«Fallito golpe Usa contro Hamas»

Un complotto che ricorda l’Irangate, quando negli anni ’80 Washington vendette armi all’Iran per finanziare i contras in Nicaragua

WASHINGTON — «Questa dannata iftar ci costerà altre due settimane di governo di Hamas». Condoleeza Rice, seduta nella jeep blindata, non aveva nascosto il disappunto con un suo assistente. Era appena uscita dalla tradizionale cena, l’iftar, che mette fine al digiuno durante il Ramadan. A invitarla il presidente palestinese Abu Mazen a Ramallah. Era il 4 ottobre del 2006. Il segretario di Stato sperava che oltre all’hummus e ai falafel le fosse servita la notizia che attendeva: un’azione decisa per sciogliere il governo guidato da Hamas. Abu Mazen le aveva chiesto, invece, di attendere la conclusione del Ramadan.
L’episodio è solo uno dei tanti raccontati in una lunga inchiesta del mensile americano Vanity Fair che rivela il fallito complotto per neutralizzare Hamas dopo la vittoria elettorale del gennaio 2006.
Un piano che, secondo alcuni, ricorda l’Irangate, quando negli anni ’80 gli Usa vendettero armi all’Iran e finanziarono i contras in Nicaragua.
E il bello in questa storia è che alcune indiscrezioni sono venute da esponenti neo-conservatori — come David Wurmser — critici con l’iniziativa «perché controproducente».
La «Operazione Hamas» scatta nel novembre 2006, poco dopo la famosa cena di Ramallah. Il generale americano Keith Dayton incontra a Gerusalemme Moham-med Dahlan, l’uomo forte del Fatali. Ed espone il piano. Le forze fedeli al presidente Abu Mazen riceveranno armi, addestramento e fondi necessari a neutralizzare gli islamisti palestinesi.
Alla fine di novembre, gli ame -ricani promettono lo stanziamento di 86 milioni di dollari. Ma l’assegno arriverà — ridotto a 59 milioni — soltanto nell’aprile 2007 perché la Camera Usa lo aveva bloccato. Dahlan è sconcertato dagli americani, incapaci di mantenere le promesse.
Nel frattempo la Rice cerca strade alternative. Hamas si sta rafforzando, l’Iran continua a pompare denaro. Il segretario di Stato chiede ad Egitto, Giordania, Arabia Saudita ed Emirati di finanziare il progetto e di favorire l’invio di armi per i poliziotti di Abu Mazen. La risposta, di nuovo, non è incoraggiante. Secondo Dahlan arrivano «solo» 20 milioni di dollari.
Forse è anche per questo che, dopo giorni di scontri a Gaza, Hamas e Fatah raggiungono un’intesa per un governo di unità nazionale.
La Rice è «furiosa» e torna alla carica su Abu Mazen affinché tolga di mezzo il governo presieduto da Hamas a meno che non cambi atteggiamento verso Israele e rinunci al terrorismo. Gli Usa passano allora al «Piano B» che prevede: lo stanziamento di 1.27 miliardi di dollari per il Fatah, l’addestramento dei reparti, nuovi equipaggiamenti. Ma una fuga di notizie, sul quotidiano giordano Al Majd (30 aprile), svela l’intrigo. A metà maggio, Dahlan fiuta la tempesta e si reca a Berlino per un intervento chirurgico. Dall’Egitto arriva a Gaza un contingente di 500 poliziotti palestinesi reduci da un corso intensivo. Sono attaccati da Hamas ma dimostrano di essere preparati e respingono l’assalto. Episodi che illudono Washington. Hamas, anche se inferiore per mezzi e uomini, lancia il contro-golpe. Il 16 giugno ha il pieno controllo di Gaza.