Entrata in vigore del Trattato di Lisbona

In una conferenza stampa sull’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, Angelo Alves della Commissione politica del PCP ha affermato che “in questo processo di imposizione ai popoli d’Europa del Trattato di Lisbona, il Portogallo sarà presentato domani come un grande ‘vincitore’. Però, come il PCP non ha mai cessato di denunciare, con il presente trattato il nostro paese ed il nostro popolo sono perdenti, come lo sono gli altri popoli europei”.

1 – La storia offre a volte le coincidenze simboliche e domani se ne avrà un esempio lampante. Il giorno in cui il Portogallo commemora un momento importante per l’affermazione della propria storia nazionale, il 1° dicembre, che segna il 369° anniversario della riconquista, con la lotta, dell’indipendenza e la sovranità nazionale, il popolo portoghese deve far fronte ad una grave violazione della sovranità e indipendenza del suo paese con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

Con questo nuovo Trattato, il Portogallo entra in una nuova fase di “integrazione europea” che istituzionalizza il neoliberismo come dottrina economica, che consolida l’Unione Europea come blocco economico e politico imperialista, approfondendo il suo lato militarista, rafforzando il suo carattere federalista e direttivo da grande potenza. Il Trattato di Lisbona entrerà in vigore domani, ma il PCP ribadisce oggi che l’accettazione di queste linee guida da parte dell’Unione Europea non è ineluttabile ed i diritti sociali, nazionali, i diritti del lavoro, il presente ed il futuro del paese, dei lavoratori e del popolo portoghese sono ancora nelle loro mani e nella capacità di lottare per un cambiamento sociale che usi la via della rottura e del mutamento patriottico di sinistra che è necessario

2 – In questo processo di imposizione del Trattato di Lisbona ai popoli europei, il Portogallo sarà presentato domani come un “grande” vincitore. Però, come il PCP non ha mai cessato di denunciare, con il presente trattato il nostro paese ed il nostro popolo sono perdenti, come lo sono gli altri popoli europei.

Sono perdenti a causa della profonda crisi strutturale del sistema capitalistico e della profonda emergenza economica e sociale in cui il paese trova la dimostrazione che è proprio la politica che questo Trattato istituzionalizza ad essere causa della crisi, del deficit strutturale, della dipendenza estera e dei gravi problemi sociali ed economici del nostro paese.

I lavoratori ed il popolo portoghese sono perdenti perché questo Trattato è in linea con le politiche antisociali che garantiscono profitti per milioni di euro alle grandi imprese a costo della disoccupazione di massa, del lavoro precario, dell’impoverimento generale, dell’aumento delle ineguaglianze e della privazione delle conquiste storiche del movimento operaio in Europa.

Il Portogallo è perdente perché con questo Trattato vi è il trasferimento delle competenze di sovranità in molti settori, perdendo al contempo di influenza nel processo decisionale dell’Unione Europea.

Sono i popoli europei e di tutto il mondo ad essere perdenti, con le loro legittime preoccupazioni per la pace e la sicurezza internazionale. La creazione dell’Agenzia Europea per la Difesa collegata agli interessi del complesso militare-industriale europeo. Il riferimento all’aumento della capacità di spesa militare e la sottomissione dei dispositivi civili e militari degli Stati membri agli obiettivi fissati dal Consiglio, la professione di fede nei confronti della NATO sancita dal Trattato, la creazione del “Servizio europeo di azione esterna” sono gli orientamenti tra i tanti, sono le prove tangibili che si tratta di un pericoloso balzo in avanti verso una militarizzazione dell’UE, come socio imperialista di Stati Uniti e NATO, e di un rafforzamento della UE come organizzazione globale di natura aggressiva.

E’ la democrazia, in ultima analisi, la grande perdente. Poiché il Trattato che entra in vigore domani è una nuova versione della cosiddetta “Costituzione Europea”, che venne bocciata dai popoli nel referendum del 2005 in Francia e Olanda, perché sarà ricordato come il Trattato che, per entrare in vigore oggi, ha dovuto negare il diritto dei popoli che su di esso si sono espressi e soffocare la volontà popolare scaturita nel referendum irlandese del 2008, costringendo quel popolo a votare di nuovo fino ad ottenere il risultato desiderato.

3 – Il Trattato di Lisbona è stato letalmente raggiunto con un processo che mette in evidenza il carattere antidemocratico dell’Unione Europea, per come è governata attualmente. È un trattato che manca di legittimità politica ed istituzionale per il suo contenuto e perché è segnato dal disprezzo per la democrazia e per la sovranità del popolo portoghese.

Per il PCP, la sovranità di un popolo, del nostro popolo, non è negoziabile nei giochi di potere tra le classi dominanti ed i grandi poteri. Per il PCP, la sovranità è un elemento intrinseco alla democrazia, un diritto inalienabile che appartiene al popolo e che può e deve essere esercitato da esso solamente.

I promotori del Trattato di Lisbona, rappresentati in Portogallo dal Partito Socialista (PS), dal Partito Social Democratico (PSD) e dal Centro Democratico Sociale – Partito Popolare (CDS-PP), hanno evitato durante gli anni il dibattito libero e democratico sugli orientamenti dell’integrazione europea e sui contenuti della sedicente “Costituzione Europea” e di questo Trattato. Hanno negato al popolo portoghese – infrangendo le loro promesse elettorali – il suo diritto inalienabile a pronunciarsi su questioni fondamentali per il suo avvenire collettivo. È la ragione fondamentale per cui domani, quando il Trattato di Lisbona entrerà in vigore, il popolo portoghese ignorerà quasi interamente le sue gravissime conseguenze. La responsabilità di questa aberrazione democratica sarà inevitabilmente imputata dalla storia a quelli che, asserviti agli interessi del grande capitale e dei grandi poteri, hanno scelto di imporre unicamente la loro visione di classe nel rapporto tra Stati in Europa.

4 – I popoli, con le forze progressiste, con i partiti comunisti, proseguono la loro lotta per un’altra Europa. Una Europa dei lavoratori e dei popoli che non possa in nessun caso essere costruita contro i loro interessi e le loro inspirazioni. Una Europa che non possa essere concepita per servire gli obiettivi di dominio del grande capitale e di un pugno di poteri forti. Una Europa che si dovrà costruire su basi solide, dunque sul rispetto della storia e della sovranità delle nazioni, della democrazia, dei diritti e della partecipazione democratica. Una Europa fondata sul rispetto scrupoloso delle esperienze storiche del movimento operaio nel continente. Una Europa che respiri i valori della pace, della solidarietà e del reciproco aiuto, rispondendo alle giuste inquietudini ed aspirazioni dei suoi popoli.

Al momento stesso in cui il nuovo balzo in avanti militarista, neoliberale e federalista dell’Unione Europea è atto, il PCP dichiara dinanzi ai lavoratori e al popolo portoghese che non si rassegnerà alle nuove restrizioni imposte alla vita democratica nazionale che implica questo Trattato.

In sfida alla lettera ed allo spirito della Costituzione della Repubblica portoghese, le conseguenze politiche, istituzionali, economiche e sociali che derivano dell’entrata in vigore di questo Trattato impongono nuovi compiti a tutti quelli che, democratici e patrioti, continuano la lotta per la democrazia, per la difesa dei diritti sociali e del lavoro, per il diritto allo sviluppo economico del Paese, per la sovranità, la pace e la cooperazione in Europa.

Però, l’entrata in vigore di questo Trattato non rappresenta in nessuno modo la fine della lotta contro il suo contenuto, contro gli obiettivi di dominio che implica ed i fini politici che incarna.

Al contrario, questa lotta diventa ancora più necessaria ed urgente.