Elezioni Cantonali in Francia: un’analisi dopo il secondo turno

Articolo tratto dal sito http://pcf-paris15.over-blog.com/
Traduzione dal francese di Massimo Marcori per l’Ernesto online

I risultati del secondo turno delle elezioni cantonali di domenica 27 marzo 2011, confermano le
tendenze analizzate al termine del primo turno.
Nonostante l’improvvisa amplificazione mediatica, tra i due turni, di certi aspetti della votazione, l’astensione al 55%, è rimasta molto elevata.
Abbiamo assistito a una sconfessione dell’UMP e dell’insieme della “maggioranza presidenziale” : un terzo dei voti espressi, meno di un sesto degli elettori iscritti. La destra tuttavia resiste meglio là dove essa aveva posizioni locali da difendere, come nel Rhone, la Cote d’Or, il Sarthe, ecc.
La sinistra è vincente in voti, in numero di eletti e in consigli generali conquistati. Ma si tratta largamente di una vittoria per difetto. Essa cala in voti meno della destra ma non ottiene, col 50% dei voti espressi, neppure il voto di un elettore su quattro.

In un contesto di forte rifiuto della politica governativa, la sinistra a rimorchio del PS non porta ad una vera alternativa politica. Il livello di consenso raggiunto dalla destra, che si riflette soprattutto sul piano europeo, è ampiamente percepito. L’assenza di qualunque entusiasmo tra gli elettori è stata amplificata dal fatto che la sinistra gestiva già la maggioranza dei dipartimenti e che i nodi locali sono stati largamente nascosti.
La netta crescita del FN di Marine Le Penne è un’ulteriore conferma di questo quadro. Che non è né da drammatizzare, né da sottovalutare, ma da analizzare attentamente.
Certo, al primo turno il FN ha perso, anch’esso, dei voti in confronto al 2004, passando da 1,490 milioni a 1,380 milioni, pur salendo dal 12% al 15% dei voti espressi. Ma nel 2011, ha presentato 300 candidati in meno e le cantonali del 2004 seguivano di poco le presidenziali del 2002. Alle cantonali del 2008, il FN era crollato a 644.000 voti.
Al secondo turno, il FN non ottiene che 2 eletti in tutto il paese ma i suoi 400 candidati rimanenti superano il 35% in media e raccolgono più consensi di sempre al secondo turno. I suoi risultati crescono soprattutto, nuovamente, in settori operai. Se ciò non rappresenta un fenomeno nuovo, si deve constatare comunque che il FN è tornato al suo più alto livello, in un contesto di crisi sociale aggravata in confronto al 2002.
L’operazione di promozione del FN è proseguita tra i due turni, ad oltranza, punteggiata dalle dichiarazioni successive del nuovo ministro dell’interno Guéant sull’identità nazionale e l’immigrazione. I sostenitori del sistema spingono il FN. E’ evidente.
Essi cercano di sviare la collera popolare verso il FN, verso il suo discorso di odio e la sua demagogia sociale. E’ grave. La designazione permanente, esplicita o implicita, degli immigrati, dei “musulmani” come capri espiatori, per dividere i lavoratori, libera pericolosamente la parola d’ordine razzista.
La crescita organizzata del FN, presentato come l’avversario del “UMPS”, schiaccia il dibattito politico nella prospettiva delle elezioni del 2012. Contrastare il pericolo FN porta a rifluire verso il consenso a UMP/PS nella logica del “fronte repubblicano”. All’interno della sinistra, ciò porta a cancellare alcune divergenze fondamentali.
In questo contesto, noi comunisti, se analizziamo lucidamente, non possiamo essere soddisfatti dei risultati dei candidati del nostro partito, il PCF, nella strategia nazionale del Front de gauche.
Malgrado l’alleanza con i vecchi socialisti del PG, al primo turno, l’insieme del Front de gauche, perde 130.000 voti sui candidati PCF e apparentati del 2004 (820.000 contro 950.000) malgrado l’assenza quasi totale di candidati dell’estrema sinistra (350.000 voti nel 2004). Nel 2008, i candidati PCF e apparentati avevano ottenuto 1,15 milioni di voti e l’8,82%.
Peraltro non possiamo che manifestare soddisfazione per aver ottenuto, a conclusione del 2° turno, una dozzina di seggi in più, quasi tutti vinti sul PS. Nel Seine-Saint-Denis in particolare, malgrado il tasso di astensione record (70%), ci felicitiamo che si siano bloccate le crociate anticomuniste di Bartolone (PS) e di Vojnet (Europe- Ecologie). Tutto il lavoro militante dei compagni e delle organizzazioni del Partito per queste elezioni, che hanno condotto quasi tutta la campagna elettorale del “Front de gauche”, conterà anche per il futuro.
Di fronte ai danni della politica sarkosista, all’assenza di una vera alternativa a sinistra, al pericolo del FN, ruota di scorta del capitale, molte sfide, che intendiamo riproporre, si pongono in particolare per i comunist.
Instancabilmente, continueremo a smascherare la demagogia dell’estrema destra, la sua scelta di classe al fianco dei possidenti. Denunceremo ogni deriva, ogni compiacimento per i discorsi securitari e identitari, da qualunque parte provengano.
L’urgenza sociale, la prospettiva aperta dalle lotte, sempre più ampie in questi ultimi anni, chiamano a una rottura immediata con la politica al servizio del padronato e della finanza
Tale rottura è incompatibile con le scelte fondamentali del PS, per il Trattato di Lisbona, quelle del suo rappresentante Strauss-Kahn alla testa del FMI. L’alternativa politica non verrà da una ricostituzione della “gauche plurielle” dopo il 2012.
Nel 2011, come nel 2012, essa verrà dal movimento popolare stesso. Le forze esistono – la battaglia per le pensioni l’ha ancora dimostrato – per far regredire subito il governo.
Di fronte agli aumenti delle tariffe di gas ed elettricità, al rinnovato dibattito sul nucleare, esistono forze per conquistare la rinazionalizzazione integrale dell’EDF e di GDF. Le manifestazioni per la scuola, per la sanità pubblica si intensificano tanto la situazione è diventata insostenibile. Le forze esistono per fermare la soppressione degli impieghi, restituire alla scuola e alla sanità i fondi che competono loro. I profitti di borsa del CAC 40 si impennano mentre i salari reali calano: esistono le forze per conquistare una crescita generale dello SMIC (salari minimi) e la riattivazione di una scala mobile dei salari.
Comunisti, ecco la prospettiva di rottura che intendiamo portare nei quartieri e nelle fabbriche, nell’azione e nelle lotte quotidiane, con i lavoratori e la popolazione. I risultati delle elezioni cantonali sottolineano questa priorità.