E le scuole private fanno fare brutta figura all’Italia

Anche quest’anno i dati dell’annuale ricerca Pisa dell’Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo(Ocse), boccia le scuole italiane. Scarsa preparazione dei nostri studenti, costi troppo alti, carenze molto gravi soprattutto in matematica, per non parlare della differenza che permane tra i figli delle famiglie ricche e quelli delle famiglie povere. Insomma la solita storia. Ma andando a spulciare il voluminoso rapporto dell’Ocse emerge un elemento che andrebbe tenuto a mente: i risultati dei «nostri ragazzi» vengono abbassati dalla performance degli studenti delle scuole private. Chi frequenta le scuole pubbliche, invece, riceve punteggi sostanzialmente in linea con la media dei paesi selezionati (32 in tutto, dagli Stati uniti, al Giappone, alla Tunisia).
Per gli addetti ai lavori non è una novità, già nel 2002 il libro di Emma Nardi («Come leggono i quindicenni») metteva in evidenza questa caratteristica quasi esclusivamente italiana. Ma i dati Pisa (acronimo dall’inglese per «programma per la valutazione internazionale degli studenti») sono numerosi e articolati, e soprattutto in continua elaborazione. Dalle tabelle ora è possibile osservare la comparazione di tutti i paesi che partecipano alla ricerca anche suddividendo i risultati tra scuole pubbliche e private. I risultati si riferiscono al 2003, e occorre premettere che l’indice di significatività risulta meno attendibile per le scuole private. E ecco qualche esempio, partendo dalla materia più ostica per gli studenti italiani: la matematica. Il punteggio medio raggiunto dalla scuola pubblica è di 467, mentre la media dei paesi Ocse è 482, cioè quindici punti in meno. Grave, certo. Ma il risultato raggiunto dagli studenti delle scuole private è peggiore: la media Ocse è 520, quella italiana 441. Dunque settantanove punti in meno. Gravissimo. E il trend rimane stabile per tutti gli altri aspetti analizzati dai ricercatori Pisa. Un altro esempio, la lettura: 476 è il punteggio raggiunto dagli studenti delle scuole pubbliche, che sono «sotto» rispetto alla media dei colleghi Ocse di sei punti. Ma gli studenti delle scuole private, con un punteggio di 469, totalizzano 44 punti in meno della media estera (513). Negli altri paesi, è quasi sempre il contrario. Evidente la differenza nei sistemi scolastici anglosassoni. Ma è lo stesso anche in Spagna, dove gli studenti della scuola pubblica, ad esempio in matematica, raggiungono 472 punti, quelli delle provate 507. Dunque, la scuola pubblica italiana continua ad offrire un servizio di qualità superiore a quello delle private, nonostante i finanziamenti pubblici continuino, in proporzione, a premiare le private. «Davvero non si capisce – osserva Bruno Moretto di Scuola e Costituzione, organizzazione da sempre critica verso la legge di parità – perché mai lo Stato decida di penalizzare il sistema scolastico che offre i risultati migliori, visto che si vogliono razionalizzare i finanziamenti secondo un criterio di efficienza». E sui risultati rivelati dalla ricerca Pisa aggiunge: «Si può notare che la maggiore differenza nei risultati fra pubblico e privato si ha fra gli alunni dei licei, cioè delle scuole frequentate dai ceti più abbienti».