È sciopero generale: 25 novembre, 4 ore

Ci sono volute circa sei ore per decidere. La riunione delle segreterie unitarie di Cgil, Cisl, Uil si è interrotta più volte ieri e ad un certo punto del pomeriggio il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, ha anche lasciato la sede della Cgil dove si teneva l’incontro. La discussione è ripresa poi, poco più tardi e si è conclusa con un vertice dei tre segretari generali. Alla fine la decisione: lo sciopero generale contro la finanziaria per il 2006 si farà. La data è fissata per il 25 novembre. Saranno quattro ore di blocco di tutti i settori e le modalità saranno articolate secondo i vari territori. I tre sindacati confederali consegneranno al governo e al parlamento un documento unitario in cui ribadiscono le loro richieste che si basano essenzialmente sui problemi considerati prioritari in questo momento: l’emarginazione e la fragilità sociale, il caro vita e i prezzi, il problema del Mezzogiorno e più in generale la tutela dei redditi da lavoro e delle pensioni. La discussione si è concentrata molto proprio sui punti qualificanti della piattaforma dei tre sindacati, anche perché su alcune questioni si sono espresse valutazioni diverse. La Uil, per esempio, ha insistito molto su una proposta del segretario Angeletti: la detassazione degli aumenti salariali. Cisl e Cgil, sul tema, hanno però espresso opinioni diverse, preferendo insistere sulla restituzione del fiscal drag o comunque sulla valorizzazione dei redditi e delle pensioni molto penalizzate dalle scelte degli ultimi anni e dal concreto andamento dell’economia. Il documento di Cgil, Cisl, Uil sarà consegnato giovedì mattina alla Camera dei deputati in occasione dell’audizione dei tre segretari generali. Lo stesso testo verrà consegnato anche alla Confindustria, anche perché molti dei punti della nuova piattaforma erano anche i punti su cui Cgil, Cisl, Uil avevano concordato con il presidente degli industriali, Luca Cordero di Montezemolo.

Intanto sul fronte della finanziaria del governo e dello scontro sulla riforma del Tfr le cose continuano a complicarsi. Per quanto riguarda la riforma del Tfr che è stata stoppata da Palazzo Chigi c’è da registrare una nuova durissima presa di posizione del ministro del welfare, Roberto Maroni. Dopo l’indignazione dei giorni scorsi, ieri il ministro è tornato sull’argomento: se la riforma non sarà varata – ha detto – non avrò più nulla da fare come ministro. Una vera minaccia di dimissioni, per di più reiterata.

Nel frattempo il suo collega Tremonti sta cercando di trovare una impossibile quadratura del cerchio. Dopo le polemiche dei gestori, il governo è per esempio costretto a fare marcia indietro sulla tassa sul tubo. Si stanno studiando soluzione alternative. Regna dunque di nuovo la confusione. «E’ difficile commentare ora la finanziaria – dice infatti l’ex ministro dei governi di centrosinistra, Vincenzo Visco – l’unica cosa davvero chiara riguarda la finanza pubblica che ormai è fuori controllo». Secondo Visco il problema centrale dei prossimi mesi sarà il rischio di sforamento. Per il 2007 non si può infatti escludere che si arrivi al 6% del disavanzo. «Il tema vero, anche dello sciopero generale – dice Visco – dovrebbe essere dunque il riordino dei conti».

Sempre secondo l’esponente dei Democratici di sinistra, la finanziaria proposta dal ministro Tremonti è una vera e propria presa in giro, perché dei soldi messi sul piatto solo una parte sono «veri». Sono veri sicuramente i sei miliardi di tagli ai Comuni e agli enti locali. Sono incerti i proventi da vendita degli immobili, così come sembra ballerina la cifra relativa all’applicazione del programma di Lisbona. L’altra cosa certa, sempre secondo Visco, riguarda l’erogazione di risorse finanziarie alle imprese attraverso l’abbattimento del costo del lavoro e il finanziamento per i distretti. Tutto il resto è aleatorio, salvo appunto il rischio di perdere definitivamente il controllo del disavanzo.

Dello stesso avviso di Visco, il segretario del suo partito. Piero Fassino, intervenendo ieri a Mestre, ha parlato di un vero e proprio «imbroglio» ai danni del Parlamento. Sono quattro anni, ha detto il segretario dei Ds, che il governo ripropone carte false con tassi di crescita sovrastimati, entrate fiscali gonfiate, spese sottostimate. Anche Massimo D’Alema critica i pesanti tagli agli enti locali, mentre Montezemolo ammorbidisce il suo giudizio parlando di una «finanziaria equilibrata».