Ecco, l’unità dei comunisti è possibile e necessaria

Domenica 29 agosto, Bologna: chiude la Festa nazionale de l’ernesto, apertasi il 26: il grande Parco Togliatti è striato di rosso; nel tramonto le bandiere del Prc e del PdCI – assieme a quelle della Federazione della Sinistra- si incrociano e si muovono al vento in ogni angolo della Festa e assieme alle centinaia di compagni/e dei due partiti venuti da tutta Italia, assieme ai ragazzi/e dei Giovani Comunisti e della Fgci dicono chiaramente: ecco, l’unità dei comunisti – come cardine dell’unità della sinistra anticapitalista – è possibile, necessaria, anche facile a farsi. Basterebbe che i dirigenti nazionali favorissero questa volontà unitaria che è già nella coscienza dei militanti e dei quadri dei due partiti.

“ Sappiamo – dice Fabio, un giovane Prc venuto da Ancona, mentre osserva il mago spagnolo Ferrante dispensare le proprie magie tra i tavoli del ristorante – che tra noi e il PdCI esistono differenze ma sappiamo anche che prevalgono le sintonie e l’attacco del capitale è così duro che la nostra divisione è sempre più insensata; dobbiamo unire i due partiti per costruirne uno più forte, dotandolo – attraverso il conflitto sociale e la ricerca politica e teorica aperta- di un progetto anticapitalista all’altezza dei tempi, che possa fare da sintesi ed unire in modo alto la diaspora comunista italiana”.

Fosco Giannini – coordinatore nazionale de l’ernesto – ci dice: “ E’ stata una Festa di massa e siamo molto soddisfatti per lo spirito generale che ne è emerso: nella coscienza dei tantissimi che sono venuti è bandito ogni settarismo e prevale una concezione matura dell’unità, dei comunisti e della sinistra d’alternativa”.

Sono le 21.oo: presso la grande balera ballano un migliaio di cittadini e compagni; nelle due aree ristorante centinaia di compagni con le loro famiglie – come ogni sera – apprezzano i piatti, davvero speciali, preparati per questa Festa, che è stata davvero grande, popolare, vissuta. E sperimentale: per la prima volta si sono organizzati corsi dell’ “Università estiva”; giovedì 26 Alessandro Hobel, storico del movimento operaio, ha tenuto “una lezione” sulla storia del movimento comunista italiano, da Gramsci ad oggi, mettendo in evidenza le fasi finali e liquidatorie di quella storia ( da Occhetto a Bertinotti e Vendola) ma rimarcando soprattutto, per ripartire, la grande lezione comunista italiana – da Gramsci, Secchia, Longo, Togliatti – passando anche per l’esperienza comunista esterna al Pci. Venerdi 27 Fausto Sorini, Mauro Gemma e Francesco Maringiò hanno relazionato sul quadro internazionale e sullo stato delle cose relativamente ai partiti comunisti e alle forze antimperialiste e rivoluzionarie mondiali, che attraverso il loro ruolo attivo e trasformatore hanno smentito e reso risibile la profezia di Fukujama, volta a ratificare “ la fine della storia” e la vittoria eterna del capitale. Sabato 28 l’economista Domenico Moro ha messo luce – riattualizzando Marx – sulla crisi economica del capitale e domenica 29 Andrea Catone ha stregato la vasta assemblea con una lezione magistrale sull’attualità del comunismo nel XXI secolo. All’Università estiva .- è il dato significativo – hanno partecipato complessivamente 200 compagni/e, in gran parte giovani, a testimonianza del fatto che vi è – tra i militanti – una gran sete di sapere, un’ esigenza di studiare, confrontarsi, formarsi.

La questione palestinese ( con Fabio Amato, Prc, Francesco Francescaglia, PdCI, e Mila Pernice, del Forum Palestina) e la questione operaia ( con Barbieri, Prc; Pagliarini PdCI, gli operai Rsu della TyssenKrupp, dell’Eutelia, di Pomigliano d’Arco, della Napoletana Gas e con dirigenti nazionali Fiom) hanno rappresentato due punti alti del dibattito politico. Dai quadri operai presenti è partito un monito chiaro: centrale è il conflitto sociale e i comunisti, per recuperare la credibilità perduta e i legami di massa, non devono mai più imboccare la scorciatoia dei governi deboli e subordinati al capitale, ma fare propria la resistenza di Pomigliano e credere di nuovo alla lotta. Emozionanti, coinvolgenti, sono stati gli incontri con il poeta operaio Fabio Franzin e la serata di “teatro civile” di Andrea Maurizi, “Sangue dal naso”, sulle violenze di Genova.

Sui sentieri, mentre la notte scende e la Festa chiude, due giovani ricordano la lezione di Andrea Catone: “Il comunismo è una necessità sociale e storica, è la risposta più alta al rischio della catastrofe dell’umanità; il suo avvento, tuttavia, non è inevitabile. Per prepararlo bisogna resistere, lottare, essere rivoluzionari. Mettendone in campo il primo soggetto costruttore: il partito comunista”.