È obbligo scolastico solo se si abrogano le leggi Moratti

Senza dubbio è importante che in una legge sia affermato l’obbligo scolastico fino a sedici anni. Ma proprio per questo, è necessario che tale affermazione sia definita in termini chiari e coerenti. E’ necessario ricordare quello che abbiamo ripetutamente affermato con riferimento al principio del diritto-dovere introdotto dalla Moratti per l’obbligo scolastico fino ai 18 anni. Da parte di tutti, compresa l’attuale maggioranza, fu giustamente osservato che il diritto-dovere della Moratti si contrapponeva non solo terminologicamente, ma anche e soprattutto nei suoi presupposti e nella sua finalità, all’obbligo scolastico previsto nell’art. 34 della Costituzione.
L’obbligo scolastico si fonda sull’esigenza di uno stato democratico di realizzare un livello di istruzione minima uguale per tutti che possa garantire un’effettiva partecipazione alla vita del paese. «Il problema della democrazia» scriveva Calamandrei nel 1946, «si pone prima di tutto come un problema di istruzione (…)è perciò evidente che non si ha vera democrazia là dove l’accesso non è garantito in misura pari a tutti i cittadini». Con l’obbligo scolastico si vuole creare una condizione minima di uguaglianza, almeno nell’acquisizione del sapere ed è funzionale al pieno esercizio del diritto di cittadinanza.
Il diritto-dovere introdotto dalla Moratti, in coerenza con l’insieme della sua riforma, attribuisce invece una prevalenza più che allo sviluppo della democrazia all’interesse individuale, che può essere differenziato in base alle diverse esigenze, appartenenze, possibilità economiche, ecc.. Coerentemente con tale impostazione la scuola della Moratti, già dall’infanzia, valorizza le differenze fino a prevedere a quattordici anni una netta separazione tra istruzione scolastica e istruzione e formazione professionale.
Si tratta quindi di due idee di scuola con finalità e ordinamenti diversi che non consentono commistioni: la Moratti ha proposto una scuola volta a riprodurre i diversi ruoli sociali, l’obbligo scolastico presuppone invece un ordinamento tendente a produrre uguaglianza e quindi a garantire pari opportunità.
Esso non può quindi convivere con il sistema delle leggi Moratti poiché, per essere effettivamente tale, presuppone un sistema scolastico fortemente unitario ed egualitario.
E’ possibile introdurlo fino a sedici anni senza nel contempo abrogare le Leggi Moratti? La finanziaria ci prova, ma è molto probabile che questa volta la politica del «cacciavite», ideata dal Ministro Fioroni, giri a vuoto. Anzitutto si deve rilevare che la bozza della Finanziaria prevede un obbligo sui generis; infatti non solo si mantengono in vita i «percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale», previsti dalla Moratti d’intesa con le regioni, ma si prevede a regime che strutture formative, non meglio definite, concorrano a svolgere percorsi e progetti idonei all’assolvimento dell’obbligo scolastico.
Un sistema «duale» camuffato? Pare proprio di sì; in ogni caso è fuor di dubbio che con tali percorsi (che sono altra cosa da opportuni interventi di sostegno) si introduce nella scuola una distinzione tra i ragazzi, che prefigura successivi percorsi scolastici e formativi diversi; non pare quindi un modello coerente con la natura e le finalità dell’obbligo scolastico sopra descritte.
Ma ciò che desta ulteriori e forti perplessità è il contesto normativo e ordinamentale in cui si inserirebbe l’obbligo scolastico previsto in finanziaria. Il decreto Moratti della scuola per l’infanzia, primaria e media rimane in vigore compreso il modello familistico (basato sulle sole opzioni individualistiche della famiglia ) e coerente con il principio del diritto-dovere; anche quello della scuola secondaria superiore e sull’istruzione e formazione professionale rimane in vigore, pur se la sua concreta applicazione è stata differita al 2008/2009.
Tali decreti non possono essere infatti modificati con il «cacciavite» e quindi, finché non saranno abrogati, l’obbligo scolastico previsto in finanziaria sarà svuotato di ogni contenuto innovativo perché assorbito dal contesto normativo che altro non è se non quello della legge del precedente governo.La proroga dei termini per intervenire sui decreti Moratti, approvata con la legge n.228/06 (cioè, per essere chiari, la proroga della legge Moratti) non può essere utilmente impiegata; qualsiasi modifica di quei decreti che non sia introdotta con una legge, può essere consentita solo nell’ambito delle finalità della riforma del precedente ministro dell’istruzione; per introdurre l’obbligo scolastico, con l’implicita abrogazione del decreto sul diritto-dovere, è stato previsto un intervento legislativo (dilatando la funzione della legge Finanziaria), ma per inserire effettivamente l’obbligo scolastico fino ai sedici anni occorre una legge (e non un decreto) che abroghi i decreti e le leggi Moratti.
La previsione dell’obbligo scolastico fino a sedici anni, previsto nel programma dell’Unione, è già una mediazione rispetto alla giusta richiesta dell’obbligo fino a 18 anni; si è detto che tutti dobbiamo impegnarci a mantenere ferma questa mediazione senza fughe in avanti, ma anche senza fughe all’indietro. Non è possibile che alcuni esponenti della maggioranza impongano un’ulteriore mediazione sulla mediazione, cerchiamo di rispettare tutti il programma dell’Unione e aboliamo ogni riferimento a percorsi di istruzione e formazione professionali che vanificano un effettivo obbligo scolastico e nel contempo, per una necessaria chiarezza e coerenza, eliminiamo le leggi Moratti che sono espressione di una scuola classista.
E’ venuto il momento di mettere da parte «il cacciavite» e avviare un processo riformatore coerente nel rispetto, quanto meno, del programma dell’Unione.