E Russo Spena (Rc) avverte: al Senato numeri «tremendi»

«Dobbiamo stare attentissimi, perché al Senato i numeri sono tremendi», ha esclamato Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rifondazione a Palazzo Madama, nel corso del vertice di ieri con Romano Prodi e il ministro dell’ Economia. «E anche alla Camera – ha incalzato il leader dei deputati dell’ Ulivo, Enrico Franceschini – non crediate che siano davvero rose e fiori». Se la riforma delle pensioni, e con essa un grosso problema politico, si allontana dalla Finanziaria verso una legge delega, il cammino della manovra 2007 resta pieno di difficoltà. Soprattutto perché ancora manca qualsiasi dettaglio sulle singole misure e i loro effetti, il che innervosisce non poco deputati e senatori della coalizione, preoccupatissimi dal percorso parlamentare della Finanziaria. Senza contare che al Prc lo stralcio delle pensioni non piace affatto perché, ha detto a Prodi lo stesso Russo Spena, «rischia di essere un boomerang. Aperto il tavolo qualcosa bisognerà fare, e noi vogliamo solo quel che c’ è nel programma, abolizione dello scalone e al massimo gli incentivi, non i disincentivi». Il maggior problema, però, resta l’ esame parlamentare, la vera ragione per cui è stato convocato il vertice di ieri. «Se al Senato l’ opposizione spara una raffica di cinquanta emendamenti su un singolo punto, possiamo reggere fino al ventesimo, al trentesimo, ma poi rischiamo di cadere» ha ricordato Anna Finocchiaro, capogruppo Ds. E se Prodi ha colto la palla al balzo per richiamare la truppa parlamentare a fare «pochi emendamenti, concordati e coperti», loro la vedono esattamente al contrario. «Dobbiamo aver condiviso quel testo fin dalla sua preparazione per poterlo difendere», ha detto Russo Spena. Memori del «pasticcio» del decreto Visco-Bersani, sul quale nessuno ha potuto metter bocca, deputati e senatori hanno chiesto di entrare direttamente nella stanza dei bottoni. La cabina di regia va bene, ma non basta. Quanto al monito di Prodi «non s’ è mai visto un emendamento scoperto passare l’ esame preventivo di ammissibilità. Né una proposta di maggioranza non concordata con l’ esecutivo», osservava dopo il vertice, un po’ spazientito, un senatore ds. Tanto più che il governo continua a fare errori madornali. Come sulla copertura del decreto per la missione in Libano. Dove c’ è scritto che le risorse, 219 milioni di euro, arriveranno «dalle maggiori entrate correlate al più favorevole andamento del gettito rispetto alle previsioni». Roba che non si vedeva da quindici anni. Roba su cui l’ opposizione è pronta ad azzannare. E che lascia molto perplesso il presidente della Commissione Bilancio, il ds Enrico Morando. «Così – dice – si comincia male. E’ una copertura molto discutibile, anche perché la Finanziaria vigente prevede che le maggiori entrate siano destinate alla riduzione del deficit o della pressione fiscale, mai a nuove spese».