Eaton di Torino, la polizia carica il picchetto degli operai

Prima hanno diviso i dipendenti in buoni e cattivi, poi hanno fatto menare quest’ultimi. Lezioni di stile dalla multinazionale americana Eaton che da ieri non ha più l’ingresso picchettato dai suoi 200 dipendenti che stanno per essere licenziati, grazie all’intervento delle forze dell’ordine le quali, a forza di manganelli e scudi anti-uomo, si sono fatte largo fra la folla e hanno permesso l’ingresso degli impiegati e degli operai che da quasi due settimane non sono entrati in servizio nella fabbrica di Rivarolo, in provincia di Torino.
Quattordici giorni fa inizia la vertenza: la multinazionale manufatturiera comunica la volontà di chiudere lo stabilimento valvole e dopo pochissimo tempo iniziano i picchetti a cui partecipano a turno praticamente tutti i 200 operai che perderebbero il posto di lavoro con questa chiusura. Le trattative non partono, i presidi restano. Mercoledì davanti ai cancelli si riunisce la commissione lavoro della provincia, alla presenza dell’assessore Cinzia Condello, seguita poi dall’assessore regionale al lavoro Angela Migliasso, poi i parlamentari e persino il vescovo di Ivrea, Arrigo Miglio. Sono tutti là per chiedere all’azienda di convocare un tavolo istituzionale, non prima comunque di ritirare i licenziamenti. Come tutta risposta la Eaton decide invece di appendere in bacheca la lista dei buoni e dei cattivi che contemporaneamente invia, come attesta l’intestazione della carta affissa in fabbrica, al tribunale di Ivrea. Fra i buoni ci sono i 150 impiegati che restano fuori, fra i cattivi ci sono i 200 in odor di licenziamento e più che mai arrabbiati davanti ai cancelli. Da quel passo all’arrivo della polizia è trascorsa solo una notte e ieri mattina i manganelli hanno avuto la meglio sulla volontà di resistere degli operai. Ci sono stati anche momenti di tensione e alla fine qualche tuta blu è finita all’ospedale per farsi medicare: «Dopo l’intervento delle forze dell’ordine – racconta Federico Bellono della Fiom di Ivrea – alcuni lavoratori sono andati al pronto soccorso di Cuorgnè per le contusioni riportate». Il tutto per far entrare una trentina di persone, fra l’altro in fila indiana, e proprio quando era finalmente stato convocato un incontro presso la Regione Piemonte, in programma questa mattina: «Siamo di fronte a una grave provocazione di stile sudamericano – ha commentato il segretario generale della Fiom, Giorgio Airaudo – Il comportamento delle multinazionali è ormai intollerabile, sfruttano il territorio e le comunità locali e poi lo abbandonano senza colpo ferire». «Solidarietà» e «ferma condanna dell’uso della forza pubblica a danno di chi si batte in difesa del posto di lavoro e di una prospettiva dignitosa per la propria vita» è stata espressa anche da un comunicato stampa a firma dei gruppi regionali e provinciali del Prc e dei parlamentari Franco Turigliatto, Marilde Provera e Daniela Alfonzi.

Oggi tutte le aziende dell’alto Canavese sciopereranno per tre ore e i lavoratori parteciperanno al presidio davanti allo stabilimento di Rivarolo. Si fermeranno anche tutte le fabbriche del gruppo.