Elezioni e liste no-global. Un posto per il movimento

Città nell’urna: Dove, e come, i movimenti scendono in campo

«Per costruire una città diversa bisogna prima sognarla». Lo slogan, come è giusto che sia quando ci apprestiamo a parlare di movimento ed elezioni, arriva da Genova, città simbolo per i movimenti, italiani e non solo, e osservata speciale per le elezioni amministrative di domenica prossima. Ed è proprio nella città che fu di Cristoforo Colombo che il centrosinistra, raccolto attorno al sindaco uscente, il diessino Giuseppe Pericu, attinge a piene mani dall’esperienza e dalle pratiche del padre dei Social forum italiani. Otto candidati «disobbedienti» nelle liste di Rifondazione comunista (Laura Tartarini, avvocato del Genoa legal forum, al comune; Fabio Bonanno, sindacalista Rdb, e Roberto De Montis, dell’associazione Città aperta, che si occupa di immigrazione, alla provincia; più altri cinque nella circoscrizioni), addirittura 14 provenienti dall’Arci, alcuni nei Ds (come Massimiliano Morettini, presidente dell’Arci Liguria) altri nel Prc (come Laura Testoni, webmaster del sito del Gsf). E poi ancora, sempre tra i Ds, Giuliano Giuliani, padre di Carlo, il giovane ucciso il 20 luglio da un carabiniere a piazza Alimonda. E’ inevitabile, dunque, che il nostro viaggio nei movimenti che guardano alle elezioni cominci dalla città simbolo, per gli italiani che pensano a Porto Alegre non come a una esotica città di un continente lontano, della contestazione radicale alla globalizzazione neoliberista. «Dopo il G8 forse si poteva osare di più», ci dice Matteo Jade, del centro sociale Zapata, guardando a quello che è invece accaduto in altri comuni (come vedremo più avanti). Il dilemma infatti era, qui come altrove, se correre con Rifondazione comunista oppure promuovere liste civiche «aperte». «A Genova non c’erano le condizioni di fondo per una lista dei Social forum», continua Jade. E nemmeno per una che mettesse a frutto l’esperienza dei disobbedienti del laboratorio Carlini, causa la mancanza di una candidatura forte. Così si è preferito inserire una squadra di indipendenti nel Prc, ma «con manifesti autonomi, e simboli e contenuti propri». Quello che non è accaduto a Genova è avvenuto invece in altre città, dove sono state costituite vere e proprie liste «di movimento», in alcuni casi alternative sia al centrodestra che al centrosinistra. Come a Treviso, dove si vota per il rinnovo dell’amministrazione provinciale. Ebbene, qui dietro il simbolo dell’«Altra Marca» c’è Sergio Zulian, portavoce del comitato M21 per i diritti dei lavoratori migranti contro il razzismo. Insieme a lui due liste, una di soli immigrati, l’altra di esponenti della società civile e del movimentismo, dallo scrittore e poeta Lello Voce (autore anche di un video su Genova, «Solo limoni») a rappresentanti di Attac, del Treviso social forum e del Castelfranco social forum, e così via dicendo. Con il solo appoggio dei Verdi, si opporranno anche al candidato dell’Ulivo, Diego Bottacin della Margherita, sostenuto da Ds, Comunisti italiani e Rifondazione. A Feltre, in provincia di Belluno, una lista movimentista è invece collegata a quella del Prc.

Spostandoci a larghe falcate verso sud, tappa obbligata nelle Marche, dove si vota per la provincia di Ancona e per i comuni di Jesi, Fabriano e Civitanova marche. L’esperienza probabilmente più interessante è quella di Jesi, dove una lista ancora una volta «di movimento» candida Gilberto Maiolatesi, rappresentante del centro sociale Tnt. Con lui collettivi studenteschi, operatori sociali e Osservatorio sull’immigrazione. A Fabriano, invece, la lista «Sinistra in movimento», raccogliendo l’appello di 23 esponenti della sinistra locale, candida l’ex vicesindaco Paolo Paladini, e insieme a lui operai, insegnanti ed esponenti della cosiddetta società civile.

Ancora più a sud, un’altra esperienza singolare è quella di Cosenza, dove si vota la successione al defunto sindaco Giacomo Mancini. E la divisione è nientedimeno che tra negrian-manciniani e non. Al candidato ufficiale del centrosinistra, infatti, l’ex assessore Eva Catizone (Ds), i detrattori di destra rimproverano il fatto di essere troppo amica di Toni Negri, quelli di sinistra il suo «mancinismo». Il risultato è che, mentre Rifondazione sostiene un candidato alternativo, Salvatore Perugini (Margherita), a sostegno della Catizone, e grazie agli auspici dell’ex leader di Potere Operaio, ed ex assessore comunale, Franco Piperno, è nata una lista ancora una volta «di movimento». Il nome, Ciroma, è preso da una radio indipendente locale, inserita nel network di Radio Gap (quello dell’oscuramento in diretta all’interno della scuola Diaz nella notte del 21 luglio a Genova, giusto per intenderci). A Reggio Calabria, invece, il Prc ha aperto le proprie liste al «disobbediente» Danilo Barreca, che con un gruppo di giovani il 25 aprile scorso ha occupato un parco abbandonato e ne ha fatto un centro sociale.

Morale della favola: non esiste un partito dei no global, come ha male interpretato qualche quotidiano, anche perché le esperienze variano a seconda delle città e le liste «di movimento» non sempre riescono ad abbracciare la complessità di quello che viene definito il «movimento dei movimenti» (si pensi che in diversi casi associazioni come Legambiente, ad esempio, che pure è parte integrante dei Social forum, ha propri candidati in altre liste del centrosinistra). Semmai esistono, per dirla con il «disobbediente» Luca Casarini, «sperimentazioni diverse». Ed è proprio a lui che chiediamo un giudizio sul rapporto tra politica e movimenti: «Penso che nessuno, nemmeno Rifondazione, possa rappresentare il movimento dei movimenti, che deve rimanere tale. Semmai è interessante il fatto che da esso partano delle incursioni», preferibilmente sperimentando nuovi modi di fare politica dal basso. Dunque, «no al carrozzone unico» con gli altri partiti, nonostante la svolta «movimentista» del partito di Bertinotti, perché «la crisi della sinistra si supera reinventando la sinistra stessa, anche superando la forma partito» e criticando radicalmente il concetto di rappresentanza. «Abbiamo smesso di considerarci i figli piccoli di chi fa politica sul serio», insiste. Poi lancia un appello a padre Alex Zanotelli, che qualche tempo fa aveva rivolto delle critiche ai social forum italiani: «Apriamo un dibattito pubblico, incontriamoci per capire come dobbiamo funzionare. Lui ha ragione quando dice che dobbiamo dotarci di un metodo differente e avere una maggiore democrazia interna».

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QUI TREVISO

Parla Sergio Zulian: da soli e senza simboli, per l’altra Marca possibile
di A. MAS.

Sergio Zulian, portavoce del comitato M21 di Treviso per i diritti dei lavoratori migranti contro il razzismo, è candidato alla presidenza della provincia di Treviso con la lista «Un’altra Marca possibile». Contro il centrodestra ma anche contro il candidato ufficiale dell’Ulivo, il sindaco di Magnano veneto Diego Bottacin, della Margherita. «E’ una brava persona, ma è stato scelto con i meccanismi `classici’ da parte dei partiti politici», dice Zulian.

Perché, la sua candidatura come nasce?

La lista «Altra Marca» nasce da un duplice ragionamento: il primo, che Treviso è una città dove la Lega spadroneggia, il secondo che è la punta avanzata della globalizzazione, con i nostri imprenditori che fanno di Timisoara, in Romania, l’ottava provincia del Veneto, e con una grande presenza di immigrati. Noi di M21 siamo riusciti a creare ben tre centri di accoglienza per gli immigrati. Su questa spinta si innesta il vento di Genova e di Porto Alegre. Così abbiamo lanciato un appello aperto alle adesioni di chiunque, per dire che non siamo solo `contro’, ma abbiamo anche delle proposte per un altro mondo possibile. Abbiamo organizzato assemblee nei comuni e raccolto adesioni, proponendo il concetto di partecipazione piuttosto che di delega, e di rete piuttosto che di un centro. Ai partiti abbiamo chiesto di rinunciare ai simboli.

Cosa che evidentemente non è accaduta.

I Verdi hanno aderito subito, i Comunisti italiani all’inizio sembravano interessati, però poi hanno preferito appoggiare la lista dell’Ulivo. E Rifondazione ha avuto da subito un atteggiamento di chiusura, prima accusandoci di essere la longa manus del centrosinistra, con il quale saremmo andati al secondo turno, poi che era un’operazione contro di loro. Ma non hanno capito che noi ponevamo una questione di metodo e non volevamo che ognuno puntasse a curare il proprio orticello.

Voi insistete molto sul tema dell’immigrazione.

Abbiamo presentato due liste, una di candidati di movimento, l’altra di cittadini stranieri che non hanno diritto di voto. Per noi è un percorso importante di partecipazione. Non si capisce perché chiunque viva qui non possa partecipare anche alle elezioni. Insistiamo molto sul tema della cittadinanza e dei diritti per lavoratori stranieri, ma anche per tutti i lavoratori flessibili, che sono l’altra faccia del miracolo veneto. Qui non c’è un’idea di futuro, contano solo il lavoro e i soldi, gli schei. E noi vogliamo proporre un’idea forte di futuro. Abbiamo anche evitato di fare iniziative finte, come fanno gli altri partiti. Ti faccio un esempio. Il 16 aprile, giorno dello sciopero generale, abbiamo occupato un posto per dare un tetto a 20 lavoratori algerini, Ecco, questa per noi è campagna elettorale. Domani (questa mattina per chi legge, ndr) ci sarà l’udienza per la denuncia che abbiamo fatto a un consigliere comunale leghista che aveva affermato che gli immigrati sono come degli animali, e che bisognerebbe recintarli e lasciarli ammazzare tra loro. Aveva detto anche che i bambini dovrebbero vaccinarsi per via degli zingari. Ecco, noi porteremo al processo il vaccino: una suppostona contro il razzismo.

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QUI GENOVA

Parla Laura Tartarini: dal laboratorio Carlini alle liste con Rifondazione
di A. MAS.

Laura Tartarini, avvocato del Genoa legal forum per i fatti del G8 del luglio scorso, è candidata indipendente, e «disobbediente», nelle liste di Rifondazione comunista (sono in tutto otto le candidature disobbedienti nel Prc, tra il comune, le circoscrizioni e la provincia). «E’ un processo che parte dall’esperienza del laboratorio Carlini (quello della disobbedienza civile, ndr) nei giorni del G8, più che dal Genoa social forum», precisa all’inizio della conversazione.

In altre città, invece, si è preferito tentare la via delle liste civiche piuttosto che dell’accordo con il Prc.

Noi partiamo da una critica radicale al concetto di rappresentanza, e su questa individuiamo le possibilità di superamento. Su questo percorso abbiamo incontrato Rifondazione comunista, che a Genova, città operaia, è un partito pesantissimo e si è comportato, nei giorni del G8, in modo rispettoso nei confronti dei movimenti. Non abbiamo fatto una lista civica, ma il Prc presenta molti indipendenti, che formano una squadra vera e propria. Rifondazione si è avvicinata al movimento anche modificando gli assetti al suo interno, ad esempio eleggendo segretario Bruno Pastorino, che è del Social forum.

E per questo avete deciso di correre con loro.

Il laboratorio dei Disobbedienti a Genova comprende non solo centri sociali, ma anche gli Studenti in movimento e l’associazione Città aperta, che si occupa di immigrazione. La nostra è un’esperienza aperta, non limitata al Prc.

Pensa che sia riproponibile anche su scala più vasta che alle comunali?

Non lo so. Credo che la disobbedienza e le elezioni vadano calibrate sul locale. Sarebbe diverso per le politiche e per le altre elezioni, dove si può arrivare anche a un altro tipo di scelta. Quello che ci accomuna è che ci sia una sperimentazione a livello locale, perché il Prc qui a Genova non è su posizioni arroccate.

Ha pesato il G8 di luglio su questa scelta?

Sì, anche perché c’è una volontà vera di riprendersi la città. Noi non vogliamo fare i candidati del movimento, ma cercare di portare un modo di fare diverso nelle istituzioni. Non vogliamo essere una cinghia di trasmissione tra dentro e fuori né vogliamo delegare nessuno, ma cerchiamo di rappresentarci da soli.

C’è pure fra voi chi è candidato con altre liste, ad esempio con i Ds. Con quali conseguenze per il Social forum?

Qualche problema c’è, ma non lo abbiamo amplificato. Anche perché i Ds non hanno fatto alcuna riflessione dopo Genova. Prima sono stati a Porto Alegre, poi hanno invitato a Roma il presidente della Banca mondiale. Ma questo non ha causato alcuna spaccatura nel Social forum, anche perché le elezioni rappresentano per noi una carta in più da giocare e non una fonte di divisioni.