Falluja off limits per coprire le stragi

La città distrutta chiusa agli organismi umanitari, alla stampa e ai suoi abitanti

Se la battaglia di Falluja è finita, come sostengono i comandi americani, perché mai le autorità di occupazione non permettono alla «Mezzaluna rossa irachena» e alla «Croce rossa internazionale» di portare aiuti e istituire presidi sanitari all’interno della città? Perché la stampa, tranne alcuni giornalisti embedded che seguono i marines non è stata fatta entrare in città? Perché mai gli oltre 250.000 abitanti di Falluja, fuggiti nel deserto, nei paesi vicini o verso la periferia di Baghdad, dove vivono in condizioni subumane, non vengono fatti tornare alle loro case? E’ talmente sconvolgente quel che è avvenuto in questa cittadina sunnita di 300.000 abitanti, a ovest di Baghdad, da dover essere nascosto agli occhi degli iracheni e del mondo? Cosa nascondono i comandi Usa?

Ieri un team di appena sette funzionari della Cri, dopo interminabili discussioni, è stato fatto entrare per la prima volta dall’otto novembre, inizio dell’attacco, nella zona nord della città. Da notare che l’ospedale di Falluja, dall’altra parte del fiume, è stato occupato per primo dalle truppe Usa e che la Mezzaluna rossa irachena il cinque dicembre è stata costretta a lasciare un paio di quartieri nei quali aveva appena cominciato ad operare. Il gruppetto dei funzionari umanitari della Cri, dopo aver rifiutato, ma senza successo, la presenza di una scorta Usa ha visitato una moschea vuota e ha parlato con alcuni tecnici del settore elettrico e idrico. La Cri ha potuto constatare che molte vie sono inondate dai liquami delle fogne e ha appreso da alcuni militari che nelle case vi sarebbero ancora cadaveri insepolti e che molti corpi, centinaia e centinaia, sarebbero stati portati in una ex fabbrica di patatine alla periferia della città. Il portavoce della Cri, Ahmed Rawi, ha poi precisato «Non abbiamo potuto raggiungere il magazzino a causa delle restrizioni di tempo ma abbiamo intenzione di seguire la cosa di concerto con le autorità per registrare i corpi e dare loro sepoltura». Alcuni ufficiali Usa hanno però sostenuto che i corpi sarebbero così decomposti da non permettere alcuna identificazione. Secondo gli americani i «ribelli» uccisi a Falluja dall’inizio dell’offensiva sarebbero stati oltre 1200 ma nessuno sa quanti realmente lo fossero e quante siano state le vittime tra la popolazione locale.

Ma le truppe Usa controllano realmente la città? Nessuno può dirlo. Di sicuro due giorni fà i comandi Usa hanno annunciato la morte di sette «insorti» e il ferimento di un marine mentre i funzionari della Cri avrebbe sentito alcuni colpi di arma da fuoco. Di ritorno della popolazione locale ancora non si parla. Forse potrebbe avvenire ai primi dell’anno, ma quel che gli americani hanno preparato per loro non è meno agghiacciante dell’esperienza che hanno vissuto. La città sarà trasformata in un vero lager. In una prima fase potranno entrare solamente i capi-famiglia e solo attraverso alcuni check point nel nord della città dove verranno identificati, verranno prese loro le impronte digitali e gli verrà fatto uno scanner dell’iride. Quindi riceveranno una specie di marchio elettronico da mettere sui vestiti in modo da poter essere controllati in ogni momento. Nella città si potrà circolare solamente a piedi e gli uomini in età militare verranno assunti in compagnie militarizzate che lavoreranno per la ricostruzione della città.

Non c’è male come esperimento di democrazia occidentale esportata in Mesopotamia.