Elezioni: anomalie, normalizzazione e una agenda autonoma per la sinistra di classe

Con i risultati delle ultime elezioni politiche, l’Italia conferma di rappresentare al tempo stesso l’anomalia e la normalizzazione. L’anomalia è la profonda spaccatura sociale prodotta dalla mobilitazione reazionaria e dal carattere eversivo del settore di borghesia rappresentato da Berlusconi. Del tutto in sintonia con quanto accaduto nel novembre del 2000 negli Stati Uniti, il blocco reazionario non intende rinunciare alla partita né rassegnarsi alle regole del gioco che ne hanno determinato una relativa sconfitta. La consapevolezza degli interessi materiali in campo, non possono lasciar sottovalutare (come sembrano irresponsabilmente fare il centro-sinistra e Ciampi) i colpi di coda del blocco reazionario consolidatosi intorno a Berlusconi.

Al tempo stesso, questa anomalia “americana” dell’Italia rispetto agli altri paesi europei, produce e convive con la normalizzazione. La pesantissima polarizzazione emersa con queste elezioni delinea un bipolarismo perfetto e blindato nel quale non vi è alcuno spazio per forze politicamente e socialmente indipendenti e nel quale si può vincere o perdere per una manciata di voti. Lo scandaloso premio di maggioranza alla Camera si ripercuote – anche se in misura minore – al Senato dove ad un maggiore numero di voti può corrispondere una minore assegnazione di seggi. Se queste elezioni fossero state tenute con il vecchio sistema maggioritario, che Prodi vuole reintrodurre, l’Unione avrebbe perso le elezioni.

Paradossalmente ma anche positivamente, lo scenario emerso dalle elezioni mostra la vulnerabilità del nuovo quadro politico. L’impossibilità di determinare una maggioranza blindata al Senato, apre lo spazio per i rappresentanti di una sinistra alternativa e di classe che non intendono legarsi mani e piedi al governo Prodi ma, al contrario, intendono impedire l’attuazione di leggi, scelte e provvedimenti che vadano in contrasto con le aspettative e gli obiettivi dei movimenti sociali che si sono battuti in questi anni di berlusconismo contro la complicità dell’Italia nella guerra, la precarietà, le privatizzazioni, il deficit democratico e le leggi d’emergenza.

Nei prossimi mesi lo spettro della minaccia Berlusconi verrà utilizzato come una clava per impedire, isolare, criminalizzare ogni dissenso dentro e intorno al governo dell’Unione. Si apre dunque una fase molto spinosa per le forze della sinistra e per i suoi soggetti politici più coerenti. Il moderatismo profondamente radicato anche nel “popolo dell’Unione”, ben visibile nelle piazze di questi giorni e nella totale assenza di “tensione” a fronte dei tentativi della destra di ribaltare i risultati, rischiano di chiudere in una camicia di forza anche le forze che in questi anni hanno dato battaglia sul piano politico, sociale e sindacale sulle vertenze più significative.

I risultati dei partiti della sinistra dell’Unione confermano una situazione che era già emersa nelle europee di due anni fa. Insieme PRC, PdCI e Verdi potrebbero rappresentare più del 10% dei voti. Se avessero agito unitariamente, il loro peso politico sarebbe oggi assai maggiore. Rifondazione – pur spostandosi a destra – è rimasta al palo alla Camera mentre ha incassato i voti dei DS al Senato. E’ la conferma che la “Bolognina” bertinottiana tesa a completare l’operazione fallita da Occhetto nel 1991, non è in grado di procurare nessuna onda lunga positiva. I Verdi si sono salvati per il rotto della cuffia e il PdCI vede ripagato il recentissimo guizzo di identità e coraggio politico. Come spenderà “la sinistra” questo patrimonio politico dentro il patto nel governo dell’Unione?

Il dibattito, la sperimentazione, l’idea stessa di una rappresentanza politica indipendente degli interessi di classe rivela così nuovamente la sua drammatica attualità. Occorre già da adesso delineare una agenda politica autonoma delle forze di classe e dei movimenti sociali che sappia essere protagonista e non subalterna, a cominciare dal ritiro dei militari dall’Iraq e dall’abrogazione delle “Leggi Trentatreu”.

Alla logica della governance non possiamo che opporre l’autonomia degli interessi di classe

12 aprile

La Rete dei comunisti