Eterno presente e vivacità popolare della scultura

E’ in corso a Carrara la XII Biennale internazionale di Scultura (fino al 24 settembre), evento importante per il numero e la qualità delle opere raccolte nelle vari sezioni da Bruno Corà, ma anche per la partecipazione di un pubblico molto ampio e consapevole, la migliore smentita possibile per chi sostiene che l’arte contemporanea è faccenda che interessa uno sparuto pubblico di specialisti. Il giorno dell’inaugurazione, ad esempio, è stato vissuto come un evento popolare, di quelli che richiamano alla mente la migliore tradizione “comunale” e quella delle polys greche. Una festa che si è conclusa con l’apertura del Museo della Scultura (ex Convento di san Francesco), entro il quale è stata allestita la sezione più importante della Biennale, “Alveare”.
Le quattro stazioni della Biennale ideate e realizzate da Bruno Corà, con l’ausilio di un qualificato Comitato scientifico, comprendono, oltre ad “Alveare”, “Pre-dizioni”, “Opere dai laboratori” e “Pietro Tacca – un artista, una storia, una città” (quest’utima visitabile solo a partire dal 24 aprile 2007).

Tornando alla mostra che inaugura il museo -pienamente inserito nel contesto architettonico della città e in quello ambientale, connotato dalla imponente vicinanza delle Alpi Apuane, coi millenari bacini di estrazione marmifera – c’è da dire che non è comune la circostanza di poter ammirare un numero così elevato di opere di artisti internazionali di qualità tanto elevata, valorizzate, fra l’altro, da un allestimento calibrato ed efficace.

I lavori raccolti all’insegna de “La Contemporaneità nell’arte” sono selezionati con un criterio che tende a valorizzare l’“eterno presente dell’arte”. «In sintesi – sono parole di Bruno Corà in catalogo – la contemporaneità a cui si richiama questa Biennale (…) è quella che ogni opera condivide con l’altra in quanto creazioni compiute idealmente, e ugualmente, se non per sempre, per una durata temporale presumibilmente assai estesa, sostenuta dal mito di un gesto. Nondimeno, il comportamento attivo dell’osservatore di opere appartenenti a qualunque epoca le ‘attualizza’ nella propria coscienza, ponendole l’una accanto all’altra nella simultaneità dell’atto percettivo (…) e avviando di fatto un azzeramento dello storicismo, a favore di una consapevolezza critico-poetica extratemporale».

Un’attualità non solo banalmente cronologica, quindi, è quella che fa “stare insieme” le decine e decine di lavori di artisti diversi per generazione, cultura e linguaggio. Essendo impossibile anche solo elencarle, ci limiteremo a segnalare le opere che più ci hanno colpito senza, tuttavia, omettere di segnalare con piacere la percezione di un tessuto unitario di stile e di gusto (merito del curatore evidentemente) che crea un valore aggiunto rispetto a quello espresso dalle singole opere. E così ci rimarranno a lungo impressi nella mente i lavori di Anselmo, Bassiri, Calzolari, Canevari, Castellani, De Dominicis, Fortuna, Gastini, Kounellis, Laib, Long, Lo Savio, Mattiacci, Melotti, Mario Merz, Marisa Merz, Messina, Munch, Nagasawa, Nunzio, Panayotidis, Parmiggiani, Pascali, Saito, Spagnulo, Staccioli, Turrel, Uncini, West, Zorio.

La seconda Sezione della Biennale di Carrara è quella che è stata collocata all’interno dell’Accademia di Belle Arti della città, “Pre-dizioni”. Essa è dedicata a giovani artisti provenienti dalle principali Accademie di Belle Arti europee e fornisce uno spaccato delle giovani tendenze della ricerca plastica. Particolarmente interessanti gli artisti di Carrara: Del Pistoia, Peducci, Ricci ma anche Miarra, Salabovà e altri ancora.

L’ultima stazione inaugurata è quella dedicata alle “Opere dei Laboratori”, con una selezione di lavori plastici, messa a disposizione dagli storici laboratori marmiferi del territorio e sistemata all’aperto nella Piazza San Francesco, con opere di Pompili, Ogata, Sachs, Massari, César e Michelangelo Pistoletto.

Un lavoro molto ben riuscito quello di Corà, sostenuto, è parso di capire, dall’intera città e dal territorio, non solo finanziariamente ma con spirito di intrapresa culturale ed entusiasmo collettivi. Un buon esempio di arte e di civiltà.