Embargo a Cuba, l’Onu contro gli Usa

NEW YORK — Un umiliante schiaffo in faccia all’amministrazione Bush, una settimana dopo che il presidente Usa ha lanciato un appello alla comunità internazionale per rafforzare l’embargo contro l’Avana «fino a quando al potere resterà nelle mani di Fidel Castro o di suo fratello Raul».
Per il 16esimo anno consecutivo l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ieri ha chiesto, alla quasi unanimità, la revoca dell’embargo commerciale americano nei confronti di Cuba. La risoluzione, non vincolante, è passata con il voto favorevole di 184 membri dell’Assemblea generale, Italia inclusa: un record senza precedenti, salutato da un caloroso applauso dei delegati. A votare contro solo Stati Uniti, Israele, le isole Palau e le isole Marshall, mentre la Micronesia si è astenuta. Subito dopo il voto il presidente Bush ha ribadito la sua posizione. «Nulla cambia», ha confermato il portavoce della Casa Bianca Gordon Johndroe, secondo cui rilassare l’embargo significherebbe «arricchire ulteriormente le tasche dei burocrati comunisti». Eppure l’isolamento statunitense sul dossier Cuba non è mai stato tanto forte. Il partito anti-embargo all’Onu è cresciuto progressivamente, passando dai 59 del 1992, ai 170 del 2004 e ai 183 del 2006. Il Nicaragua, che quest’anno ha permesso di raggiungere il nuovo record, si è detto «orgoglioso» di aver votato contro il blocco imposto nel 1962 dall’amministrazione Kennedy, dopo il fallito tentativo di invasione dell’isola alla Baia dei Porci. Entusiasta la reazione dall’Avana. «Il Voto è un regalo per il comandante Fidel Castro e una medicina per la sua ripresa», ha commentato il ministro degli Esteri cubano, Felipe Perez Roque. La notizia del voto ha avuto ampia risonanza anche sul quotidiano comunista cubano Granma, secondo cui «esalterà la solitudine universale della superpotenza che aspira ad isolare la piccola ed agguerrita isola caraibica».
Dopo aver ricordato che il 70% degli abitanti di Cuba sono nati sotto l’embargo, Granma. precisa che il danno economico calcolato in termini prudenti dal governo dell’Avana per gli effetti del bloqueo economico e finanziario «è di 89 miliardi di dollari». «È un genocidio», puntano il dito le autorità cubane, che accusano l’amministrazione Bush di aver danneggiato l’isola, interferendo nelle sue relazioni «con almeno 30 Paesi».