Enrico Melchionda: “Il proporzionale, scelta obbligata contro la personificazione della politica

INTERVISTA ESCLUSIVA AD ENRICO MELCHIONDA di Manuele Bonaccorsi

Un muro contro muro: lo scontro politico sulla legge elettorale assume ogni giorno i toni più aspri. Mentre il centrodestra sembra aver trovato una nuova unità sulla proposta presentata ieri in parlamento, tutto il centro sinistra continua ad opporsi a quello che D’Alema definisce “un colpo di mano”. Sulla nuova riforma elettorale presentata dalla Casa delle libertà e sulle reazioni del centro sinistra abbiamo chiesto un parere a Enrico Melchionda, docente di Scienza Politica all’Università Orientale di Napoli.

Come giudica la proposta appena presentata a Montecitorio dalla Casa delle Libertà?

“Non credo si tratti di una legge truffa, come continuano a sostenere i
dirigenti del centro sinistra. Piuttosto è un pasticcio, una legge troppo
complicata, con tre diversi livelli di sbarramento. Ma il problema che
affronta è reale: ormai è chiaro a tutti che l’attuale sistema elettorale
non è in grado di creare coalizioni stabili, né maggioranze. Il maggioritario forza un quadro politico complesso come quello italiano in due alleanze elettorali, ma non politiche e programmatiche. E’ una camicia di forza imposta a una società pluralistica, non riducibile a due schieramenti. Senza alcuna capacità di garantire la governabilità. Se la riforma non dovesse andare in porto il centro sinistra sarebbe costretta ad affrontare il problema già nella prossima legislatura.

Il centro sinistra continua a rifiutare il dialogo sulla legge elettorale. Molto spesso si è parlato di legge truffa…

“Non capisco la foga del centro sinistra. Ancora meno comprendo le ragioni di chi a sinistra si professava proporzionalista, e oggi è in prima fila nell’osteggiare la proposta della Casa delle Libertà. E poi la nuova proposta è certamente meno pericolosa della prima: lo sbarramento per i partiti in coalizione viene abbassato, cambia proprio quell’elemento che aveva fatto gridare allo scandalo. Così si evita di affrontare veramente il problema: ripeto, il problema è reale, questo sistema elettorale non funziona. Dunque è necessario cambiare. E sono due le strade: o si torna al proporzionale, o si rende il sistema elettorale ancora più maggioritario. Ho paura che parte del centro sinistra propenda verso questa seconda ipotesi”.

Si è tanto parlato di legge alla tedesca o di doppio turno alla francese.

“Il doppio turno sarebbe eccessivamente penalizzante per i partiti più
piccoli. Mentre sul risultato delle elezioni tedesche è necessario fare
molta chiarezza: è nota a tutti la difficoltà che hanno oggi i partiti
tedeschi per creare un nuovo governo. Ma ricordiamo che una legge elettorale maggioritaria avrebbe impedito al Linkspartei di ottenere la vittoria uscita dalle urne: il principio della governabilità non può andare a detrimento della rappresentanza di partiti fuori dagli schieramenti, capaci di portare avanti ipotesi di alternativa. In realtà non esiste una legge elettorale buona in assoluto. Un’analisi attenta è possibile solo analizzando i casi particolari: il quadro politico, il ruolo e la composizione dei partiti e i rapporti che questi costruiscono col corpo elettorale. Ed è chiaro che è impossibile ingabbiare la politica italiana dentro due schieramenti.

Tra i nodi da sciogliere nella proposta c’è quello delle preferenze. L’Udc
le vorrebbe aperte, An preferisce liste bloccate.

“Quasi tutte le leggi elettorali proporzionali hanno liste bloccate. Ma in Italia, dove i partiti sono spesso poco rappresentativi e radicati, questo permetterebbe ad una ristretta cerchia di leader nazionali di decidere la
composizione del parlamento”.

La legge elettorale porta nuovamente in primo piano la necessità di un’analisi sul ruolo dei partiti. Dinanzi alla deriva personalistica e maggioritaria che oggi investe anche l’Unione, quali effetti potrebbe avere una riforma in senso proporzionale?

“Le leggi elettorali non cambiano i partiti, ma possono dare un incentivo
alla loro trasformazione. Ed è certo che una legge proporzionale facilità
una maggiore democraticità e un più ampio insediamento dei partiti sul
territorio, specie se, come nel caso spagnolo, fosse realizzata con colleggi molto piccoli. Meno centralità, poi, sarebbe riservata ai candidati, e molti gravi difetti che oggi colpiscono il nostro sistema politico come il leaderismo, il personalismo e il notabiliato, sarebbero fortemente limitati”.

Si discute di riforma proporzionale proprio mentre i due schieramenti si
apprestano a svolgere elezioni primarie.

“Proprio per questo il ritorno al proporzionale sarebbe un passo in avanti. Con le primarie l’elettore da una delega in bianco ad un individuo, senza garanzie programmatiche. Ma il bipartitismo all’americana non può essere importato nel nostro paese. Il proporzionale è quasi una scelta obbligata”.