Elezioni, la Sinistra parte dal caffè

Ormai siamo partiti, si può solo migliorare», è il commento più ricorrente al varo della campagna elettorale della Sinistra arcobaleno. Una presentazione pubblica che riempie fino all’inverosimile il piccolo caffè Fandango a piazza di Pietra, due passi da Montecitorio. La «cosa rossa» arriva al «day one» di campagna elettorale con tutte le sue sfumature: un po’ caotica, un po’ confusa, un po’ contenta, un po’ diffidente, un po’ angosciata. Attorno a Fausto Bertinotti c’è Rossana Praitano, del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. E poi i segretari che tanto hanno battibeccato in questi giorni – Franco Giordano, Oliviero Diliberto, Alfonso Pecoraro Scanio. Fabio Mussi non c’è, convalescente per un intervento chirurgico programmato da tempo. A lui, che di questa giornata sarebbe stato uno dei protagonisti, piovono auguri di pronta guarigione da ogni dove, manifesto incluso.
Simbolo e candidato non lanciano sorprese: «Non è solo una sfida elettorale, vogliamo cambiare la società senza arrenderci a un duopolio che cancellerebbe la sinistra in Italia», dice il presidente della camera. Niente falce e martello, tanti mugugni, qualche disagio, alla fine poche riserve. «Ognuno la porta con se. Questo è un simbolo elettorale che rappresenta diverse realtà», dichiara Bertinotti tra i flash di rito.
Quasi sicuramente non sarà lui il capolista arcobaleno in tutte le regioni. Lascerà spazio ad altri ma a chi, dove e come è tutto da vedere. Solo la settimana prossima si inizierà ad affrontare il punto cruciale della formazione delle liste e l’individuazione dei candidati. Buio ancora fitto sulla quota di «indipendenti» da portare in parlamento: saranno il fiore all’occhiello della «nuova Sinistra» ma difficilmente saranno più di 6 o 7 visto il dimagrimento elettorale.
In mezzo a foto e dichiarazioni di rito, solo Pecoraro Scanio si appunta il simbolo nuovo sulla giacca e ricorda a tutti di essere all’inizio di una campagna elettorale breve e durissima. Fuori dal locale, decine di parlamentari della Sinistra rosso-verde. Molti di loro non saranno ricandidati, e ci si saluta un po’ come se fosse l’ultimo giorno di scuola e un po’ come se si sapesse che il vicino prenderà il tuo posto. Dirigenti e notabili si appartano qua e là, portavoce e uffici stampa fissano le agende per i prossimi appuntamenti.
Per l’arcobaleno è una partenza tutta in salita, il ritardo è clamoroso. Si sta ancora cercando una sede unica per il comitato elettorale e si discute a fondo del programma e del sito Web. Quello ufficiale, www.sìnistrarcobaleno.it, è fermo agli stati generali di dicembre. Solo oggi inizieranno le prime riunioni su come organizzare e «comunicare» la campagna elettorale vera e propria. Come Veltroni e Berlusconi, anche Bertinotti farà pochi comizi. Il primo appuntamento certo è la presentazione del programma in decine di piazze italiane l’ultimo fine settimana di febbraio o il primo di marzo. Altrettanto certa è la formazione di gruppi unici in parlamento.
Nonostante la ressa delle grandi occasioni, qualcuno ha notato assenze pesanti nel Prc come quelle di Paolo Ferrero e Alfonso Gianni. «L’ho saputo troppo tardi e ormai mi ero impegnato a Spoleto con i lavoratori della fabbrica Minerva», assicura a caldo l’unico ministro di Rifondazione. «Per me il comunismo è quanto mai necessario ma il processo unitario è altrettanto importante», dice approvando il simbolo. E se gli si chiede che tipo di campagna elettorale si immagina ha le idee chiare. Nessuna «ambizione» di condizionare il Pd ma «bisogno di delineare il profilo della sinistra»: «Non lo dico in polemica con nessuno, noi non siamo l’ala massimalista del partito democratico e non lavoreremo per emendamenti al loro programma, noi stiamo da un’altra parte e siamo un’altra cosa».
Anche Alfonso Gianni, che dall’inizio sostiene l’idea di un partito unico, è a una riunione ufficiale come sottosegretario allo sviluppo. «Condizionare il Pd non è il nostro obiettivo ma è un possibile effetto collaterale del risultato elettorale, come dimostra la Linke in Germania». Anche per Gianni l’obiettivo di quelle che definisce «elezioni costituenti» per la «sinistra del XXI secolo» è innovare dalle fondamenta la tradizione. «L’unità non è un feticcio ma è una novità profonda. Se vogliamo avere successo però servono contenuti e comportamenti diversi dal passato».