Fallujah, la Rai «dimentica» l’inchiesta

Per i vertici di viale Mazzini il documentario Fallujah, la strage nascosta quasi non esiste. Ancora una volta la televisione pubblica manca l’appuntamento con l’informazione «dimenticando» di diffondere un suo prodotto che le emittenti internazionali si stanno contendendo. Se non fosse per Primo piano, il contenitore del Tg3 che questa sera – con la conduzione del direttore Antonio Di Bella – manda in onda stralci dell’inchiesta di Sigfrido Ranucci realizzata per Rainews24 insieme a Maurizio Torrealta, nei palinsesti delle reti generaliste Rai non ci sarebbe traccia dei bombardamenti americani al fosforo bianco. La questione è stata posta in Commissione di vigilanza da Franco Giordano (capogruppo Prc alla camera) e dalla diessina Gloria Buffo. Il presidente Rai Claudio Petruccioli ha però liquidato la questione perché ritiene intollerabile che «si pongano vincoli» alla modalità della messa in onda che a suo giudizio spettano alla dirigenza. Ne abbiamo parlato con Roberto Morrione, direttore del canale satellitare di informazione no-stop che con il sito www.rainews24.rai.it si è affermato anche come realtà multimediale.

Siete stati abbandonati dai vertici Rai?

Non mi ha contatto nessuno, fatta eccezione per Celentano, che comunque si muove autonomamente nelle sue scelte, e per Raitre, con la quale abbiamo un rapporto di scambio privilegiato. Né i direttori di rete né dei tg si sono fatti vivi. La promozione la conquistiamo sul campo con le linee editoriali che pratichiamo, con i nostri contenuti.

Continuate a essere trattati come la cenerentola del servizio pubblico?

Abbiamo problemi non solo di risorse umane e tecnologiche. Il nostro budget è ridotto e le assunzioni sono bloccate, eppure Rainews24 con le sue caratteristiche di canale multimediale è una risorsa importante per l’azienda. Mi auguro che il nuovo consiglio d’amministrazione ci dia una centralizzazione che non abbiamo avuto finora.

Eppure il documentario diretto da Sigfrido Ranucci ha avuto un’eco mondiale.

Siamo stati intervistati dal New York Times, ha chiamato Le Figarò, abbiamo mandato eveline a Ginevra per i circuiti europei: un blocco di 13 minuti da cui hanno potuto liberamente attingere le diverse emittenti. È venuta una truppe della televisione greca e una della la tv pubblica belga in lingua fiamminga che ci ha chiesto un intero reportage. Ci hanno contattato Bbc e la tedesca Zdf, ma anche gli spagnoli, France2, gli olandesi, i media latinoamericani e quelli australiani e neozelandesi. Al Jazeera ha fatto due interviste a Sigfrido Ranucci, la prima, in collegamento con il portavoce delle truppe americane a Baghdad che ha negato ogni responsabilità, ha avuto un bacino di ascolto di circa 50 milioni di telespettatori. Una trasmissione importante è stata fatta da Democracy Now, l’emittente americana indipendente del network di Amy Goodman cui fanno capo 300 tra radio, tv e siti: un faccia a faccia a distanza, cui ha partecipato anche il curatore dell’inchiesta Maurizio Torrealta, che ha messo a confronto il portavoce americano a Baghdad, Steve Boyland, con l’ex marine Jeffe Engleheart il quale ha confermato tutte le cose già dette a noi.

Il vostro reportage dunque è in vendita?

No, abbiamo deciso di non vendere il materiale ma di cedere gratuitamente le immagini, nello spirito del servizio pubblico.

Il Pentagono ha smentito l’uso di armi chimiche e l’ambasciata degli Usa in Italia ha diffuso una dichiarazione in cui si afferma che la vostra inchiesta giunge a conclusioni sbagliate. Continuano a sostenere che le forze statunitensi «usano il fosforo bianco come fumogeno o per segnare gli obiettivi».

Sia attraverso l’inchiesta di Sigfrido Ranucci, ma anche con i documenti raccolti sul nostro sito, riteniamo di aver provato la veridicità di un fatto, cioè che a Fallujha sono state adoperate armi proibite, in particolare il fosforo bianco, usato non per illuminare, come sostiene il governo americano, ma per colpire i resistenti causando molti morti tra i civili. Per me l’inchiesta è inattaccabile. Oggi inoltre aggiorneremo la pagina introducendo un nuovo documento, un’ulteriore prova.

Può raccontare l’iter produttivo delle vostre inchieste?

Per me l’inchiesta fa parte della genetica del giornalismo. Rainews24 produce da se stessa tutti i suoi servizi. Abbiamo 10 sistemi di telecamerine digitali utilizzate dai nostri giornalisti ai quali forniamo un kit di montaggio in elettronica in maniera da rendere l’inviato completamente autonomo. Insieme a Report, siamo gli unici a realizzare le inchieste in questo modo.