E ora una conferenza sulla Palestina

Euforia della diplomazia italiana. Non aveva detto Massimo D’Alema che «l’Italia c’è» lì dove si prendono le decisioni e si studiano le soluzioni?
Si sprecano i commenti frettolosi: vince il multilateralismo, torna il ruolo dell’Europa. Un fatto solo appare certo. Il risultato deriva dal ruolo dell’Italia nella guerra in Libano, ma quelle intenzioni politiche restano sospese e incerte. Schierare i caschi blu italiani è stato infatti argomentato da Prodi come primo passo per affrontare la questione di tutte le questioni mediorientali: la Palestina. E per il ministro degli esteri D’Alema l’interposizione libanese doveva essere ripetuta nei Territori occupati. Dal cessate il fuoco in Libano sono passati quasi due mesi, ma a Gaza e in Cisgiordania è sempre guerra. A Gaza sotto assedio negli ultimi quattro mesi sono stati uccisi dai raid israeliani 316 civili palestinesi (tanti bambini e donne che non fanno notizia), con in più avvisaglie sanguinose di guerra intestina. Dal «ritiro unilaterale» di Sharon si è passati al «nessun ritiro» di Olmert che, come ieri sera, promette di essere «pronto alla pace con Palestina, Libano e Siria» e nello stesso tempo annuncia la «rioccupazione di Gaza». Le condizioni d’Israele – che nei fatti non riconosce la possibilità di uno stato palestinese – sono sempre quelle: il governo di Hamas, democraticamente eletto a gennaio, è «fuorilegge perché non riconosce Israele» – lo ha fatto indirettamente riconoscendo il piano di pace dei «prigionieri politici», ma a quanto pare non basta. Ora Olmert chiede il rilascio del soldato israeliano sequestrato e subito un incontro con Abu Mazen, che però lo rifiuta perché anche lui vuole il rilascio dei tanti prigionieri palestinesi.
Siamo sull’abisso: la Palestina già in rovina può diventare un nuovo sud-Libano con Hamas – che si è voluto a tutti i costi accomunare ad Hezbollah – pronto a combattere. La nuova possibilità data all’Italia nel Consiglio di sicurezza Onu va subito messa alla prova della Palestina. Non bastano più le belle parole sui «due stati» senza la garanzia della continuità territoriale dello stato palestinese tagliato dal Muro e dagli insediamenti. Ora l’Italia deve proporre una nuova sede negoziale, una Madrid 2, per il ritiro di Israele da tutti i territori occupati in Medio Oriente, Golan siriano compreso. Un vertice capace di superare il limite della «road map» imposta dagli Stati uniti e che non ha portato da nessuna parte. Da questo dipende se l’Italia c’è o no – e se c’è l’Europa. La Palestina aspetta.