Ecco le forze Nato impegnate a terra

L’ambasciata del Qatar a Tripoli – mostra un video (http://www.youtube.com/user/ZZ7L?ob=5#p/a/u/0/PybQX__fLWQ) – è stata riaperta tre giorni fa da uomini armati che, entrati nell’edificio danneggiato, vi hanno subito affisso la bandiera nazionale. Viene così documentata la presenza in Libia di forze speciali qatariane. Forze speciali di Gran Bretagna, Francia e Qatar, scrive The New York Times (23 agosto), stanno fornendo appoggio tattico alle forze ribelli e consiglieri della Cia stanno aiutando il governo di Bengasi a organizzarsi. Commandos britannici e francesi, conferma un alto ufficiale della Nato, sono sul terreno con i ribelli a Tripoli. E, alla domanda se vi sono anche agenti della Cia, risponde che certamente è così.
Viene in tal modo sconfessata la Nato, che solo ieri è stata costretta ad ammettere, di fronte all’evidenza e con un «funzionario anonimo» citato dalla Cnn, che le forze militari dell’alleanza combattono sul campo a Tripoli. Perché finora aveva giurato di non avere «boots on the ground», ossia militari sul terreno in Libia. Le forze speciali britanniche – indicano le inchieste del Guardian e del Telegraph – hanno svolto un ruolo chiave nell’attacco a Tripoli. Esso è stato preparato a Bengasi dal servizio segreto britannico MI6, che ha predisposto depositi di armi e apparecchiature di comunicazione attorno alla capitale, nella quale ha infiltrato propri agenti per guidare gli attacchi aerei. L’offensiva è iniziata quando, sabato notte, Tornado Gr4 della Raf decollati dall’Italia hanno attaccato, con bombe di precisione Paveway IV, un centro di telecomunicazioni e altri obiettivi chiave nella capitale. Secondo un’inchiesta riportata da France Soir, operano in Libia almeno 500 commandos britannici, cui si aggiungono centinaia di francesi. Questi ultimi vengono trasportati in Libia dagli elicotteri della Alat (Aviation légère de l’armée de terre), imbarcati sulla nave da assalto anfibio Tonnerre.
Importante anche il ruolo che svolge in Libia il Qatar, uno dei più stretti alleati degli Usa: ha speso oltre un miliardo di dollari per potenziare la base aerea Al-Udeid secondo le esigenze del Pentagono, che se ne serve per la guerra in Afghanistan e come postazione avanzata del Comando centrale. Non stupisce quindi che Washington abbia dato a questa monarchia del Golfo l’incarico di fiducia di infiltrare in Libia commandos che, addestrati e diretti dal Pentagono, si possono meglio camuffare da ribelli libici grazie alla lingua e all’aspetto. Il Qatar ha anche il compito di rifornire i ribelli: un suo aereo è stato recentemente visto a Misurata, dove ha trasportato un grosso carico di armi. Da fonti attendibili risulta che, insieme a quelle del Qatar, operino in Libia anche forze speciali giordane e probabilmente anche di altri paesi arabi. Va ricordato che negli Emirati arabi uniti sta nascendo un esercito segreto che può essere impiegato anche in altri paesi arabi del Medio Oriente e Nordafrica (v. il manifesto del 18 maggio).
Mentre prosegue gli attacchi aerei per spianare la strada ai ribelli, la Nato conduce sul terreno una guerra segreta per assicurarsi che, nella Libia del dopo-Gheddafi, il potere reale sia nelle mani delle potenze occidentali, affiancate dalle monarchie del Golfo. In quel caso le forze speciali alzeranno la bandiera del peacekeeping e indosseranno i caschi blu.

(il manifesto, 25 agosto 2011)