Ecco i centro grandi: Umberto Eco e, un pò a sorpresa, Toni Negri

ECCO I CENTO GRANDI

Le riviste “Prospect” e “Foreign policy” hanno scelto gli intellettuali più influenti del mondo

Gli italiani sono soltanto due

LONDRA
Chi sono i «mandarini» degli anni Duemila? Due autorevoli riviste che si occupano di politica, storia, filosofia, la britannica Prospect e l´americana Foreign Policy, hanno provato a rispondere compilando la lista dei «100 intellettuali più influenti del nostro tempo». Un elenco, naturalmente, soggettivo: le due testate hanno interpellato un campione di lettori, redattori, collaboratori, quindi hanno preso arbitrariamente la loro decisione. Con una serie di condizioni: che l´intellettuale sia vivente, una figura «pubblica», distintosi nel proprio campo di attività, dimostrando la capacità di comunicare le sue idee al prossimo e di influenzare il dibattito sociale. E con un criterio: evitare il «politicamente corretto».
Cioè non preoccuparsi di includere cinque cinesi, cinque giapponesi, cinque arabi, cinque africani, e così via. Sarà forse un po´ meno soggettivo, l´elenco, fra un paio di mesi: il tempo dato ai rispettivi lettori per «votare» con apposite schede, oppure con una email, i cinque «top intellectuals», le cinque teste d´uovo più importanti. Con la facoltà di sceglierne uno al di fuori dalla lista. Un gioco, immancabilmente intellettuale, ma capace di fornire qualche indicazione su dove va il pensiero del ventunesimo secolo.
I cento nomi includono papa Benedetto XVI; l´ayatollah che tiene in pugno l´Iraq, Al al-Sistani; l´accademico islamico che si è visto rifiutare un visto per gli Stati Uniti, Tariq Ramadan; il teologo svizzero Hans Kung. E ancora: due italiani, Umberto Eco e Toni Negri, il filosofo francese Jean Baudrillard, il linguista americano Noam Chomsky, gli scrittori Amos Oz (israeliano), J. M. Coetzee (sudafricano), Salman Rushdie (angloindiano), Mario Vargas Llosa (peruviano). Poi due tra i più originali commentatori della politica contemporanea, Thomas Friedman e Timothy Garton Ash. Due filosofi i cui controversi saggi hanno lasciato il segno, Francis Fukuyama (La fine della storia, sebbene poi non sia finita) e Samuel Huntington (Lo scontro tra civiltà, sebbene qualcuno auspichi piuttosto un incontro). Andiamo avanti: il politologo che ha inventato la Terza Via, Anthony Giddens, e lo storico del Secolo breve, Eric Hobsbawm. Due studiosi del Medio Oriente, dalle tesi spesso divergenti: Gilles Kepel e Bernard Lewis. Due femministe: Naomi Klein e Camille Paglia. Un economista «colomba», Jeffrey Sachs, e un «falco» dichiarato, l´ex-sottosegretario alla difesa americano, attuale presidente della Banca mondiale, Paul Wolfowitz.
E´ una lista che farà discutere, anche perché molto anglo- americana: ma l´America, sostengono Prospect e Foreign Policy, è il luogo in cui si sviluppano le idee. L´Europa, a giudicare dalla lista, appare invece in declino di intellettuali, per non parlare della Francia, che con Sartre, De Beauvoir, Aron, Camus, Barthes, Foucault aveva pressoché inventato il termine. Nell´elenco scarseggiano le donne, soltanto dieci, e i marxisti: i pochi presenti, come Hobsbawm e Chomsky, sono ultrasettuagenari. E insieme a Marx, è assente pure Freud, mentre trent´anni fa una lista del genere avrebbe compreso almeno Laing e Lacan.