Ecco il piano sicurezza: più galera, e subito

Il governo chiede tempo. Tre settimane, per la precisione, per mettere a punto il pacchetto di misure ritenute necessarie per combattere l’illegalità diffusa e la criminalità organizzata e per le quali verrano previsti finaziamenti nella prossima Finanziaria. Poi sarà il consiglio dei rninistri a decidere e, molto probabilmente, sarà battaglia. Sì perché se è vero che in teoria la linea è decisa, vale a dire mano dura contro chi mette in pericolo la percezione di sicurezza dei cittadini, sia esso un semplice lavavetri, un mendicante o un mafioso, è altrettanto vero che in pratica le cose stanno in maniera diversa e il giro di vite annunciato rischia di trasformarsi nell’ennesimo motivo di scontro all’interno dello stesso esecutivo.
Il problema non deve essere sfuggito ai rninistri che ieri si sono presentati da Prodi per discutere di sicurezza. Presenti, oltre al premier, il ministro degli Interni Giuliano Amato, della Giustizia Clemente Mastella, della Difesa Arturo Parisi e, new entry inizialmente non prevista, il ministro delle Pari opportunità Barbara Pollastrini. In discussione il pacchetto di misure utili in teoria a contrastare fenomeni come i lavavetri e i mendicanti che affollano i semafori e contro i quali si sono scagliati i sindaci di molte città del centronord, ma anche un netto giro di vite per scongiurare il pericolo delle cosiddette scarcerazioni facili. Punto questo particolarmente caro al Guardasigili tanto da averne fatto un personale cavallo di battaglia. Il problema è che il disegno di legge che il governo conta di presentare appunto tra tre settimane, periodo necessario per un confronto con la Conferenza Stato-Città, rischia di assomigliare molto a un calderone in cui, con la scusa di colpire la grande ciiminalità, si finisce col punire quasi esclusivamente le fasce più deboli della popolazione, quei mendicanti o qualle prostitute che, fastidiose quanto si vuole, altro non sono che forme di emarginazione sociale. Con la conseguenza che quando arriverà in consiglio di ministri, il provvedimento dovrà fare i conti con l’ópposione non solo dei ministri della sinistra radicale, ma anche di quelli cattolici.
I punti più a rischio – anche di incostituzionalità – riguarderebbero proprio la «questua molesta» e l’efficacia della custodia cautelare. Ieri Amato ha smentito di voler trattare la «questua molesta» al pari delle molestie, anche perché sarebbe davvero difficile poter distinguere la normale richiesta di elemosina da una più insistente e fastidiosa. Non è escluso quindi che alla fine si ripieghi su un più generale progetto contro l’accattonaggio, in modo da non rischiare di irritare troppo la componente cattolica della coalizione.
Diversa la questione sulla custodia cautelare. Dietro l’insitenza di Mastella ci sono casi come quello di Luca Delfino, protagonista dell’omicidio di Sanremo. Mastella vorrebbe evitare che gli autori di alcuni reati di diffuso allarme sociale, come la rapina o il furto, possano tornare in libertà prima del processo, ma l’idea altro non sarebbe che l’introduzione della custodia cautelare obbligatoria per una gamma di reati in teoria estendibile all’infinito, se basata su un criterio generico come quello dell’allarme sociale. Una possibilità vista come pericolosa dai ministri della sinistra radicale. Nessun problema, invece, per la richiesta avanzata nel corso del vertice dal ministro Pollastrini, che ha chiesto una corsia preferenziale per il disegno di legge sulla violenza sessuale fermo in commissione Giustizia della Camera.
Un assaggio dell’accoglienza che avrà il pacchetto sulla sicurezza lo si può intuire dalle prime reazioni alle decisioni di Palazzo Chigi: «Mi sembra un’impostazione sbaaliata – ha commentato il ministro per la Solidarietà Paolo Ferrerò, arrabbiato per non esser stato invitato al vertice – Fonometri come quello dei lavavetri vanno affrontati con l’integrazione, e poi si sceglie una gerarchia di problemi insolita: si parte dai graffitari che sarebbero più pericolosi degli speculatori». «Siamo d’accordo con l’esigenza di colpire il crimine – ha detto invece il capogruppo dei Verdi alla camera, Angelo Bonelli – ma siamo preoccupati perché non vorremmo che si commettesse l’errore di colpire gli ultimi della società confondendoli per delinquenti». Prudenza anche da parte delle Acli, che chiedono maggiore rispetto per le persone. Riferendosi proprio alla questione dei lavavetri, in un editoriale su Europa di oggi il presidente Andrea Oliviero riconosce l’esigenza del rispetto delle regole «ma – scrive – questo non può essere distinto da un analogo impegno per dare dignità alle persone, per offrire a tutti opportunità di vita dignitosa».