Elezioni 2010, la parola ai numeri

Come dopo ogni elezione i vari professionisti della politica si rincorrono nella valutazione dei risultati, tentando di dimostrare la bontà delle proprie tesi e il miglioramento elettorale del proprio partito rispetto alla tornata elettorale che gli risulta più comoda a tal fine. Viceversa sarebbe molto più semplice appellarsi alla forza dei numeri e trarne le dovute conseguenze politiche. Ciò è quello che tenteremo di fare qui di seguito comparando i risultati con le più recenti tornate elettorali

Tralascio la questione dell’astensionismo, vero vincitore delle elezioni e reale questione democratica emergente a cui bisognerebbe dare una risposta, rimandando all’ottimo articolo di Franco Astengo pubblicato su Aprileonline. Invece mi concentro sui risultati elettorali ottenuti dai principali partiti politici nelle ultime tre tornate elettorali (politiche 2008, europee 2009 e appunto regionali 2010) per capire i reali trend elettorali e nuovi equilibri politici al netto dell’astensionismo. Per far ciò mi avvarrò della rielaborazione dei dati forniti dal Sen. Stefano Ceccanti e dall’Istituto Cattaneo riguardanti unicamente il territorio delle 13 regioni chiamate al voto in tutti tre periodi di riferimento. Facendo ciò si avranno dati omogenei e dunque comparabili, sottolineando i mutamenti dell’atteggiamento elettorale di quasi i ¾ dell’elettorato italiano, ma non si avranno le stesse cifre di riferimento su base nazionale del passato, mancando regioni che nelle ultime tornate hanno premiato il centrodestra.

Ma andiamo a cominciare. Nelle 13 regioni in questione hanno votato quasi 22 milioni e mezzo di elettori, ossia il 26% in meno rispetto al 2008 e il 14% al 2009. Di questi il PDL si è confermato il maggior partito con circa 6.649.000 (29,6%) ma ha perso quasi 5 punti rispetto al 2009 e più di 6 al 2008. Ciò fa parlare molti di lento declino del Berlusconismo, benchè in parte compensato dall’affermazione leghista. Infatti la Lega è l’unico partito che rimane in crescita pur rimanendo ben al di sotto dei 3 milioni di voti: cresce dal 9,5% del 2008 al 11,3% del 2009, fino ad arrivare al 12,2% nelle 13 regioni chiamate alle urne. E’ da notare comunque che PDL + Lega in due anni hanno perso oltre 4 milioni di voti (2 milioni e mezzo rispetto al 2009), ovvero ben oltre alla cifra attribuibile all’astensionismo (che sono comunque voti persi) ma facendo dei leghisti quasi 1/3 dei voti complessivi della coalizione al governo e accrescendo notevolmente il suo peso coalizionale.

Ma se Berlusconi non potrebbe cantare vittoria, di certo PD + Idv non ne hanno saputo approfittare perdendo anch’esso oltre 4 milioni di voti rispetto al 2008 e “solo” oltre 1 milione e mezzo rispetto alle europee. Ma vediamo nel dettaglio. Il PD nelle ultime regionali si è fermato a 5.851.000 circa, ovvero al 26,1%, perdendo nelle stesse regioni (incluse anche le “regioni rosse”) circa mezzo punto rispetto al 2009 e ben 8 rispetto alle politiche 2008. Inoltre Idv non ha compensato nel centrosinistra il calo di consenso del PD come era avvenuto alle elezioni europee. Infatti se nel 2009 era quasi raddoppiata al 7,8% dal 4,3% del 2008, nel 2010 si è ridimensionata al 7% del consenso nelle regioni in cui si è votato, lasciando invariato il rapporto di 1/5 del peso dei dipietristi nella coalizione di opposizione.

Sorte analoga è spettata anche alle altre opposizioni in queste 13 regioni. La cosiddetta sinistra radicale, che negli ultimi 2 anni si è presentata con formazioni diversificate, è cresciuta dal 4,2% del 2008 al 7,3% del 2009, per poi calare all’attuale 6,2%. Anche l’UDC con il 5,6% ha perso più di mezzo punto rispetto alle europee, tornando quasi ai livelli del 2008, probabilmente pagando una posizionamento ondivago tra gli schieramenti e risultando spesso determinante nel centro-sud ma tendenzialmente irrilevante nel Nord sempre più marcatamente leghista. In conclusione è da notare che se nel 2008 PD + PDL rappresentavano quasi ¾ di questo elettorato, oggi raccolgono poco più della metà del consenso, indicando una crisi dell’opzione bipartitica all’italiana.

In sostanza tranne la Lega un pò tutti hanno perso consenso a beneficio di piccole liste locali e di protesta varia. Inoltre avanza la vera forza vincitrice di queste elezioni, l’astensionismo, che ha particolarmente colpito il PDL, ma non ha risparmiato gli altri. Infatti se è vero che il divario tra i due principali partiti si è attenuato, il PD non è stato in grado di invertire la tendenza continuando a perdere minimamente consenso, come hanno fatto tutte le altre forze di opposizione. In definitiva ha vinto la lega perché ha perso meno voti, mentre il centrosinistra ha perso una occasione storica per approfittare della crisi di consenso del PDL. Ciò apre una questione enorme nel campo dell’opposizione circa la sua attuale incapacità di rappresentanza sociale e di proposta politico-culturale che dovranno essere affrontate quanto prima proprio partendo da questi dati.