«Fallujah, è una strage documentata»

«Il giornalismo italiano non è mai stato al centro dell’attenzione mondiale come con l’inchiesta su Fallujah. Debbo dire che mi sento orgoglioso di far parte del servizio pubblico radiotelevisivo». Sigfrido Ranucci, l’inviato di Rainews24 racconta l’inchiesta che sta facendo in questo momento il giro del mondo. «Abbiamo avuti oltre tre milioni di pagine dal sito web. Sappiamo che tutti i telegiornali del mondo dalla Corea alla Spagna all’Inghilterra hanno mandato in onda tra le prime notizie l’inchiesta sul fosforo bianco. Peccato – nota – che solo in Rai ci sia una certa diffidenza».

Vorrei ricostruire con te l’inchiesta. Partiamo da qui.

Non c’è nulla di segreto. E’ tutto documentato. Il materiale l’ho avuto nel giugno del 2005 a Strasburgo da Mohammed Tarek Al Deraji che è il direttore del centro studi per i diritti umani per Fallujah. Era andato a Strasburgo per raccontare quello che stava avvenendo nella sua città e ha trovato un parlamento semivuoto e una conferenza stampa semivuota. L’ho contattato e ho parlato con lui. Siamo rimasti entrambi impressionati da alcune immagini: soprattutto da quei corpi che apparentemente non rappresentavano alcuna ferita, ma erano fusi all’interno di vestiti intatti. Subito è sopraggiunta la necessità di capire che fossero effettivamente vittime di Fallujah. Il dottor Mohammed Adid, un medico iracheno, nei giorni successivi al bombardamento di novembre ha avuto il compito di riconoscere i morti. Nell’occasione filmò quello che aveva trovato e scoprì alcune situazioni anomale. Sui corpi filmati e fotografati vi sono dei numeri di registro che corrispondono ai numeri riportati nei registi cimiteriali compilati sotto la supervisione dell’autorità americana a Fallujah. Una volta avuto quei filmati abbiamo avuto la certezza che si trattava di vittime di Fallujah. Sui corpi vi sono delle etichette che riportano il nome, il luogo e il distretto della vittima vale a dire il luogo dove i corpi sono stati sepolti. Questo è fondamentale: in sostanza chiunque volesse approfondire quest’indagine sa dove poter mettere le mani.

La vostra inchiesta ha fatto “centro”. Il Pentagono e ora anche la Gran Bretagna ammettono l’uso del fosforo bianco a Fallujah. Siete anche nel mirino dell'”intelligence” americana guidata da Negroponte. Che ne pensi?

L’agenzia del responsabile dell'”intelligence” americano è stata creata appositamente per monitorare le informazioni pubbliche. Il fatto che il Pentagono abbia confessato la propria responsabilità naturalmente significa che è stata ritenuta attendibile. E’ stato il “New York Times” a lanciare questa notizia, partendo proprio dal fatto che molti dei “blog” americani avevano l’attenzione puntata sul nostro video. E l'”intelligence” ha il compito di monitorare anche i cambiamenti dell’opinione pubblica americana.

Vorrei aggiungere che non solo l’opinione pubblica americana vi osserva con attenzione. So che anche la Bbc ha gli occhi puntati su Rainews24, oltre a tutti gli altri “network” mondiali…

Questo mi riempie di orgoglio. Tutti i telegiornali del mondo, dalla Corea alla Spagna all’Inghilterra hanno mandato in onda il nostro video tra le prime notizie, tranne, e lo dico con rammarico, i tg nazionali. E il video su Fallujah è stato trasmesso non solo su “Al Jazeera” ma su tutte le altre tv del mondo arabo. E vorrei aggiungere in tutto questo che sono davvero molto orgoglioso che questo reportage sia stato realizzato dal servizio pubblico radiotelevisivo. Sono quasi 16 anni che lavoro per la Rai. E la Rai non è mai stata al centro dell’attenzione mediatica mondiale come con questo reportage. Posso dire quasi con certezza che il giornalismo italiano non sia mai stato al centro di un’attenzione di questa portata. Anche perché il nostro giornalismo è stato sempre considerato all’estero poco credibile e sapere oggi che la Bbc ci tiene d’occhio significa che siamo riusciti a realizzare un evento mediatico fondamentale e vorrei aggiungere abbiamo reso un servizio non solo alla Rai ma anche al nostro paese. Certo tutti, ora, abbiamo una responsabilità in più.