E Tony Blair si fa votare dalla destra la riforma della scuola

Mai prima d’ora una vittoria in parlamento si era rivelata così imbarazzante per il governo di Tony Blair. Incapace di sedare una massiccia ribellione tra i suoi stessi compagni di partito, mercoledì scorso il premier britannico è riuscito a far approvare la sua riforma scolastica solo grazie all’aiuto offerto dai Conservatori dell’opposizione. Ma piuttosto che rinunciare ai suoi piani di modernizzare la scuola – da molti vista come l’ultima grande riforma della sua premiership – Blair ha preferito ingoiare il boccone amaro, e approfittare dell’appoggio dell’opposizione in una mossa di equilibrismo politico mai tentata in nove anni da primo ministro. E’ così che, solo grazie ad un’inedita quanto scomoda alleanza tra destra e sinistra, la legge ha ottenuto una prima approvazione. Fin dal momento in cui era stata presentata lo scorso autunno, la riforma scolastica aveva suscitato forti critiche da più di un centinaio di deputati Labour e dall’associazione dei presidi e degli insegnanti delle scuole secondarie. Nonostante questo, però, il premier ha insistito a volerla portare avanti, a costo di scontrarsi apertamente con una fetta del suo partito.

I capisaldi della nuova legge per gli istituti superiori si concentrano su due aspetti principali: offrire maggiore autonomia dagli enti locali alle scuole per quanto riguarda la scelta delle materie insegnate e dare la possibilità di reperire fondi privati attraverso sponsorizzazioni. Il modello di riferimento è quello delle City Academy, un tipo di scuola sponsorizzata da imprese commerciali introdotta in via sperimentale nel 2001. Nonostante il progetto di una scuola nuova sia stato ripetutamente illustrato evitando di usare parole come «privatizzazione» o «mercato», sono in molti a pensare che la riforma sia un modo per introdurre questi meccanismi nel settore scolastico.

Dopo numerose concessioni, un’intensa azione di lobby da parte di Blair, del suo probabile successore e oggi ministro delle finanze Gordon Brown e della responsabile per l’istruzione Ruth Kelly, parte dei ribelli progressisti sono stati convinti a votare a favore. In particolare, sono servite le assicurazioni del premier che la riforma non avrebbe introdotto nuovi metodi di selezione come quelli voluti in passato dal governo conservatore di Margaret Thatcher. Ma nonostante l’intensa opera di convincimento, il progetto non è riuscito a far cambiare idea ad un numero di parlamentari sufficiente perché il Labour potesse contare sulle proprie forze. Secondo alcuni dei laburisti ribelli, la proposta di Blair rimane troppo simile a quella avanzata dai conservatori che lo hanno preceduto al governo. Ironicamente, infatti, lo slogan della riforma «potere ai parenti» era già stato usato dalla lady di ferro negli anni Ottanta. Ieri, quindi, con 52 voti contrari e 24 assenti tra le fila dei suoi uomini, Blair – la cui maggioranza è stata ridotta a 66 voti dopo le ultime elezioni – non ha potuto far altro che approfittare della mano tesa dal nuovo e popolare leader dei conservatori David Cameron.

Downing Street ha tentato di ridimensionare l’importanza della ribellione dicendo che i parlamentari Labour contrari si riducevano ai soliti sospetti della sinistra estrema. Peccato che il gruppo, solitamente formato da una dozzina di deputati, questa volta sia cresciuto fino a contare 52 ribelli, che godono per di più dell’appoggio esterno degli addetti ai lavori. «Insegnare nelle aree svantaggiate diventerà più difficile», ha avvertito John Dunford, segretario generale dell’associazione dei presidi delle scuole superiori. «E la differenza fra gli studenti rischia di diventare ancora più evidente».