Falluja, crimini americani e giornalismo “scomodo”

Se davvero gli americani non hanno commesso crimini, perché non autorizzano un’inchiesta indipendente del congresso Usa? Perché dicono no ad una commissione internazionale sull’uso del fosforo bianco a Fallujah?». Una richiesta precisa. Una denuncia che non lascia spazio a ripensamenti. A formularla ieri in una conferenza promossa da Rainews24 Moha-mad Tareq Al-Deraji, direttore del centro per i diritti umani di Fallujah. Una testimonianza a viva voce da chi ha vissuto l’orrore “da vicino” che pone al centro della questione ciò che si avverte ormai come un’urgenza dirimente, che risponde anche – e non potrebbe essere altrimenti – a una richiesta politica lanciata alle istituzioni internazionali. «E’ necessario che l’Onu intervenga». E alle ulteriori drammatiche denunce formulate da al-Deraji come l’esistenza di una «fossa comune in una delle periferie di Fallujah» e di «resti di corpi abbandonati in diverse zone limitrofe, cui è vietato l’accesso» si aggiungono nuovi documenti che emergono dall’inchiesta di Rainews24. Gli Stati Uniti definiscono il fosforo bianco come «arma chimica» in un rapporto del Pentagono del 1991, nel quale si parla delle armi usate da Saddam Hussein contro i curdi iracheni. Quel documento è stato esibito ieri da Sigfrido Ranucci, il reporter dell’inchiesta di Rainews «E’ on line – dice – e chiunque può scaricarlo».
e davvero gli americani non hanno commesso crimini, perché non autorizzano un’inchiesta indipendente del congresso Usa? Perché dicono no ad una commissione internazionale sull’uso del fosforo bianco a Fallujah?». Una domanda precisa, una richiesta, un’accusa che non lascia adito ad ulteriori ripensamenti.
A formularla di fronte alla stampa italiana e internazionale in una conferenza promossa da Rainews24 ieri a Roma è Mohamed Tareq al-Deraji. E’ il direttore del centro dei diritti umani a Falluja al centro dell’inchiesta della rete satellitare Rai che per primo consegnò quei cd scottanti a Sigfrido Ranucci, il reporter che ha poi redatto il dossier che ora pesa come un macigno sul tavolo del Pentagono.
Una testimonianza a viva voce da chi ha vissuto l’orrore “da vicino” che pone al centro della questione ciò che si avverte ormai come un’urgenza dirimente, che risponde anche – e non potrebbe essere altrimenti – a una richiesta politica lanciata alle istituzioni internazionali. «Occorre una commissione d’inchiesta internazionale sull’uso del fosforo a Fallujah».
Il ricorso del fosforo bianco non come “tracciante” ma come vera arma chimica contro la popolazione civile è ormai un dato evidente ed assodato.
E non solo dalle testimonianze agghiaccianti – quelle foto in cui si mostrano i cadaveri liquefatti con le vesti intatte mostrate dal reportage Rai – ma anche per stessa ammissione del Pentagono. A rivelarlo sono ancora ulteriori documenti che continuano ad uscir fuori e proprio dall’inchiesta di Rainews. Gli Stati Uniti definiscono il “white phosphorus” come «arma chimica » in un rapporto dello stesso Pentagono del 1991 nel quale si parla delle armi usate da Hussein contro i curdi iracheni. E’ stato lo stesso Ranucci ieri in conferenza ad esibire quel rapporto del Pentagono trovato on line dal collega Vittorio Di Trapani. «Nel documento – precisa – si parla del fosforo bianco usato da Saddam contro i curdi e in quel dossier è il Pentagono a classificare il fosforo bianco come “arma chimica”». Quando si darà una risposta a questo crimine? A pesare sono ancora le parole, quelle pronunciate da Tareq al-Deraji che in modo sommesso e serrato narra e aggiunge ulteriori drammatici particolari all’assedio di Fallujah, una «strage – sostiene ancora – che poteva essere evitata ». Racconta: «Come membro del consiglio della città, ero in riunione con gli americani quando è avvenuto l’omicidio dei 4 imprenditori statunitensi che ha scate-nato l’offensiva americana nell’aprile del 2004. Abbiamo cercato di convincere gli americani a non attaccare Fallujah e a limitarsi all’arresto dei responsabili. I marines avevano anche le loro foto. Nulla da fare: il generale Tollan della prima divisione dei marines ci rispose di aver ricevuto l’ordine dal Pentagono di bombardare Fallujah». «Dopo… la catastrofe».
Una catastrofe narrata con dovizia di dettagli. E’ il racconto dei bombardamenti di aprile con bombe a grappolo – «25 al minuto»,
ricorda al- Deraji – con l’uso di gas dall’odore piacevole di “mele” per incoraggiare la popolazione prima dello sterminio. E’ la testimonianza diretta vissuta da chi in quei momenti era nella periferia della città e ricostruita da ulteriori testimonianze, foto, documenti che oltre alle inchieste di Rainews24 verranno messe a disposizione dei media internazionali.
E’ l’orrore del rientro a Fallujah dopo il bombardamento al fosforo di novembre. «Solo all’inizio di gennaio hanno permesso ai civili di rientrare nella città, non in tutti i quartieri solo in zone precise. Alcuni sopravvissuti hanno poi raccontato che i marines avevano provveduto a cancellare tutte le prove compromettenti con una completa opera di “bonifica” compresa l’imposizione ai civili di ricorrere all’uso di detergenti chimici nelle abitazioni e di buttare tutto compresa l’acqua». Le testimonianze corrispondono a ciò che i membri della ong di Fallujah riusciranno ancora a descrivere. «Abbiamo visto cadaveri lungo la sponda del fiume, ciò ha dimostrato che gli americani avevano gettato lì dei corpi». Fino all’agghiacciante scoperta. Quei «trecento corpi completamente liquefatti dal fosforo
rinvenuti in un magazzino frigorifero destinato alle patate ». E proprio dalle foto scattate dai marines e consegnate all’ospedale di Fallujah per le identificazioni si vedono gli effetti del “fosforo”.
I corpi sono decomposti, i vestiti intatti. «Il fosforo – ricorda ancora Tareq al- Deraji – agisce solo sulle cellule che contengono acqua.
La decomposizione non è uniforme ma riguarda solo alcuni organi e non il corpo intero». Una tipica “liquefazione” da “phosphorus”. E ancora altre terribili denunce. Ci sono «fosse comuni in cui sono sepolti corpi alla periferia della città, in aree dove le forze Usa non consentono l’ accesso. Inoltre, dati provvisori dell’ospedale di Fallujah indicano il ritrovamento di 500 cadaveri di donne e bambini». «Abbiamo chiesto agli ispettori dell’Onu di visitare la città – prosegue al-Deraji – ma hanno rifiutato perché troppo pericoloso: strano, perché nello stesso periodo il candidato alle elezioni Usa John Kerry è entrato a Fallujah dove ha incontrato i soldati».
E’ la popolazione civile di Fallujah ora a chiedere che venga loro offerta attenzione dopo tanto orrore.
Lo fa per bocca del rappresentante dei diritti umani della città che oggi sarà a Madrid per far sì che l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale – dopo l’ottimo lavoro di Rainews24 – venga allertata e proprio su quest’impunità così manifesta delle forze d’occupazione in Iraq. A Rainews24, in particolare al direttore Roberto Morrione, e all’autore del documentario, Sigfrido Ranucci, proprio la popolazione di Fallujah ha consegnato, tramite al-Deraji, una targa di ringraziamento per aver realizzato quel video che altre televisioni, comprese quelle arabe, non hanno avuto, o meglio, non hanno potuto trasmettere. Su tutto pesa una responsabilità di cui ora si devono fare necessariamente carico le Nazioni Unite. E resta quell’ultima domanda a cui qualcuno dovrà rispondere.
«Se gli americani sono sicuri di non aver usato il fosforo come arma vera e propria perché non vogliono la commissione d’inchiesta?».