Ecuador: sconfitta doppia per gli Usa

Il compendio statistico della Cia illustra benissimo la situazione ecuadoriana. Verso la metà dello scorso decennio la caduta del prezzo del greggio, la principale risorsa del paese, comportò, un gravissima crisi che condusse al crollo del sistema finanziario ed all’iperinflazione. La riposta delle classi dirigenti fu di dollarizzare ufficialmente l’economia. Il piano inizialmente predisposto dal presidente Mahaud, deposto da una rivolta indigena-sindacal-militare nel 2000, venne varato dal suo vice e successore, Gustavo Noboa. Con la dollarizzazione l’economia si concentrò prevalentemesto nel settore pertrolifero e finanziario. Come insegna l’Argentina, quando paesi a moneta inflazionata si ancorano al dollaro l’inflazione si spenge prevalentemente perchè i prezzi si impennano (internazionalizzandosi) verso la parità in dollari mentre i salari vengono decurtati in quanto è il loro ammontare in dollari che precipita verso la parità in pesos. In Ecuador il processo fu molto più drastico che in Argentina tagliando la maggioranza della popolazione fuori dal mercato moderno. Secondo l’edizione 2004 del compendio della Cia (http://www.cia.gov/cia/publications/factbook/geos/ec.html) oltre il 65% della popolazione ecuadoriana si situa sotto il livello di povertà. Lucio Gutierrez, il presidente appena cacciato dal movimento popolare, vinse le elezioni presidenziali del 2002 sull’onda di un movimento sociale contro la povertà appoggiato dalle organizzazioni indigene. Nel giro di pochi mesi tuttavia non solo si adeguò alle esigenze dei gruppi petroliferi e finanziari ma si apprestava a firmare un trattato di libero scambio con gli Usa, mentre la nuova crescita dei prezzi del petrolio non si è per nulla tradotta in un miglioramento delle condizioni di vita.

La sconfitta di Gutierrez in realtà è una sconfitta degli Usa e non a caso la Cnn fa buon viso a cattivo gioco dicendo che è stato cacciato un presidente di sinistra, riferendosi alle forze che lo elessero nel 2003, che, come quelle indigene, sono le stesse che lo hanno cacciato via ora. La sconfitta di Washington assume due aspetti. Viene messa in mora la strategia di aggirare l’opposizione latino americana all’Alca, emersa, soprattutto grazie all’azione di Brasile, Venezuela e Argentina, negli ultimi due anni ai vertici di Miami e Monterrey (in Messico), firmando accordi bilaterali di libero scambio. Viene inoltre rimessa in discussione l’apertura dell’economia nazionale al circuito finanziario e delle multinazionali energetiche Usa. Ne consegue che la vicenda ecuadoriana si collega strettamente a quella della vicina Bolivia che nel biennio 2000-2002 vinse durissime lotte sociali per la rinazionalizzazione dell’acqua a detrimento degli affari della multinazionale Usa Bechtel ed indi, nel 2003, delle lotte, anch’esse vincenti, contro la vendita del gas a prezzi irrisori ad una multinazionale gringa.

Le lotte dell’America latina si caratterizzano per la loro modernità : esse non sono racchiuse in referimenti identitari, etnici o religiosi, bensì si articolano su piani nazionali, economici e di classe. Cosìquando dal Brasile ai paesi andini, contadini senza terra e popolazioni indigene lottano per i servizi sanitari lo fanno esplicitemente per ottenere servizi medici ed ospedalieri nazionali per tutti. L’America latina e i suoi popoli sono il tallone d’Achille dell’egemonia imperialista.