E l’Africa vince la sfida

Una decina di fusti di palma piantati di fronte allo stadio Modibo Keita e un autobus che è partito idealmente alla volta di Nairobi, dove tra un anno si terrà il Forum sociale mondiale (Fsm) 2007. Con una cerimonia sobria rivolta al futuro si sono chiusi ieri ufficialmente a Bamako i lavori della tappa africana del Fsm 2006. Nonostante le numerose falle dell’apparato logistico e organizzativo, i membri del coordinamento hanno l’aria soddisfatta e, nel corso di un affollato incontro all’interno dello stadio, hanno tirato le somme di questi cinque giorni di Forum: circa 15mila partecipanti, uno sforzo economico imponente per un paese povero come il Mali (900 milioni di Franchi Cfa – 1,5 milioni di euro), seicento seminari e workshops, decine di assemblee plenarie, migliaia di incontri informali tra movimenti locali; libri interi di proposte per il futuro. «Bamako era un test per Nairobi 2007», ha detto Mamadou Goita, uno dei coordinatori del Fsm. «Abbiamo fatto errori, ma la prova è stata superata».

Composito ed eterogeneo, ancora poco integrato al suo interno ma molto aperto al confronto e alla discussione, il movimento africano si è mostrato per la prima volta sulla scena mondiale, nonostante il black out decretato dai grandi media internazionali. Nel corso dei giorni e degli incontri, i partecipanti europei (per la maggioranza francesi e italiani) si sono progressivamente ritirati, lasciando spazio ai veri protagonisti di questo Forum: le organizzazioni e i gruppi africani, che hanno stretto contatti e alleanze per il futuro, che si sono lasciati con la promessa di lavorare insieme e si sono dati appuntamento a Nairobi per l’anno prossimo.

Al di là delle grandi assemblee, il Forum si è svolto soprattutto nei piccoli spazi, nelle sedi dei workshop, sotto le capanne di paglia dell’ippodromo, tra le stanze un po’ anguste del Palazzo della cultura: molto più affollati e meno ingessati di quelli più ufficiali, questi incontri minori hanno costituito il sale di questa cinque-giorni maliana. Qui si sono viste le reti di Ong per i diritti umani dell’Africa dell’ovest Auodaghos e Guamina, che coordinano insieme a Terres des hommes oltre cento organizzazioni del Mali, Burkina faso e Togo – e che hanno gioito per la firma da parte dei loro rispettivi governi di un accordo transnazionale contro il traffico di esseri umani. Qui si sono ritrovati i migranti sub-sahariani espulsi dall’Europa o dal Maghreb – che domenica hanno tentato invano di raggiungere in corteo l’ambasciata di Francia per chiedere di essere riammessi sul territorio di Schengen. Qui si sono riuniti i lavoratori delle miniere d’oro del Mali, in sciopero contro l’annunciata privatizzazione.

Qui, ancora, per un’intera giornata centinaia di donne hanno animato – sotto la direzione di un giudice d’eccezione, l’ex ministra della cultura del Mali Aminata Traoré – un vero e proprio processo pubblico contro le « perversioni della globalizzazione ». Accanto una all’altra, le donne ogoni della regione del Delta del Niger, le sahrawi del Fronte Polisario, le ciadiane che vivono nelle zone petrolifere al confine con il Camerun hanno raccontato le sofferenze subite dalle loro rispettive comunità e lamentato la scarsa partecipazione delle donne ai meccanismi decisionali. «Putroppo incontriamo raramente donne nelle posizioni dirigenti nella vita pubblica, in politica, in economia», ha detto la guineana Bengali Fédé Koné, dell’Association pour la promotion des filles. La parabola della liberiana Ellen Johnson-Sirleaf, primo presidente donna eletto sul continente africano, è stata indicata tra gli applausi come un esempio che non rimarrà isolato.

Mentre la capitale maliana si comincia a svuotare e le grandi vedette del movimento alter-mondialista mondiale sono già partite alla volta di Caracas, i contadini, gli insegnanti, i sindacalisti africani che hanno vivacizzato l’incontro di Bamako stanno tornando alle proprie occupazioni. Con la speranza che il seme gettato nell’assolata capitale maliana riesca a germogliare e a mostrare già i suoi primi frutti nel gennaio 2007 in Kenya.