Elezioni regionali in Puglia. La prospettiva dei comunisti

*Segretario Pdci provincia di Bari

La decisione della Federazione della Sinistra e dei Verdi di Puglia di dare vita ad un’esplicita alleanza politico-elettorale per concorrere all’elezione del nuovo Consiglio Regionale, rappresenta l’unica vera novità nel confuso e lacerato quadro politico con cui si conclude il quinquennio del governatorato vendoliano.

L’eterogenesi degli interessi arroccati sia nel PD – e non solo quello di rito d’alemiano -, sia nei tanti consiglieri ed assessori regionali anche di sinistra, pronti a separare artatamente i loro destini dai partiti che li hanno originati, sia di quelli degli ascari di SeL, ha perseguito l’obiettivo di ulteriori frantumazioni politiche, mantenendo lo sbarramento al 4% e possibile voto disgiunto sui presidenti.

Sicché, a conclusione del primo mandato del Governatore Vendola, ai comunisti del PdCI e del PRC ed ai Verdi di Puglia, occorre raccogliere tra gli 85 ed i 90 mila voti di lista per poter concorrere al riparto dei seggi, mentre rimangono evanescenti i vincoli politico-programmatici d’una sedicente coalizione tra partiti colpiti e divisi al loro interno e pubblicamente mortificati a comparse, fastidiose ma necessarie, per via delle competenze costituzionali in materia elettorale, anch’esse ritenute fastidiose.

Non poteva finire meglio questa nostra primavera pugliese!!
L’ostinazione politica nell’assumere rozzamente lo strumento delle “primarie”, quale unico atto consentito alla partecipazione popolare, ha stravolto in maniera colpevole, grave e non facilmente rimediabile, ogni rapporto tra cittadinanza e politica, tra governo e governati, tra Capo e folla, dentro e fuori le sedi istituzionali.

Piuttosto che opporvisi, Vendola ed il suo entourage, pur di mantenere il proprio progetto politico, hanno volutamente cavalcato, con grande padronanza mediatica, quel voluttuoso sentimento di plebiscitarismo e di conformismo stolto ed ottuso che attraversa il Paese. Ottenendo a risultato la definitiva cancellazione di ogni ipotesi di accordo politico-programmatico condiviso tra partiti alleati.

Questo è l’incontestabile quadro politico regionale e non solo, in cui, da comunisti convinti del progetto politico unitario avviato, dobbiamo operare con acume ed intelligenza politica.

Le diciture nel simbolo elettorale “Vendola Presidente” e “La sinistra L’ambiente” sono tutt’altro che piaggeria politica o condivisione tacita dell’azione amministrativa sin qui condotta. Ancor meno, riconoscimento solidale all’epica poetica d’una insostenibile “solitudine del potere” che affliggerebbe l’“uomo destinato” a decidere degli altri.
Molte sono infatti le considerazioni politiche, serie, di merito e non strumentali, fondanti questa scelta largamente condivisa nel corpo dei tre partiti.

La prima, sta esattamente nell’opposizione a qualsivoglia rientro delle destre sulla scena della politica regionale: né in forma diretta, disperdendo energie o alimentando strumentalismi da voto utile; né in forma surrettizia, avversando la riapertura del confronto già avviato, oggi sospeso per mere ragioni elettorali, tra il Governatore Vendola e gli esponenti politici più attivi dell’UDC – direttamente presenti nell’attuale giunta regionale con l’assessore Stefàno in odore di ricandidatura in una lista chiamata: “La Puglia per Vendola” – e del Movimento “IO Sud” della fascinosa senatrice Poli Bortone (ex AN ed ora affiliata al gruppo UDC-Senato), con il grazioso ufficio dell’MPA del siciliano Lombardo, già gradito ospite di queste terre.

Le altre, che per brevità accenno soltanto, attengono il giudizio articolato sull’azione di governo della Puglia sino ad oggi svolto, proprio sul terreno delle politiche più sensibili: dalla difesa del carattere pubblico di acqua, scuola, sanità, alle scelte di politica industriale nella produzione di energia (“no al nucleare”, “no alle piattaforme petrolifere in Adriatico”), a quelle di organizzazione del sistema di protezione sociale; da quelle di manutenzione e difesa del territorio e per il risanamento delle città e dei borghi, a quelle per l’istruzione e l’educazione attraverso l’accesso agli strumenti culturali per larghissimi strati di pugliesi emarginati, sino a quelle più controverse dell’allargamento, ad ogni condizione sociale, dei cittadini e comunque di tutti i residenti, della fruizione dei servizi di accoglienza e protezione a tutela della persona umana e della sua dignità; a quelle della strumentazione sanitaria di prevenzione epidemiologica, di cura e di riabilitazione sul territorio.

Ma soprattutto attengono a quelle mancate scelte programmatiche e di sviluppo degli investimenti sostanziali per la vastissima produzione agro-alimentare ed a sostegno delle diversità di prodotto e della loro sicurezza nella trasformazione in cibo; a quelle contro la contraffazione e manipolazione di alimenti, beni e prodotti; al lavoro manifatturiero produttivo necessario a rendere stabile, sicura e legale l’occupazione, sia nell’accezione delle imprese coltivatrici, sia in quelle artigiane e di piccola e media dimensione, sia in quelle che vivono per prezzi tariffari o con le elargizioni di fondi erariali e la realizzazione di commesse pubbliche.

Intendiamo infatti consolidare tutto il lavoro positivo prodotto, procedere alla correzione dei tanti errori evidenziati, superare le incertezze, i ritardi e respingere le pesanti intromissioni d’interesse lobbistico, tutt’altro che ininfluenti in Puglia.
Sicché le parole d’ordine dei comunisti pugliesi che rivendicano una nuova cultura politica ed una nuova cultura istituzionale, diventano azione concreta di democrazia partecipata e di controllo sociale per un mutamento radicale nell’azione di governo, su cui chiedere il consenso popolare.

Proprio contro le pericolose derive presidenzialiste e plebiscitarie tanto intensamente praticate in danno dei partiti e della loro presenza nelle istituzioni, vanno ricostruite e riconosciute quelle funzioni, sia costituzionali che politiche, di elaborazione programmatica e strategica e di controllo d’efficacia, per una costante comparazione dei risultati derivanti dalla spesa elargita.

È necessario imporre la rinuncia a quelle pratiche fin troppo spinte di conferimento presidenziale di funzioni di rappresentanza politica e di partito ad eletti ed assessori, in Aula, come negli enti strumentali di giunta e di governo allargato, proprio avverso la funzione critica e di controllo dei cittadini organizzati.

È conclamato, infatti, che quest’assenza di specificità funzionali assieme alla commistione di ruoli di governo e di controllo, ha continuato a caratterizzare, anche nella Puglia di Vendola, larga parte delle procedure di spesa pubblica, volte più a creare consenso politico per i soggetti erogatori, che alla concreta soddisfazione dei bisogni più prossimi ed immediati della cittadinanza. Una commistione che, assente qualsivoglia azione di controllo, ha alimentato anche in Puglia, sprechi, sperperi e prebende, tollerati oltre misura e sconfinati nell’illecito penale, finendo per esplodere in una evidente e gravissima questione morale che tanto profondamente ha penetrato l’azione della sinistra al governo della regione.

È questo “modus operandi” che iscrive pesanti responsabilità politiche allo stesso Presidente Vendola, pure assolutamente estraneo a qualsivoglia semplice illazione di illiceità. Cosicché, nelle pratiche istituzionali vanno introdotti sostanziali e radicali mutamenti, a fronte del tanto tempo perso e della sottovalutazione del tema.

Noi comunisti abbiamo lungamente ed inutilmente rivendicato, proprio a questo Governo Regionale che sentivamo più prossimo, la necessità di produrre una forte innovazione di sistema, statutaria, a partire dalla consistente riduzione del numero dei consiglieri regionali, degli assessori con la ridefinizione dei rispettivi ruoli e competenze. Compresa l’eliminazione degli staff aggiuntivi, tanto costosi quanto surrettiziamente posti al di sopra degli apparati tecnico-amministrativi propri dell’ente regionale a duplicarne le funzioni. Un alleggerimento di spesa e di funzione ineludibile, nella prossima legislatura, in favore d’una più coerente procedura di elaborazione legislativa. Questa infatti, va tenuta distante e differente da quella di più diretta competenza, nell’assegnazione-erogazione della spesa. Così come, ancor più evidenti devono essere le diverse funzioni relative agli indispensabili controlli nell’appropriatezza delle prestazioni, nella tempestività degli interventi, nella funzionalità ed efficacia dei risultati e delle modificazioni realmente intervenute nel corpo sociale dei concittadini.

Un lavoro duro e serio, dunque, quello a cui ci apprestiamo, utile ad istituire una concreta discontinuità politica in ragione dell’esperienza consolidata, fatto di ampi correttivi nelle pratiche di governo, senza cedere alle suggestioni illuministiche ed autoreferenziali, spesso assunte per conculcare i valori, pure proclamati, dell’alleanza politica e dell’unità programmatica tra differenti.

È in quest’ambito che abbiamo sostenuto, ancora una volta vanamente, la necessità per tutti i contraenti l’alleanza per il nuovo quinquennio, di eliminare ogni sbarramento elettorale. Non siamo stati sufficientemente convincenti ?!, e non ci siamo arresi all’ostacolo!
Abbiamo convenuto di rintuzzarne la natura eminentemente politica e strumentale, unendo il simbolo della Federazione e dei Verdi, con l’intento di non permettere a nessuno di rieditare pratiche nefaste già sperimentate di chi vuole “fare le pulci” ai compagni mentre apre le porte di casa al fior fiore di opportunisti mascalzoni.