“Facciamo la Storia” l´urlo di Tele Sorbona

«Facciamo la storia», dice Simon in collegamento a Parigi, place d´Italie, per Radio Campus. «Se nel 1789 la gente non fosse scesa in piazza oggi non ci sarebbe la democrazia», gli fa eco Julien al telefono da Grenoble. «A Bordeaux eravamo centomila sotto la pioggia, sfilavamo sotto a un tappeto di ombrelli», racconta Emmanuelle. «Qui Rouen – interrompe Louis-Bernard – è stato un carnaio: molta partecipazione ma troppi casseurs». Comunque tanti, tantissimi: una sorpresa anche per gli organizzatori. «Cinque milioni», sostiene Aziz da Nantes, che tiene un suo blog su Skyrock, la più popolare radio giovanile. «Ma dài, non fare il sindacalista: eravamo di meno» risponde una ragazza che si fa chiamare crevette, gambero.
A caldo, la “generazione precari” commenta le manifestazioni con entusiasmo e incredulità. TeleSorbonne, l´emittente dello storico ateneo parigino, trasmette in diretta le immagini dei cortei. «Ancora una volta, la polizia non è stata capace di isolare i violenti», è la versione. «E noi continuiamo a vivere divisi dal nuovo “muro di Berlino”» commenta lo studente-presentatore, alludendo alla barriera eretta dalla polizia tra rue Saint-Jacques et rue des Écoles, sotto alle aule dell´università.
Emittenti radiofoniche e webtv, manifesti, bollettini cartacei, siti per raccogliere video amatoriali. L´informazione studentesca è rigorosamente autogestita e diffidente nei confronti dei grandi media tradizionali. I fotografi e giornalisti ufficiali non sono stati ammessi nelle assemblee e vengono mal visti nei cortei. Il tam tam è ancora più forte nel giorno in cui i grandi quotidiani nazionali non sono potuti uscire a causa dello sciopero. Un movimento carsico, cresciuto nell´incontro di mille associazioni, gruppi e storie individuali. Manca un programma e un leader, come collante solo una parola: Cpe. L´acronimo della discordia diventa “contratto di prima imboscata”, “contratto per lo sfruttamento”, “contratto precariato ed esclusione”. Sugli slogan della protesta Skyrock ha già inventato una canzone mentre il sito Dailymotion ospita alcuni cortometraggi satirici su Villepin: il premier poeta trasformato in piromane.
E´ grazie a questo tam tam che i giovani di tutto il paese sono riusciti a coalizzarsi. I blocchi degli atenei (e le accese discussioni) si aggiornano sul sito StopCpe, federazione delle anime del movimento. «Digione ha confermato la chiusura per un´altra settimana, avanti così!», annuncia Juditte. Il rettore di Bordeaux manda una lettera a tutti gli studenti per comunicare che ci sarà un referendum sul blocco dei corsi. «Dobbiamo resistere ancora, Villepin sta per capitolare», ribatte il collettivo dell´ateneo. La protesta discute, si specchia e organizza le prossime mosse. Da Lille, Thomas rilancia: «Stiamo raccogliendo testimonianze sulle vittime del Cne (il contratto di primo impiego già applicato alle aziende sotto ai 25 dipendenti, ndr)». L´associazione “Génération précaire” annuncia che pubblicherà ad aprile un libro contro gli 800mila stage non remunerati effettuati dagli studenti l´anno scorso. Ma intanto l´attualità incalza: 387 arresti a fine giornata, di cui 200 nella capitale. Julien proclama una nuova mobilitazione: «Domattina (oggi, ndr) appuntamento in place de la République per protestare contro il fermo dei militanti». Anche lui ripete il passaparola di questi giorni: ca va peter, la collera esplode.