E’ reato la cannabis ad uso terapeutico

«Con l’approvazione della legge Fini, il governo ha fatto una scelta forte, dando chiare indicazioni per tutelare chi è vittima della droga e soprattutto per punire con severità chi spaccia morte». Questa è una delle perle del presidente del Comitato interparlamentare contro la liberalizzazione delle droghe, Maurizio Gasparri (An) rilasciate nel suo tour elettorale in Calabria. Vale la pena sottolineare un paradosso e smascherare ipocrisie: in materia di droghe si legifera per tutelare la salute dei cittadini ma si proibiscono cure a chi della marjiuana fa uso terapeutico sino a punire quest’ultimi penalmente.
Come nel caso di Fabrizio, poco più che trentenne. A Chieti è stato condannato, in primo grado, ad otto mesi di carcere per aver coltivato sette piantine di marijuana sul terrazzino di casa. Lo ha fatto con naturalezza, senza nascondere niente a nessuno: erano lì visibili a tutti, anche alle forze dell’ordine che nel luglio 2002 hanno sequestrato “l’erba proibita”. A distanza di anni, nel recente febbraio 2006, è stata svolta la perizia sul materiale oggetto di sequestro che ha rilevato l’assenza di Thc. D’altronde l’incaricata all’esame aveva ben spiegato al giudice Spinelli, l’inutilità a procedere dato che le piante erano già in avanzato stato di decomposizione. Ma si è condannati per reato di pericolo astratto, prescindendo dal fatto che in concreto quelle piante non abbiano componenti droganti. Fabrizio aveva presentato documenti medici in cui si attestavano problemi muscolari ed ossei, e forme d’allergia a molti di quei farmaci che invece sono necessari per la sua salute. Nella sua deposizione con fermezza aveva ribadito l’uso strettamente personale nonchè la garanzia di un prodotto farmacologicamente attivo ed efficace per la sua terapia. Tutto ignorato. La condanna è arrivata ugualmente, puntuale, in un clima repressivo che avvolge il paese in materia di droghe.

Dopo l’approvazione, a colpi di fiducia, della legge Fini-Giovanardi si aspetta di sapere quali sono le soglie delle sostanze stupefacenti in uso, presenti nelle tabelle che andranno a differenziare lo spaccio dall’uso personale. Le tabelle sono belle e pronte: gli 11 esperti incaricati dal governo di stipularle, tossicologi e medici legali in quota An, hanno superato frettolosamente le loro divergenze per regalare, con un documento votato all’unanimità, altri numeri da dare, in chiusura di campagna elettorale, al premier e ministro della salute ad interim, Silvio Berlusconi. La tabelle sono già nelle mani del sottosegretario alla salute Cesare Cursi e saranno rese pubbliche in mattinata dal ministro dei rapporti col Parlamento Carlo Giovanardi che si è detto «molto soddisfatto del lavoro della commissione» anche perché, spiega, è stato «complicato: una certa dose potrebbe corrispondere ad uno spinello, ma anche a due, a seconda di chi la fuma». Già, ma anche qui ci sono riserve: e la qualità non conta? Ad esser pignoli, tabelle quantitative non danno risposte qualitative.

Intanto Fabrizio, insegnante di pianoforte, aspetta la motivazione della sua condanna e quindi il grado di appello successivo.

Ma sono milioni i consumatori che aspettano la cancellazione di queste norme e la depenalizzazione di tutte le condotte legate al consumo come la possibilità di autocoltivazione della cannabis anche a fini terapeutici. E a questi i candidati nelle liste del partito del Prc e vari rappresentanti della società civile dicono, lanciando l’appello “Cancelliamo la legge Fini sulle droghe e la persecuzioni contro i consumatori”, che è «arrivato il momento di rilanciare una politica alternativa sulle droghe che traduca in sintesi il contrasto alle narcomafie con il rispetto dei diritti sociali e delle libertà individuali, partendo dal potenziamento della rete del servizio pubblico basandosi sul presupposto fondamentale della libertà di scelta terapeutica e dall’esigibilità del diritto alla cura».