l’utilizzo bellico di un agente chimico come il fosforo bianco, che
l’esercito USA ha impiegato per lanciare degli attacchi shake and bake
(scuoti ed inforna), come documentato dalla rivista Field Artillery.
Infatti l’impiego di queste munizioni nei confronti di un agglomerato urbano
colpisce in modo indiscriminato, uccidendo tutti gli esseri viventi che si
trovano nell’area e, nello stesso tempo, causa sofferenze superflue,
cuocendo gli esseri viventi, come se fossero messi in un forno.

Nella battaglia di Fallujah sono stati calpestati tutti i principi che il
diritto bellico umanitario ha tracciato a presidio di valori essenziali per
l’umanità intera. Non a caso i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità
ed il genocidio rientrano nella categoria dei delicta iuris gentium ed i
loro autori sono considerati nemici del genere umano.