Esportare la civiltà con la forza

Dopo la caduta del muro di Berlino il diritto d’ingerenza umanitaria è stato invocato spesso per giustificare interventi militari occidentali tanto che Colin Powell, già segretario di stato americano, considerava le organizzazioni non governative come «una parte importantissima délla nostra squadra di combattimento». Ecco che ritorna il vecchio discorso coloniale sulla «missione civilizzatrice».

Cofondatore di «Médecins sans frontières». Quest’articolo è un capitolo di La fracture coloniale, la société française au prisme de l’ héritage colonial, opera collettiva a cura di Pasca! Blanchard, Nicolas Bancel e Sandrine Lemaire, La Découverte, in libreria da115 settembre.

«Il paese che ha proclamato i diritti dell’uomo, che ha contribuito brillantemente al progresso delle scienze, che ha introdotto l’insegnamento laico, che davanti alle nazioni è il grande campione della libertà, ha (…) la missione di diffondere ovunque possibile le idee che hanno fatto la sua grandezza. Dobbiamo considerare i investiti del mandato di istruire, elevare, emancipare, arricchire e soccorrere i popoli che hanno bisogno della nostra collaborazione (1)».
Queste parole, scritte dal radicale Albert Bayet nel 1931 in occasione del Congresso della Lega dei diritti dell ‘uomo dedicato alla colonizzazione, dovrebbero essere studiate attentamente dai contemporanei impegnati negli aiuti internazionali. Anche se la formulazione è desueta, il contenuto corrisponde a un programma di modernizzazione sociale e politica tutto attuale. Peraltro, in Francia quello stesso Congresso della Lega dei diritti dell’uomo aveva condannato la «concezione imperialista della colonizzazione», giustificata solo a condizione di perseguire gli scopi «umanitari» riassunti da Albert Bayet.

Per questa corrente umanista, la colonizzazione era fonte di benefici e di elevazione dei costumi: quindi un obbligo di coscienza, in ragione dell’evidente superiorità della società colonizzatrice sui popoli colonizzati. Tre secoli prima, ai tempi della conquista dell’America, il potere dei conquistatori faceva appello alla cristianizzazione piuttosto che alla modernizzazione, ma sempre insistendo «sui benefici portati dagli spagnoli a quelle contrade selvagge». E non è raro trovare testi in cui si dà credito agli spagnoli di aver «soppresso pratiche barbariche quali i sacrifici umani, il cannibalismo, la poligamia e l’ omosessualità, per portare in quelle terre il cristianesimo e gli usi e costumi europei, oltre a diversi utensili e animali domestici (2)>>. Bartolomeo de Las Casas, prete domenicano difensore degli indios, che ha descritto in maniera particolareggiata i disastri della Conquista e condannato lo schiavismo e i trattamenti crudeli, ha però difeso la colonizzazione, che a suo parere avrebbe dovuto essere affidata non ai soldati ma ai religiosi.
La fondazione della Croce rossa – invenzione della moderna azione umanitaria – mostra chiaramente come a quei tempi non si avvertissero contraddizioni tra aspirazioni umanitarie e progetto coloniale. In Francia, l’era dell’ imperialismo coloniale si apre alla fine degli anni 1850, quando sta per essere adottata la prima Convenzione di Ginevra (1864) di cui la Francia di Napoleone III è la prima firmataria e la più ferma sostenitrice (tanto che per poco non è stata firmata a Parigi). Questo documento non mette in discussione il diritto di conquista, né quello di scatenare conflitti armati, ma cerca semplicemente di fissare qualche limite alla guerra.
Gustave Moynier, suo primo presidente, riteneva che la Croce rossa fosse «ispirata alla morale evangelica»; ma al tempo stesso, come la maggior parte dei suoi contemporanei, vedeva i popoli colonizzati come antitetici alle nazioni civili. >. E inoltre, in L’Afrique explorée et civilisée, afferma: «La razza bianca deve risarcire la razza nera (…) e consentirle di beneficiare dei mezzi di cui dispone la civiltà moderna per migliorare la propria sorte in maniera conforme ai voti della provvidenza» .
Certo, oggi nessuna Ong con fini di solidarietà o di difesa dei diritti umani sarebbe disposta a sottoscrivere una dichiarazione del genere. Peraltro, il più delle volte gli operatori delle organizzazioni di aiuti internazionali sono reclutati tra i detrattori del colonialismo. Ma le pratiche di coloro che si percepiscono come agenti dello sviluppo sono una chiara dimostrazione di quanto lo spirito della >.
Lo stesso schema della «comunità», chimera onnipresente nelle raccomandazioni degli esperti dell’Onu come nèi discorsi dei volontari delle Ong, si apparenta in qualche modo alle rappresentazioni coloniali. Connotato dalla contrapposizione tra «loro» e >.
Come dimostra l’esempio dell’inchiesta cambogiana sopra menzionata, gli educatori tendono spesso a deplorare il peso delle tradizioni. Ma solo pochi si rendono conto che se non fosse per l’imbarazzo, e soprattutto per le regole di cortesia e di ospitalità, andrebbero incontro a reazioni molto brusche, data la rozzezza delle loro intrusioni (8). Convinti di essere portatori di un sapere liberatorio, non percepiscono il carattere offensivo dei loro insegnamenti, che violano l’àltrui intimità.
La confusione tra pulizia, salute e normalità da un lato, e sporcizia e malattia dall’altro, è la tipica connotazione delle campagne di quest’ evangelizzazione sanitaria, versione attualizzata della «missione di civiltà» dell’Europa. Si ritiene che questi popoli «sottosviluppati» debbano essere condotti da nuovi tutori alla maturità sociale, traghettati verso il benessere e il progresso, destati alla coscienza dei loro interessi da pastori che impongono la loro autorità nel segno della lotta contro il >.
Al di là del suo aspetto opportunista, questa professione di fede è indubbiamente sincera. Di fatto, le Ong non sono proprietarie o depositarie esclusive dei valori che promuovono. Ma è proprio questo il problema. Sono ormai innumerevoli le organizzazioni impegnate a rendere operanti e a rafforzare una serie di diritti, concepiti come valori: il diritto alla salute, all’educazione e allo sviluppo, i diritti del bambino, i diritti delle donne. Secondo la tesi di Hugo Slim, direttore degli Studi presso l’Institute for Humanitarian Dialogue, visto che i valori di queste organizzazioni «traducono la loro visione di una società moralmente giusta», esse dovrebbero logicamente sostenere la coalizione militare che li incarna (10). Più chiaro di cosi! Certo, esiste una differenza non di poco conto tra l’intrusione nel privato delle case in nome della salute, e l’ingerenza armata in nome dei valori superiori dell’umanità; ma è evidente che l’una e l’altra rispondono a un principio unitario. In entrambi i casi si fa riferimento a una posizione d’avanguardia, all’impegno di emancipare altri popoli da tradizioni o sistemi politici arcaici. Come dimostra la posizione di chi in Francia afferma il «diritto ali ‘ingerenza umanitaria», schierandosi in favore dell’invasione dell’Iraq.

(1) Citato da Charles-Robert Ageron, France coloniale ou parti colonial, Puf, Parigi, 1978.
(2) Tzvetan Todorov,La conquista dell’America. Il problema dell’altro, Einaudi, 1997.
(3) Citato daAlain Destexhe, L’ Humanitaire impossible ou deux siècles d’ ambiguité, ArmandColin,Parigi,I993.
(4) Jean-Pierre Olivier de Sardan,Anthropologie et développement. Essai en socio-anthropologie du changement social, Karthala, Parigi,
1997.
(5) Soisick Crochet, < (6) Voir Claude de Ville de Goyet, «Stop propagating disasters myths», The Lancet, voI. 356, agosto 2000, http://pdm.medicine.wisc.eduldegoyet.htm.
(7) Georges Vigarello, Le Propre et le Sale. L’hygiène du corps depuis le Moyen Age, Seuil, Parigi,1987.
(8) Soisick Crochet, «Cet obscur objet du désID” op. cito
(9) Conferenza tenuta a Washington, 26 ottobre 2001.
(IO) Libération, 26 dicembre 2004. (Traduzione di E. H.)