Eurispes, due famiglie su tre non arrivano a fine mese

Cade a fagiolo la presentazione del rapporto Eurispes 2008.
Cade a fagiolo per fotografare amaramente, con le parole del presidente Gian Maria Fara, un Paese ostaggio di una classe politica che soffoca la società riducendo gli spazi di democrazia e i desideri di cambiamento degli italiani. Una classe politica «non all’altezza del compito» e basti ricordare, suggerisce, il baraccone andato in scena durante la votazione al Senato che ha decretato la sconfitta di Prodi. Insomma, «la politica è estinta da 15 anni» cioè dall’epoca di Tangentopoli. Perché poi la casta non soltanto «si disinteressa del Paese», non soltanto spende una quantità enorme di denaro pubblico per nutrire un sistema clientelare fatto anche di 35mila aziende esternalizzate dove appoggiare mogli, fratelli, cognati, suoceri e amanti, non soltanto toglie ai giovani la possibilità di crescere costringendoli a emigrare; insomma, la colpa di questa politica, conclude Fara, è anche quella di essersi consegnata mani e piedi ai poteri forti, a finanza, banche, società di assicurazioni e agenzie di rating, al sistema della comunicazione e dell’informazione. Il corollario è un sistema politico che affida i cittadini alla globalizzazione e alle spietate leggi del mercato. «Energia, acqua, risorse umane, ricerca: queste richiedono, piaccia o no ai seguaci del liberismo, un ruolo e unapresenza dello Stato». Nel frattempo gli italiani si stanno impoverendo a ritmi angoscianti. Ufficialmente vi sono 20 milioni di poveri, precari o persone che vivono appena al di sopra della soglia della povertà.
Solo il 38,2% delle famiglie italiane dichiara di arrivare a fine mese, l’anno scorso erano il 51,6%. Dall’introduzione dell’euro al 2005 l’inflazione è cresciuta del 23,7% con una parallela perdita di potere d’acquisto del 20,7% per gli impiegati e del 14,1% per gli operai. E così cresce il pessimismo: otto italiani su dieci pensano che la situazione economica non migliorerà nei prossimi dodici mesi, il dato peggiore degli ultimi sei anni. Ma la società italiana non è più virtuosa della politica: visto l’andazzo,si è accomodata dando vita alla più grande economia sommersa d’Europa, 549 miliardi di euro non denunciati al fisco corripondenti al 35% del Pil e al prodotto interno lordo di Romania, Ungheria, Portogallo e Finlandia. Si tratta di denaro generato dal lavoro nero, dall’evasione fiscale e dall’economia informale che aiuterebbero gli italiani a barcamenarsi meglio nella congiuntura negativa che lì colpisce da almeno sei anni. Accanto, 175 miliardi di euro delle mafie italiane equivalente all’ll,l% del Pil. Per risparmiare gli italiani tagliano le spese per regali, viaggi e tempo libero, frequentano gli outlet e i discount, preferiscono 1 a serata in casa di amici alla cena al ristorante, un dvd in salotto piuttosto che il cinema. L’illusione è quella degli acquisti a rate, a cui ricorre ormai un italiano su quattro. Il debito per il credito al consumo è cresciuto del 17%. Ma le famiglie sono indebitate specialmente a causa del mutuo e dei prestiti per fare fronte a spese improvvise. I giovani sono sempre più penalizzati, dice l’Eurispes, dal punto di vista generazionale: non possono più fare conto come in passato delle ricchezze accumulate dai genitori, sia perché vengono spese sia perché le aspettative di vita sono notevolmente cresciute e l’eredità si fa sempre più lontana, Ma è anche vero che la prospettiva di una ascesa sociale, oggi, è spesso frustrata: «l’immobilismo sociale è un fenomeno tanto più imponente quanto più ci si allontana dal Nord per dirigersi verso il Sud». Ed è altrettanto vero, scrive l’Eurispes, che l’economia italiana guadagnerebbe almeno 10 punti di Pil se due milioni di donne entrassero nel mercato del lavoro: l’Italia registra il tasso più basso dell’occupazione femminile (45,3% contro il 71% della Danimarca). Il lavoro è anche morte: quattro morti al giorno di media, due incidenti mortali europeisono italiani. Quanto a salari, il nostro Paese è penultimo in Europa: 20 milioni dilavoratori sottopagati, e a parità di condizioni i nostri stipendi sono inferiori del 25% rispetto alla Francia. Si ingrossano le file dei “working poors”, gente che lavora ma ha un tenore di vita da disoccupato. Se ne accorge specialmente la Caritas: alle mense si presentano non piùsoltantostranieri poverissimi ma anche italiani giovani, pensionanti.
Lontano da fabbriche e uffici, gli italiani mostrano una paranoia per lasicurezza: lametàha installato una porta blindata per difendersi dai ladri mentre 5 milioni di famiglie possiedono almeno un’arma e questo perché il timore più diffuso è quello divenire rapinati in casa. Per quattro italiani su dieci la maggior parte dei delitti viene commessa dagli stranieri. Oltre il 50% vorrebbe inasprire le pene oppure dispiegare un numero maggiori di agenti in difesa della sicurezza, nonostante lo Stato italiano spenda perl’in-columità dei cittadini il 2% del Pil cioè la quota più alta dell’Unione europea. In effetti aumentano i borseggi, le rapine in banca e i furti in negozio, mentre calano i furti di auto. Le carceri sono diventate «una discarica sociale»: prima dell’indulto ospitavano 63mila persone per il 33% stranieri e 27% tossicodipendenti.
Eppure la criminalità più pervicace rimanelamafìa. Napoli è il territorio a più alta penetrazione mafiosa, seguono Reggio Calabria e Palermo. Sarà per l’incubo spazzatura nella capitale campana, ma secondo un sondaggio sull’ambiente gli italiani pensano che il problema più urgente siano i rifiuti e soltanto in seconda battuta l’effetto serra. Per fortuna la maggioranza è disposta a modificare le proprie abitudine per contrastare gli sprechi, e sei su dieci già praticano la raccolta separata.
A fronte di un panorama tanto desolante, l’Eurispes lancia un appello ai governanti: c’è biso-gnodimaggiorepolitica diqualità per fare ritrovare la fiducia nelle istituzioni, ormai al minimo storico: «Le risse in Parlamento o in televisione non fanno bene alla politica né rassicurano i cittadini». L’omelia di Fara, che si dichiara «cattolico militante» e non «militare» in polemica con le ingerenze vaticane – incassando applausi nell’aula gremita della Biblioteca Nazionale di Roma-, si rivolge poi alla nostalgia della prima repubblica dove tra nani e ballerine c’erano almeno dei politici che sapevano esprimere dei valori. Epperò non risparmia le bacchettate allo smantellamento dell’Iri del 1992 che ha privatizzato aziende come la Telecom passando dal monopolio pubblico a quello privato comportando servizi scadenti e aumenti dei prezzi per i cittadini, Alitalia, Sme, Autostrade, Aeroporto di Roma: per l’Eurispes un elenco di «misfatti» perpetrati da capitalisti a rischio zero e da una classe politica complice o inadeguata. Le soluzioni sono lontane. Ma si può provare, dice Fara, visto che «la Repubblica è in declino ma il Paese non lo è» e lo dimostrano il dinamismo di una parte della classe imprenditoriale e le innegabili eccellenze del sistema Italia. Servirebbe una «grande coalizione alla tedesca» per superare la crisi contingente.
Una ricetta che si avvicina forse al modello Veltrusconi: il bipolarismo è finito lasciando in eredità «un insieme di subculture che hanno originato guasti difficili da riparare: il liberismo economico e il federalismo delle istituzioni». Prima di ripartire, concludel’Eurispes, occorre ritoccare la Costituzione per rafforzare le istituzioni ed eliminare una volta per tutte la partitocrazia. Quello che non è stato fatto da Tangentopoli, è urgente farlo adesso pena il totale scollamento della società dalla politica.