Economie in subbuglio

DURANTE tutta la scorsa settimana, mentre gli italiani erano occupatissimi a seguire le vicende del Festival di Sanremo, il panorama della congiuntura economica e finanziaria mondiale si Х nettamente aggravato; il mondo sta cambiando in maniera non solo profonda e radicale ma anche molto rapida. L’inventario dei cambiamenti comincia con gli ultimi sviluppi di una sorta di gigantesco braccio di ferro tra europei e nordamericani da un lato e la Cina dall’altro, in atto ormai da quasi un anno. L’economia cinese Х lanciata a una velocitЮ senza precedenti e Unione Europea e Stati Uniti vorrebbero che Pechino rivalutasse la propria moneta, per frenare una crescita delle esportazioni cinesi che penalizza in maniera sempre piЫ dura le imprese dei paesi ricchi. Il governo cinese, dal canto suo, nonostante i buoni propositi espressi all’Assemblea Nazionale del Popolo su una crescita meno rapida nel 2004 e sull’introduzione della proprietЮ privata (che, di fatto, esiste giЮ) non ne vuol sapere; per conseguenza, le esportazioni cinesi stanno continuando a sommergere tutti i mercati del mondo, con metodi talora perfettamente legali, talora invece sfacciatamente illegali, tanto da esporre prodotti italiani contraffatti a una mostra nientemeno che a Milano. Uniti sulla Cina, l’Unione Europea e gli Stati Uniti sono in durissimo disaccordo su molti altri punti. L’Unione Europea sperava che la Fed, la banca centrale americana, alzasse il costo del denaro; la Banca Centrale Europea avrebbe allora, probabilmente ridotto il costo del denaro in Europa. Di fronte a un euro con rendimenti ancora piЫ bassi e un dollaro con rendimenti in crescita, gli operatori avrebbero spostato risorse finanziarie dall’Europa all’America, provocando il sospirato ╚sgonfiamento╩ della moneta europea. La Fed, perР, non se l’Х sentita di ritoccare all’insЫ i tassi base, sia perchИ la ripresa continua a rimanere incerta e non crea posti di lavoro, sia perchИ un colpo di freno in un anno elettorale sarebbe visto come uno sgarbo al Presidente Bush.
Per conseguenza, lo ╚sgonfiamento╩ dell’euro Х durato all’incirca due giorni, poi la moneta europea si Х nuovamente rafforzata e siamo tornati al punto zero. Nel frattempo, perР, sono prossime al via le sanzioni europee contro gli Stati Uniti, legittimate da una sentenza della WTO per i sussidi, pesanti e mascherati, alle esportazioni delle grandi imprese che il governo americano elargisce da anni. In questo clima tempestoso, il Senato americano, allarmato per il mancato aumento dell’occupazione, ha approvato un progetto di legge che penalizza il cosiddetto outsourcing ossia il trasferimento all’estero (soprattutto in India e in Cina) di lavoro, specie quello impiegatizio dei ╚colletti bianchi╩, considerato, forse a torto, una delle principali cause del mancato consolidamento della ripresa americana. Ha cosЛ piantato un altro chiodo nella bara della globalizzazione. Per una settimana ce ne sarebbe giЮ abbastanza. Su questo sfondo di grandi tensioni che non riescono a scaricarsi, si sono perР delineati due fatti nuovi a carattere negativo. Il primo Х l’aggravamento della crisi venezuelana – con gli scontri cruenti tra oppositori e sostenitori del presidente Chavez – che si Х tradotto immediatamente in un sensibile aumento del prezzo del petrolio. Grazie all’euro forte, l’Europa, a differenza degli Stati Uniti, dovrebbe trovarsi un po’ al riparo essendo il prezzo del petrolio espresso in dollari; l’economia americana Х invece direttamente vulnerabile a un rincaro di questa fondamentale materia prima. Un rialzo dell’inflazione americana, trainato dall’aumento dei prezzi petroliferi, Х l’ultima cosa che tutti, americani e non, vorremmo vedere. Il secondo fatto nuovo, solo apparentemente marginale, Х lo scontro tra Fondo Monetario e Argentina; il Fondo vorrebbe dal governo di Buenos Aires maggiore disponibilitЮ verso i creditori privati (tra i quali figurano anche i piccoli risparmiatori italiani) e minaccia di congelare il pagamento della nuova rata del suo maxi-prestito all’Argentina, se questo paese non rimborserЮ, entro la scadenza di martedЛ, una rata prevista di vecchi debiti e proseguirЮ in una linea dura che rifiuta sostanzialmente il rimborso ai creditori privati, se non in proporzioni minime.
L’Argentina puР contare sull’appoggio di un buon numero di paesi emergenti, a cominciare dal Brasile del presidente Lula, stanchi del potere del Fondo Monetario, i quali reclamano maggior considerazione per i debitori internazionali e non solo per i creditori. Non Х probabilmente casuale che, proprio alla vigilia di questo durissimo confronto, il direttore del Fondo, il tedesco Horst Koehler, abbia rassegnato le dimissioni, con la giustificazione, piuttosto debole, di essere candidato alla carica di Presidente della Repubblica Tedesca, un incarico di carattere prevalentemente formale e onorifico. In realtЮ, Koehler avrebbe benissimo potuto continuare a restare nel suo ufficio di Washington e ci si puР ben domandare se non siano state proprio le difficoltЮ della situazione argentina a incoraggiarlo a lasciare. Ecco che cosa troveranno gli italiani quando si saranno ripresi da Sanremo; e sarebbe opportuno che i politici di ogni schieramento si preoccupassero meno dello ╚share╩ del Festival negli ascolti e piЫ dello ╚share╩ dell’Italia nel commercio internazionale; un’altra impresa estera, la francese Alcatel, vuol chiudere uno stabilimento in Italia per trasferirlo in Asia. Problemi di questo genere non si risolvono comparendo in televisione e cantando vecchie canzoni. [email protected]