«Economia, larghe intese»: Tabacci e Follini pontieri

Bruno Tabacci non vuole nemmeno sentir pronunciare la parola «soccorso». Ma lui, che nel centrodestra è stato il primo a criticare la propria parte politica perché oltre a non approvare l’ iniziativa di Pierluigi Bersani non lo ha addirittura incalzato a spingersi ancora oltre sulle liberalizzazioni, sa bene che il problema esiste e si porrà. E non ci gira intorno: «I problemi li conosciamo noi e li conoscono anche Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa. Si chiamano spesa previdenziale, sanità, pubblico impiego e finanza locale. E se i problemi sono questi, il governo deve affrontare i nodi politici. È in grado di affrontarli da solo, oppure, come credo, sono necessarie intese più ampie su materie condivise?» Intese più ampie. Non il soccorso nel quale probabilmente qualcuno, nel centrosinistra, si illude. Ma addirittura qualche cosa di più. L’ azione sistematica, nel Parlamento, di chi si vuole sganciare dalla logica di quello che l’ esponente dell’ Udc definisce «il bipolarismo muscolare». Che poi questo si traduca in effettivo «sostegno» al governo, sulle liberalizzazioni come sulla finanza pubblica, è tutto da vedere. Ma certamente su questo fronte, insieme a Tabacci, ci sarà anche Marco Follini. Non a caso Paolo Messa, il coordinatore di Formiche, il periodico organico alle posizioni dell’ ex segretario dell’ Udc, giudica «positivo che il Dpef voglia intervenire su previdenza, sanità, pubblico impiego ed enti locali». E si chiede: «Cosa farà il centrodestra? Si schiererà a difesa della Cgil o sosterrà, anche criticamente, la via del risanamento economico e delle riforme?». La domanda non è rivolta soltanto all’ interno dell’ Udc, ma a tutta la Casa delle libertà, dove «Formiche scommette che emerga una coalizione dei volonterosi per una linea anche collaborativa e competitiva sui contenuti». È un interrogativo posto per esempio, in previsione di una Finanziaria del rigore che farà litigare il centrosinistra, a un liberista doc come l’ ex ministro delle Difesa Antonio Martino, che sulle misure del pacchetto Bersani ha detto «potrei anche votarle». Ma anche alla sua ex collega di governo Stefania Prestigiacomo, la quale aveva persino lodato l’ offensiva del ministro dello Sviluppo economico, prendendosi, lei e Martino, i rimbrotti di Renato Brunetta. E ad altri ancora, come Benedetto Della Vedova, che a Bersani aveva dato «adesione incondizionata». Dice il radicale riformatore: «Magari il governo farà un passo avanti sulle pensioni, e due indietro sulla legge Biagi. E non sarebbe corretto per il centrodestra prendere fior da fiore. Un provvedimento così non si potrebbe certamente votare. Ma questo non vuol dire che non si possano riconoscere i provvedimenti giusti».