«Faccio una provocazione: perché Bertinotti non si confronta subito con noi?»

Provocazione. Insiste molto su questa parola, Don Vitaliano della Sala, il sacerdote rimosso tre anni fa dalla parrocchia di Sant’Angelo a Scala. Da sempre vicino al «movimento». E’ un termine – quel «provocazione» – che non gli dispiace affatto, lo usa quasi come un intercalare. Gli dà un significato particolare, però; quello che altri ottengono con un lungo giro di parole. Come «gettare un sasso nello stagno» o cose simili. E definisce così, con la solita parola, l’idea – annunciata dalle agenzie di stampa – che anche lui potrebbe scendere in gara per le primarie dell’Unione. Di Don Gallo, un altro sacerdote legato al movimento, si era parlato l’altro ieri (in realtà il nome di Don Gallo era già uscito in relazione alla consultazione, visto che la sua firma figurava in calce ad un appello per una candidatura della cosiddetta società civile, per una candidatura «girotondina», poi abbandonata per mancanza di «consensi», come ha decretato l’altro giorno Flores D’Arcais su l’Unità). Ora si fa il suo nome.
Don Vitaliano in lizza, dunque? Qualcosa di vero c’è. Nel senso che un «pezzo» del movimento, quello che una volta – nei facili schemi dei media – si sarebbe definito legato ai «disobbedienti», ne ha discusso. E si deciderà da qui a breve, quando – negli stessi giorni della Mostra cinematografica – a Venezia si riuniranno i social forum di tante città.

Un po’ di vero c’è, dunque. Ma va spiegato. Ed è lo stesso Don Vitaliano a farlo: «Decideremo, vedremo, valuteremo. Ma davvero non mi sembra questa la questione principale». E qual è, allora? «La nostra vuole essere soprattutto una provocazione».

In che senso? «Beh… Le primarie stanno offrendo un’immagine delle opposizioni francamente non bella». Neanche a farlo apposta il sacerdote «ribelle» parla mentre legge il titolo – a tutta pagina – del più venduto quotidiano napoletano che scrive così: «L’Udeur rilancia: ci spettano più posti nei collegi».

«Ecco, l’immagine rischia di essere questa. Perché dal dibattito, dalle contrapposizioni fra leader rischiano di scomparire del tutto i temi che ci sono cari, i temi su cui in questi difficilissimi anni, abbiamo costruito un rapporto con le persone». E cita i Cpt, le battaglie contro i nuovi lager, parla della precarietà del lavoro. Della casa, degli spazi sociali. E parla della pace. E aggiunge che molti dei protagonisti di questa stagione del movimento, oggi sono alle prese con guai giudiziari, visto che la risposta delle istituzioni è sempre stata la stessa, uguale a quella di molti decenni fa. E allora aggiunge il tema dell’«amnistìa per i reati sociali».

Questioni scomparse dal dibattito politico, scandisce. Ecco, allora, la provocazione. «Immagino tu voglia sapere se la mia, la nostra o di chiunque sia la candidatura, sia in contrapposizione a quella dell’amico Bertinotti. La risposta è secca: no. E ti assicuro non parlo a titolo personale».

Ma allora perché scendere nell’agone? «Ora ti rispondo da prete, da uomo di Chiesa. La mia, la nostra provocazione avrà un senso se c’è qualcuno che risponde». Di più, più nel dettaglio: «Sembrerebbe davvero tanto assurdo che il candidato alle primarie più vicino alle nostre istanze, decidesse di incontrare il “movimento”? Decidesse di confrontarsi con le sue espressioni, coi suoi temi? Sarebbe tanto assurdo se – che so? entro una settimana – Bertinotti decidesse di tornare ad essere il Bertinotti dell’anno scorso? E insieme si discutesse su come far diventare un po’ più alla Zapatero quest’opposizione e un po’ meno moderata?».

L’idea di don Vitaliano – e di altri – è insomma quella di pesare, di cominciare a pesare fin dalle «primarie», per arrivare alla discussione che interessa di più: quella sul programma, sui programmi. Idea che comunque non piace a tutti. Salvatore Cannavò, della Direzione del Prc e portavoce di Sinistra Critica, una delle minoranze del partito, dice che «invece di organizzare l’opposizione al governo Berlusconi, le forze della sinistra si dividono in una gara finta (tutti sanno che sarà Prodi il vincitore) e che esalta il personalismo». Dunque, meglio non farne nulla. «In realtà – conclude Cannavò – le primarie andrebbero sospese per preparare un autunno di lotte sociali e un vero confronto sul programma. Non vorremmo che alla fine a vincere fosse solo Berlusconi».

Non a un «autunno di lotte» ma ad un’assemblea – «una grande assemblea che legittimi pienamente la cndidatura di Prodi» – è invece l’idea di un esponente dei comunisti italiani, il partito di Cossutta, il sentore Pagliarulo. Il rischio – dice – «è una dispersione di voti che potrebbe non consegnare a Prodi la stragrande maggioranza dei consensi indebolendolo nella competizione contro il candidato della destra». Lui e il suo partito, comunque, non hanno dubbi: voteranno Prodi domenica 18 ottobre.