Elezioni in Bielorussia (commenti dai giornali russi)

ELEZIONI PRESIDENZIALI IN BIELORUSSIA: I COMMENTI IN RUSSIA

Proponiamo, a commento dei risultati della consultazione presidenziale bielorussa che ha visto il trionfo di Aleksandr Lukashenko, alcuni materiali di fonte russa.
Si tratta di una corrispondenza del giornale comunista “Pravda” da Minsk, di un’intervista e un commento per il giornale internet vicino al governo, www.strana.ru , rispettivamente di Andranik Migranjan e Viktor Kuvaldin, autorevoli studiosi di politica estera e consiglieri del presidente Putin, e, infine di una dichiarazione a sostegno di Lukashenko (curiosamente ignorata dai giornalisti occidentali) di Michail Gorbaciov, apparsa nel medesimo sito.

UNA VITTORIA SCHIACCIANTE
di Oleg Stepanenko

apparso nella “Pravda” (organo del PCFR) del 11/12 settembre 2001

Aleksandr Lukashenko è stato rieletto presidente della Bielorussia. Per lui ha votato il 76,6 per cento dei partecipanti alle votazioni, vale a dire il 64 per cento di tutti coloro che hanno diritto al voto. La stragrande maggioranza della popolazione adulta del paese. Tale risultato non è mai stato ottenuto da alcuno dei presidenti nei paesi adiacenti alla Bielorussia.
Non è azzardato definire trionfale la vittoria di Lukashenko. Soprattutto se si tiene conto di una serie di fattori. Innanzitutto il fattore esterno. Contro Lukashenko è intervenuta non solo l’aggressiva opposizione nazionalista, ma anche il “civile” Occidente che l’ha alimentata con un sostegno finanziario, morale e politico, dalle caratteristiche più sofisticate.
In ogni caso, la macchina occidentale, allestita per organizzare e portare a compimento un colpo di stato con l’ausilio di “elezioni pacifiche”, fino ad oggi non ha prodotto risultati. Essa era stata sperimentata con successo nei “nuovi paesi indipendenti”. Nella Russia di Boris Eltsin, nell’Ucraina di Leonid Kravchuk, nella Georgia di Eduard Shevarnadze.
Il più brillante successo ottenuto da questa macchina e però rappresentato dalla vittoria di Kostunica in Jugoslavia. Ciò che non si era potuto ottenere con i missili e le bombe all’uranio, si è realizzato con l’aiuto del “meccanismo elettorale”.
C’è stato, è vero, un rallentamento in Moldavia, ma l’Occidente non vi ha fatto quasi caso. La Moldavia è stata messa in ginocchio dalle riforme liberali e difficilmente qualcuno potrà rimetterla in piedi: il fardello della povertà, in cui è precipitato il popolo moldavo, ricadrà sulle spalle del nuovo potere, sul comunista Voronin…
In sostanza, rimaneva un ultimo incrollabile bastione: la Bielorussia. Si sono preparati all’assalto in modo accurato. Centinaia di milioni di dollari per una “quinta colonna”, la cosiddetta opposizione democratica, uno sforzo eccezionale profuso dall’Occidente e dai suoi sodali “democratici” russi, per ottenere l’unità degli “antilukashenko” e definire la candidatura unica di V. Goncharik: tutto, facendo riferimento al modello del colpo di stato jugoslavo. Tutto, letteralmente tutto, è stato meticolosamente preparato e messo in pratica. Dovevano essere determinanti i disordini, previsti per la notte tra il 9 e il 10 settembre, con il pretesto della “protesta popolare” contro la “falsificazione” delle elezioni. Persino le cifre della “falsificazione attuata dal potere” erano già confezionate, sulla base di “uno spoglio parallelo”. Cifre “che testimoniavano” della necessità di un secondo turno…
Ma le cose non sono andate secondo le aspettative dell’opposizione. Il quadro reale si è presentato diverso. Il candidato unico non è andato oltre il 15,4 per cento dei voti. Cinque volte meno di Aleksandr Lukashenko. Il terzo pretendente alla più alta carica dello stato, S. Gaidukevic, ha ottenuto solo il 2,5 per cento.
E che tali cifre siano il risultato reale della libera espressione della volontà popolare, è stato testimoniato da numerosissimi osservatori, in particolare quelli stranieri.
Ecco alcune testimonianze esemplari.
Mikolas Pronzkus, membro del parlamento lettone: “Quando sono arrivato, ho sentito dire che qui c’era la dittatura e che non si poteva parlare di libere elezioni. Ho visto una situazione completamente diversa. La gente votava tranquillamente, senza alcuna pressione e intimidazione. Ho assistito a elezioni autenticamente democratiche”.
Luigi Marino, senatore italiano: “Non c’è stato alcun problema e non si può certo parlare di violazioni”.
Sofi Landsfer, vice speaker del parlamento israeliano: “Abbiamo visitato molti seggi. Tutto si è svolto nella più grande regolarità e la gente ha espresso serenamente la propria volontà”.
Julis Vjaselka (ex ministro dell’economia della Lettonia): “La votazione si è svolta nella regolarità, al cento per cento in modo democratico”.
Si possono elencare ancora decine di testimonianze e valutazioni.
Così, un osservatore russo, Georghij Tichonov ha affermato con decisione: “Vi dico con franchezza che, se in Russia le elezioni si svolgessero solo per metà in questo modo, sarebbe già un passo in avanti”.
E, infine, il più importante degli osservatori, il vice presidente dell’OCSE Kimmo Kiljunen, che guidava i gruppi parlamentari dell’OCSE, del Parlamento europeo e del Consiglio d’Europa, nella sostanza, ha valutato positivamente le elezioni e non ha avanzato richieste. E, sebbene ai seggi elettorali fossero presenti più di 20.000 osservatori, di cui circa 1.000 stranieri, non risulta siano pervenute serie contestazioni dalle commissioni elettorali periferiche.
Nella conferenza stampa tenuta nella notte tra il 9 e il 10 settembre, Aleksandr Lukashenko ha ringraziato il popolo bielorusso, definendolo “popolo vincitore”, in quanto ha scelto il suo presidente al primo turno.
“Vorrei trasmettere il mio caloroso ringraziamento ai cittadini russi, per il colossale sostegno morale, che essi hanno manifestato nei confronti miei e del popolo bielorusso in un momento particolarmente delicato. E voglio trasmettere un particolare ringraziamento a tutti quei politici russi, che mi hanno sempre sostenuto e hanno creduto nella mia vittoria”.
Come è noto tale sostegno è stato manifestato ad Aleksandr Lukashenko dal presidente del C.C. del PCFR, Ghennadij Zjuganov, che lo ha incontrato alla vigilia delle elezioni.
Il presidente ha definito la propria vittoria come la vittoria smagliante di tutti coloro, che hanno reso possibile la realizzazione delle elezioni presidenziali in Bielorussia. “E’ una vittoria bella ed elegante,” – ha osservato – “dal momento che il potere in carica non ha fatto uso di tecnologie manipolative di comunicazione…Perciò si può affermare che, per la prima volta nella storia recente, i metodi sporchi, utilizzati per corrompere le coscienze, sono stati sconfitti… Abbiamo dimostrato che è possibile vincere, senza utilizzare tali strumenti e riteniamo che tale comportamento avrà carattere di esempio anche per gli altri stati della nostra Europa”.
“L’alta affluenza alle urne testimonia dell’insofferenza del popolo bielorusso verso ogni tipo di pressione. Più vengono esercitate pressioni, più forte si manifesta la volontà dei bielorussi di andare ai seggi per votare, anche in presenza di situazioni personali serie, in ogni famiglia. Ad esempio, in questi giorni sta terminando il raccolto e i cittadini hanno l’abitudine di recarsi nei villaggi per aiutare i parenti. E ciò nonostante, l’affluenza degli elettori non è mai stata così alta”.
Sembra quasi che occorra ringraziare il segretario di Stato USA, C. Powell, e l’ambasciatore a Minsk, M. Kozak, per la loro plateale interferenza negli affari interni della Bielorussia. Con le loro iniziative “democratiche” hanno consentito a Lukashenko di non perdere un solo voto.
Le “teste pensanti” analizzeranno ancora per molto tempo le cause dell’impressionante vittoria dell’attuale presidente della repubblica. Ma fin da oggi, è possibile affermare che la ragione fondamentale risiede nella sua politica economica e sociale. Proprio di questo ha parlato Aleksandr Lukashenko, nel corso della sua conferenza stampa notturna: “E’ un cardine del mio lavoro.” – ha detto – “Non distruggere nulla, non stravolgere nulla, non rovinare nulla di ciò che è stato creato, non da me, ma dalle generazioni precedenti, in particolare nel periodo sovietico. Vi assicuro che nulla verrà distrutto, ma semmai sviluppato e perfezionato. E in primo luogo, l’unione con la Russia.”
I giornalisti gli hanno ricordato le sue affermazioni circa l’intenzione, in caso di vittoria, di incontrarsi con Vladimir Putin, per rivedere i documenti dell’unione. E’ già stata fissata una data e uno schema per tale incontro?
“Ci siamo accordati così: come si conclude il processo elettorale, vale a dire quando saranno comunicati i risultati definitivi, Vladimir Putin ha dato la sua disponibilità a sedere al tavolo delle trattative, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, per risolvere i problemi e indicare le prospettive della collaborazione tra Bielorussia e Russia. Perciò penso che, in tempi brevi, entrambi prenderemo una decisione”…

I “MEDIA” RUSSI HANNO OPERATO CONTRO LUKASHENKO
intervista ad Andranik Migranjan, a cura di Viktor Sokolov

apparsa nel sito www.strana.ru 10 settembre 2001

D. Aleksandr Lukashenko è stato eletto al primo turno. La cosa l’ha sorpresa?

R. Aspettavo la vittoria di Lukashenko, e il risultato non mi sembra certo sorprendente.

D. In questo momento si sta discutendo se queste elezioni si siano svolte in modo corretto oppure truccato. Quale è la sua opinione?

R. Penso che le elezioni siano state sostanzialmente corrette e, in una certa misura, più corrette che in molte repubbliche ex sovietiche. Per quanto le elezioni possano svolgersi correttamente oggi, in Russia, in Ucraina e nelle altre repubbliche. Di fatto, nessuno ha testimoniato dell’esistenza di irregolarità.

D. L’opposizione non è riuscita a esercitare la sua funzione?

R. Il risultato delle elezioni è pienamente regolare. Non penso che l’opposizione, con i suoi pronunciamenti antirussi, abbia più sostenitori di quelli che hanno votato per il suo leader. Essa ha fatto il pieno dei suoi consensi. Il popolo bielorusso ha accordato un appoggio di massa al presidente in carica.

D. Gli osservatori occidentali non sembrano contestare le procedure di voto, ma, nello stesso tempo, sostengono che Lukashenko ha monopolizzato i mezzi di informazione di massa. Condivide questo giudizio?

R. No. Praticamente tutti i “media” occidentali e le principali reti e gruppi editoriali russi sono intervenuti a favore dell’opposizione. Io penso che Lukashenko fosse addirittura in svantaggio, poiché la televisione e gli altri “media” russi, molto seguiti in Bielorussia, si sono quasi tutti schierati contro Lukashenko.

LE ELEZIONI IN BIELORUSSIA APPARTENGONO GIA’ ALLA STORIA
di Viktor Kuvaldin

commento apparso nel sito www.strana.ru 10 settembre 2001

Le elezioni in Bielorussia appartengono già alla Storia. L’esito è conosciuto: il presidente in carica Aleksandr Lukashenko ha vinto con un larghissimo margine. Lo scarto tra lui e il suo principale concorrente è così grande, che la vittoria di Lukashenko difficilmente potrà essere messa in discussione.
Ora la sua vittoria può essere discussa su un unico terreno: qualora fosse provato che i risultati sono stati manipolati a suo favore su larga scala. Ma, come sembra al momento, se le violazioni fossero poche, esse non inficerebbero minimamente il risultato finale.
Così, qualunque sia la nostra opinione di Lukashenko, avremo a che fare con lui nel prossimo futuro.
Io ritengo sbagliata la tendenza a sopravvalutare la possibilità dei presidenti in carica di influenzare l’esito delle consultazioni, negli stati postsovietici. Lo stesso Lukashenko, a suo tempo, ha conquistato il potere a dispetto della forte opposizione di praticamente tutta l’elite bielorussa.
Leonid Kravchuk venne costretto a lasciare lo scranno presidenziale a Leonid Kuchma. Nel 1996, Boris Eltsin, nonostante avesse dalla sua parte l’intero apparato dello stato e il grande capitale, ottenne una prestazione molto modesta nel primo turno e, a onor del vero, ancora oggi non siamo in grado di stabilire se egli abbia veramente vinto.
Come amano dire i russi: non si può forzare una persona ad amarti. Se un candidato suscita forte repulsione, non esistono potere e denaro in grado di sostenerlo.
Nel caso di Lukashenko, le cose stanno in modo completamente diverso. E ciò non può essere ignorato.

GORBACIOV SPERA CHE LUKASHENKO VENGA RIELETTO
dichiarazione dell’ex presidente sovietico, ripresa dal sito www.strana.ru il 7 settembre 2001

L’ex presidente dell’URSS Michail Gorbaciov spera che Aleksandr Lukashenko venga rieletto presidente della Bielorussia per un altro mandato.
“Sostengo Aleksandr Lukashenko. E’ un uomo fedele alla Bielorussia e alla Russia” ha detto Gorbaciov.
Gorbaciov ha ricordato che Lukashenko “aveva richiamato la sua attenzione già quando era deputato al parlamento”.
Nell’opinione dell’ultimo presidente sovietico “Lukashenko forse si è mosso un po’ troppo velocemente dal posto di presidente di una fattoria collettiva a quello di presidente della repubblica e, a volte, il suo stile ricorda quello di un “toro nell’arena”.
“Comunque”- ha osservato Gorbaciov – “Lukashenko ha appreso molte cose dall’esperienza passata”.

Traduzioni dal russo e dall’inglese
di Mauro Gemma